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    Reggio: l’ordine dei farmacisti rinnova il consiglio direttivo

    farmacia.jpgda www.sanitacalabria.itI Farmacisti della Provincia di Reggio Calabria sono stati chiamati a rinnovare i membri del Consiglio Direttivo dell’Ordine professionale da sabato 17 fino alle 13 di oggi, lunedì 19.

    Nove membri del consiglio direttivo, tre revisori dei conti più un supplente che rimarranno in carica nel corso del triennio 2009-2011. 

    Bassa l’affluenza alle urne: su 781 aventi diritto al voto solo 280 sono risultati i votanti.

    Farmacisti in cerca di nuove soluzioni nell’intento di raggiungere la piena occupazione degli iscritti all’ordine professionale sia in considerazione del crescente numero di laureati che alla luce delle nuove opportunità di inserimento lavorativo introdotte con la stagione delle “liberalizzazioni”.

    “Basterebbe che i titolari di farmacia facessero uno sforzo in più…” – bisbiglia qualcuno nel corso dello scrutinio – riproponendo sostanzialmente la solita questione di un teorico (anche pratico!) conflitto di interessi tra farmacisti e titolari di farmacia.

    Proprio al Presidente dell’Ordine Provinciale dei Farmacisti spetta il delicato compito di contemperare gli equilibri in gioco, farsi promotore delle istanze da sottoporre all’attenzione delle Istituzioni e matenere con tutti un clima di confronto. Anche con Federfarma che riunisce i titolari di farmacia.

    Nel panorama nazionale è Reggio Calabria una delle poche realtà dove il consiglio direttivo dell’ordine non è composto prevalentemente da titolari e questo rappresenta sicuramente una nota di merito.

    Ma una categoria che vuole pienamente fare valere i propri diritti deve conoscere le proprie responsabilità ed assolvere fino in fondo i propri doveri. La scarsa affluenza alle urne è dunque un segnale negativo che da un lato dimostra uno scarso attaccamento, dall’altro potrebbe essere interpretato come un segnale di scarsa fiducia degli iscritti nei confronti dell’ordine professionale che – in assenza di un sindacato obbligatorio – dovrebbe rappresentare la categoria anche nelle vertenze lavorative.

    Il “nuovo” Consiglio Direttivo è una squadra pressoché invariata (si registra l’ingresso di Domenico Scerra) che confermerà il Presidente uscente Raffaele Manferoce.

    Questi i nomi dei membri del nuovo direttivo:

    Antonio Caracciolo
    Domenico Catalano
    Giuseppina De Marzo
    Paolo Infortuna
    Maria C. Lanzetta
    Demetrio Lo Giudice
    Raffaele Manferoce
    Domenico Scerra (1960)

    Abbiamo intervistato il Presidente uscente, Raffaele Manferoce.

    Presidente squadra che vince non si cambia. Ma se il direttivo è ormai collaudato come farà a garantire innovazione e cambiamenti e non deludere le aspettative?
    La continuità di un consiglio direttivo, non solamente fisica, comporta sicuramente la creazione di un equilibrio è chiaro, però, che gli innesti non si manifestano esclusivamente attraverso la rappresentanza. E’ nostro compito cercare di captare nuove energie per uno slancio diverso e rinnovato dell’intera categoria. E’ in quest’ottica che va visto il rilancio dell’azione del direttivo. Poi ci sono momenti in cui i cambiamenti sono più tumultuosi…”

    Dopo tanti anni di contrasti sembra che oggi ci sia una nuova sintonìa con i vertici dell’ASP e forse le lungaggini nei pagamenti saranno un brutto ricordo…
    “Ci auguriamo che le questioni da affrontare non si riducano solamente a beghe di carattere economico. Noi siamo dei professionisti importanti nell’ambio complessivo del servizio sanitario nazionale. L’auspicio è quello di vedere la nostra funzione interpretata non come quella di meri fornitori, ma di erogatori di servizi al cittadino.”

    Una provocazione. Presidente del Consiglio dell’Ordine e titolare di farmacia esiste un conflitto di interessi?
    “Il rapporto con le associazioni di categoria si irrobustisce sia per quanto riguarda l’aspetto professionale che sindacale. Dà la possibilità di essere più visibili.
    Non parlerei di conflitto. A volte il patto sindacale può urtare la suscettibilità di qualcuno. Ma vanno ridotti i motivi di contrasto tra due realtà che possono tranquillamente convivere e farlo bene.

    Una pianta organica ferma al 1970, è vero? Non sarà ora di ridisegnarla?
    Certamente sì e siamo pronti a supportare un’azione il cui impulso risiede negli apparati politico-amministrativi. Ma non solo questo. Con una distribuzione dell’assistenza farmaceutica più aderente alla realtà il territorio potrebbe sfruttare questa occasione per valorizzare aspetti urbanistici non secondari. Mi riferisco ai quartieri periferici, dove la presenza di una farmacia rappresenta un imput per la revisione del tessuto urbanistico.

    E poi aumenterebbero i livelli occupazionali…

    “Ovviamente.”

    Perché un problema occupazionale è concreto, esiste. Non è così?

    “Non ha dimensioni colossali, ma esiste. Le possibilità di migliorare la situazione risiedono in un miglioramento complessivo del servizio farmaceutico che passa anche dalle questioni già accennate.”

    Capitolo liberalizzazioni
    “Non siamo contrari. La legge bersani scaturì dalle pressioni dell’Unione Europea. Ma l’interpretazione in salsa italiana ha istituito qualcosa come le parafarmacie non sono né carne né pesce, sono nel guado. Non credo però in una liberalizzazione selvaggia che provocherebbe l’introduzione di grossi capitali, anche stranieri, che stringerebbero nell’angolo le farmacie ed i farmacisti…

    Cosa si aspetta per il futuro?

    “Mi aspetto una forte attenzione da parte delle istituzioni e noi saremo all’altezza del nostro compito. Ci faremo sentire per spingere verso la massima valorizzazione della professione e di chi la esercita.

    Però i farmacisti che sono venuti a votare erano pochini…

    “E’ vero. Putroppo veniamo fuori da un periodo particolare durante il quale, forse, sono mancate delle risposte ampiamente condivise o positive a diverse questioni. Questo ha provocato qualche spaccatura e molti hanno pensato che fosse meglio darsi al “ciascun per sé…”

    E’ un’autocritica la sua?

    “La prenda come un’autocritica. Negli anni passati l’affluenza era maggiore, qualcosa vorrà dire…

    Cosa?

    “Che nell’affrontare le nuove questioni punterò ad un maggiore coinvolgimento di quella parte di colleghi che si sentono lontani dall’Ordine.

    Buon lavoro!
    “Grazie.”