
”E’ un risultato molto importante, ma e’ solo la punta dell’iceberg. Tradizionalmente, Roma e non solo, da molti anni e’ teatro dell’azione delle cosche calabresi sotto due punti di vista. Da un lato, per le attivita’ delittuose e il traffico di stupefacenti con parte della cocaina diretta al mercato della capitale.
Dall’altro, per le attivita’ di reinvestimento di enormi guadagni dei traffici di droga in operazioni finanziarie e immobiliari”. In un’intervista all’ADNKRONOS, il procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, spiega l’importanza dell’arresto di ieri a Roma del boss dell”ndrangheta Candeloro Parrello, considerato dagli investigatori il referente della omonima cosca di Palmi per il traffico mondiale di droga, in collegamento anche con i cartelli colombiani. La cattura, ad opera dei carabinieri del Ros di Reggio e Roma, da mesi sulle tracce del superlatitante, e’ il risultato di un’indagine condotta dalla Dda reggina, che ha scoperto il ruolo di vertice assunto da Parrello all’interno di una struttura radicata nella capitale e in grado di controllare il movimento di grossi quantitativi di droga tra il Sud America e l’Europa, attraverso l’Africa, reinvestendo i proventi in ulteriori attivita’ di narcotraffico o in operazioni immobiliari. ”L’indagine -dice il procuratore Pignatone- durava da qualche mese e nelle ultime settimane si erano fatti progressi significativi. Da Roma Parrello manteneva i contatti con la sua cosca di origine. Abbiamo trovato di recente le tracce di questi contatti e di un suo ruolo attivo negli equilibri mafiosi della piana di Gioia Tauro. Questo ha consentito ai Ros di individuarlo e catturarlo”. Il magistrato e’ soddisfatto del lavoro svolto fin qui contro l”ndrangheta, ma avverte: ”L’azione repressiva non basta”. Da qui l’invito senza fare polemiche, ad avere piu’ consapevolezza dell’entita’ del problema fuori dalla Calabria attraverso un coinvolgimento di tutta la societa”’. Nato nel 1949, Pignatone e’ in magistratura dal 1974 e ha svolto funzioni di pretore a Caltanissetta, sua citta’ natale e di pm a Palermo, dedicandosi anche alla Direzione distrettuale antimafia. Nel 1977 e’ stato trasferito nel capoluogo siciliano. A lungo braccio destro del procuratore Piero Grasso, e’ arrivato alla Procura antimafia di Reggio Calabria nell’aprile del 2008. ”In Calabria e in particolare nella provincia di Reggio -assicura il procuratore capo- gli organi dello Stato stanno producendo grossi sforzi e hanno raggiunto notevoli risultati in poco tempo con la cattura di numerosi latitanti e con il sequestro di beni dall’importo molto elevato. Naturalmente l’azione repressiva non basta. Ci vuole la consapevolezza al di fuori della Calabria dell’entita’ del problema e serve in Calabria una reazione di tutta la societa”’. ”In questo senso -osserva Pignatone- sono significative alcune denunce di vittime dell’estorsione che si sono registrate in varie citta’ calabresi e per la prima volta a Reggio, citta’ cui e’ seguito dopo pochi giorni l’arresto dell’estortore”. Pignatone fornisce alcuni dettagli sull’operazione che ha portato all’arresto del boss calabrese: ”Voglio precisare che il processo per cui era latitante Parrello e’ stato istruito dall’Autorita’ giudiziaria di Roma. E’ caratteristica dell”ndrangheta operare in tutto il mondo. Rappresenta l’interlocutore privilegiato di tutti i grandi trafficanti sudamericani e colombiani in particolare”. Parrello era ricercato, spiega il magistrato, anche per ”una condanna a 18 anni di reclusione per traffico internazionale di droga inflittagli dalla Corte d’Appello di Roma al termine dell’inchiesta dei Ros denominata Ibisco. Dalle indagini era emerso il ruolo di vertice di Parrello all’interno di una struttura radicata a Roma e in grado di movimentare grossi quantitativi di droga tra il Sud America e l’Europa attraverso l’Africa e il Marocco in particolare. L’organizzazione poteva contare anche su contatti in Spagna”. (Adnkronos)




