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    Reggio: Marcianò (Fi) su carcere Arghillà

    “Sul nuovo carcere di Arghillà l’attenzione del Governo Berlusconi c’è ma per realizzarlo occorre superare i problemi di natura tecnico-burocratica”. E’ quanto afferma in una nota Michele Marcianò, capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale. “La sua costruzione – dichiara ancora Marcianò – è legata all’espletamento di passaggi importanti che non riguardano l’aspetto economico-finanziario. Le risorse per l’opera ci sono. Si tratta di un finanziamento ad hoc, destinato appunto all’Istituto di Pena reggino dal Ministero delle Infrastrutture. Lo stesso sottosegretario Mantovano lo ha dichiarato recentemente, confermando come il Governo abbia a cuore il problema. E allora perché non procedere con l’iter burocratico che prevede, innanzitutto, la convocazione, da parte del Ministro alla Giustizia Alfano del Comitato Paritetico per l’Edilizia Penitenziaria? Si tratta di un passaggio fondamentale per poter indire la gara d’appalto. Non si può attendere più di tanto. La realizzazione della struttura è divenuto un caso nazionale. Dieci anni di attesa sono troppi e adesso che il Governo ha confermato la sua intenzione, con i fatti, cioè con la destinazione di risorse adeguate per il suo completamento, non possiamo rimanere fermi per la mancata convocazione del Comitato Paritetico. L’opera – prosegue il capogruppo di Forza Italia a Palazzo San Giorgio – si inserisce nel piano di sviluppo della città portato avanti dall’Amministrazione Comunale e la sua mancata costruzione crea problemi sul piano occupazionale e anche alle famiglie dei reclusi che sono costrette a girovagare per le carceri italiane per poter incontrare i loro congiunti. Non vorremmo davvero che restasse una delle tante opere incompiute di questo territorio, specie adesso che c’è la ferma volontà del Governo di procedere alla sua definitiva realizzazione per via di un finanziamento già stanziato al quale non sarà possibile accedere senza il necessario parere del Comitato Paritetico per l’Edilizia Penitenziaria. Non è proprio il caso quindi di strumentalizzare la vicenda – conclude Michele Marcianò – ma semmai offrirne un contributo fattivo e propositivo perché si individuino i problemi che vanno risolti. E in questo caso davvero ci vuole poco per far ripartire, finalmente, una macchina che è rimasta ferma per troppo tempo”.(Roto San Giorgio)