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    Locri: le parole di Mons. Morosini nella seconda domenica di Avvento

    di Elia Fiorenza – Locri: Monsignor Morosini interviene per la seconda domenica di Avvento

    «La II domenica d’Avvento ci presenta la figura di Giovanni Battista che nel deserto preparava l’inizio della predicazione di Gesù. Il messaggio che ci dona la liturgia nella figura del Battista è chiaro: la nostra attesa del Signore non ci fa rivivere l’attesa della nascita storica, ma quella dell’inizio della sua missione, dicendoci così come indirizzare il nostro spirito alla celebrazione del Natale: la novità di ogni Natale non consiste nell’immaginare la nascita storica di Gesù, quasi non fosse mai nato, ma in una rinnovata nostra adesione a lui e al suo messaggio». Ad affermarlo in occasione della seconda domenica di Avvento è stato Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, vescovo di Locri – Gerace il quale ha inoltre detto che: «Nel deserto Giovanni, con la sua predicazione e soprattutto con la testimonianza della sua vita au-stera, sottolinea l’importanza del deserto per conoscere Dio e la sua strada e per decidersi a seguirla; si raggiunge così la comunione con lui e la vera dignità dell’uomo: obiettivi che poi si traducono in un impegno di vita per costruire relazioni umane più amorevoli e trasformare il mondo in un’abita-zione felice».

    Il Presule chiedendo di contestualizzare nella nostra vita il messaggio del deserto ha spiegato che è necessario di «trovare la capacità di rientrare in noi stessi e di metterci in discussione. Il pericolo che ci lasciamo distrarre da tante cose, che possono condizionarci nelle scelte di vita, è reale; rischiamo di essere come una barca alla deriva, che segue il corso della corrente. Noi, invece, dobbiamo afferrare la vita e guidarla verso gli obiettivi che garan-tiscono il nostro bene. Dobbiamo essere noi a governare gli avvenimenti con i valori che professia-mo e non permettere che siano essi a decidere il corso della nostra vita. Fare deserto significa allora riconquistare una dimensione di libertà, che ci consente il confronto con Dio, con noi stessi e con le cose che ci circondano, per poi decidere quale indirizzo dare alla nostra vita». «L’esempio di coloro che scelgono il deserto reale e la solitudine, come ha fatto il Battista, – ha continuato monsignor Morosini – ci deve spingere a vivere il deserto almeno come valore. Durante questo Avvento spegnere per un po’ di tempo la televisione può essere per noi un modo come fare deserto. La televisione, e in genere tutti i mass-media, sono un segno forte del condizio-namento al quale siamo sottoposti quotidianamente. I messaggi pubblicitari invadono il nostro ani-mo e creano bisogni fittizi per soddisfare i quali spessissimo impieghiamo energie economiche e morali, che potremmo spendere diversamente: per esempio, nella comunione familiare e nella soli-darietà con i più bisognosi. Essi poi ci offrono una visione di vita non sempre consona al Vangelo, attraverso sceneggiati e dibattiti, costruiti volutamente per attaccare la visione cristiana della vita. Se non siamo vigilanti, tali messaggi ci possono suggestionare a tal punto da finire anche noi ad es-serne contagiati».

    Per il Vescovo di Locri «Il Battista esalta il deserto e invita alla conversione  del cuore sollecitando i suoi ascoltatori a sotto-porsi al rito del battesimo, che diventava così segno dell’inizio di una vita nuova. Anche Gesù si sottopose a questo rito, vivendo così un altro momento importante della sua incarnazione: chieden-do di farsi battezzare, accetta l’identificazione con i peccatori e annuncia così, come il Battista, l’urgenza della conversione per aderire a lui e mettersi alla sua sequela. Presso un lago, inoltre, egli inizia la sua predicazione richiamando ancora una volta l’urgenza della conversione come condizio-ne per attuare il regno di Dio annunciato: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Il nostro battesimo ci ha resi capaci di conversione. Durante l’Avvento la Chiesa, proponendo alla nostra attenzione la figura e la missione del Battista, ci invita a ripensare la qualità della nostra con-versione e dedizione a Gesù. Attendere il Signore deve significare ripensare in che modo noi oggi abbiamo aderito a lui». «La speranza caratterizza questo tempo liturgico; essa, però, non è attesa inerte del dono di Dio, ma dice sempre relazione al nostro lavoro. Il bene che speriamo per noi stessi e per il mondo, – ha concluso monsignor Giuseppe Fiorini Morosini –  non pio-verà dal cielo come manna. Il regno di Dio è legato indissolubilmente alla conversione del cuore dell’uomo. Se vogliamo vivere veramente l’Avvento, come tempo di attesa e speranza, preludio di un Natale celebrato con verità come incontro con Cristo, dobbiamo chiederci: Gesù è veramente il nostro Sal-vatore? Siamo veramente in cammino verso di lui? Ci stiamo sforzando di convertirci a lui, di mo-dellare la nostra vita sulla sua? La nostra attesa e la nostra speranza sono vere e non fittizie se noi rinnoviamo la nostra volontà di convertirci a lui. La conversione del cuore è il primo passo del credente. Da questa conversione na-sce il rinnovamento del mondo: siamo persuasi di ciò?».