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L’On.Tripodi:piano anticrisi classista

28 Gennaio 2009
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo

Un piano anticrisi classista indirizzato tutto a favore delle imprese del Nord e delle banche e che non dà il minimo aiuto alle fasce più deboli, ai territori più penalizzati come il mezzogiorno e la Calabria e a un Paese sempre più in difficoltà. Non per niente il piano approvato ieri al Senato, ricorrendo al voto di fiducia come già successo alla Camera per evitare sgradite sorprese con buona pace di chi è ancora convinto che il Parlamento serva a qualcosa, per ammissione delle stesso Governo non basta ad arginare la crisi tante che già si parla di nuovi provvedimenti per coprire l’inefficacia  di quello appena approvato. Una crisi non solo economica ma anche politica e sociale, a causa dell’azione miope e penalizzante dell’esecutivo Berlusconi. Di sicuro c’è che i 5 miliardi di Berlusconi sono veramente pochi se raffrontati agli oltre 60 miliardi stanziati in Germania dalla Merkel, ai 38 miliardi della Spagna, ai 26 della Francia ed ai 23 della Gran Bretagna. Domande d’obbligo: possibile che gli altri Paesi siano così malmessi? O siamo così malmessi noi che dobbiamo accontentarci di spendere solo questa elemosina? Il Paese è sempre più diviso in due. Da una parte il centro Nord e dall’altra un Mezzogiorno sempre più abbandonato a se stesso, duramente penalizzato dalle scelte di Berlusconi, Tremonti, della Lega Nord e dei loro colpevoli alleati. Un’azione che dovrebbe non solo indignare ma anche far ribellare l’intera classe politica meridionale. Come si può, infatti, parlare di coesione, di sviluppo e riequilibrio economico per il Mezzogiorno se si continua  in una situazione contingente così particolarmente difficile a sottrarre le risorse appositamente dedicate, individuano nella rimodulazione dei Fondi per le aree sotto utilizzate e nella destinazione delle sue risorse, lo strumento finanziario per far fronte alle emergenze complessive. C’è da chiedersi dove sono finiti i nostri rappresentanti in Parlamento, colpevoli complici di questo centrodestra o in colpevole silenzio dai banchi dell’opposizione ogni qualvolta si consumano scippi a danno dell’intero Sud e della Calabria in particolare, esclusa anche dalla normativa che consente alle imprese delle regioni economicamente più deboli il diritto agli incentivi per le l’assunzione di lavoratrici donne con contratti di inserimento. La verità e che si continua a togliere ai poveri per dare ai ricchi attraverso un pacchetto anticrisi incredibilmente squilibrato da scelte penalizzanti, dannose e vergognose anche dal punto di vista sociale. Si vuole far passare il risanamento del paese attraverso il sacrificio delle regioni del Mezzogiorno, bloccando gli aiuti e gli investimenti produttivi e per le infrastrutture al Sud come mai è successo nella storia della nostra Repubblica. Le responsabilità dell’attuale governo Berlusconi sono enormi. Un’arroganza mai vista su cui tutti noi cittadini meridionali e calabresi dobbiamo alzare la testa, levare forte la nostra voce perché così non si va da nessuna parte. I risultati di questa azione di governo per l’economia del Mezzogiorno già fortemente in difficoltà saranno devastanti e contro questo stato di cose serve una forte mobilitazione. Non possiamo più assistere dal davanzale della finestra a un Paese che si sta spaccando pericolosamente in due, tra regioni ricche e regioni povere. Come calabresi e cittadini meridionali, come forze politiche, sociali ed economiche del Sud, abbiamo il dovere di far cambiare rotta ad un governo che vuole letteralmente cancellare dalla cartina geografica dello sviluppo l’intero Mezzogiorno. Contro questo ennesimo attacco agli interessi del sud serve una forte mobilitazione di massa capace di coinvolgere tutti i cittadini e tutte le fasce deboli, partendo dai lavoratori e dalle tante famiglie che si stanno sempre più indebitando e non sanno più a che santo rivolgersi per arrivare alla fine del mese. Come Comunisti Italiani siamo sempre stati e saremo a fianco alle fasce più deboli pronti a scendere in piazza e a rivendicare quelli che sono diritti sacrosanti in un vero stato di democrazia messo ormai a serio rischio dal Governo Berlusconi. 

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