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    Reggio: al Cilea di scena la "Turandot"

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    di Grazia Candido –
    Il teatro “Cilea” si prepara ad ospitare la “Turandot”, una delle opere liriche più importanti del compositore italiano Giacomo Puccini. Saranno l’orchestra e il coro lirico “Francesco Cilea” insieme all’interprete Giovanna Cassola e al regista

    Mario De Carlo, a regalare al pubblico reggino, la profonda drammaticità, il tenero lirismo e la vivace orchestrazione di una delle opere più belle del compositore di Lucca. Reggio Calabria, quindi, il prossimo 5 e 7 Dicembre, rivivrà la splendida sinfonia della “Turandot”, densa di esotismo che rievoca il mondo brutale dell’antica corte imperiale cinese in cui l’opera è ambientata. E questa mattina gli artisti, il regista De Carlo e la consulente per la lirica Serenella Fraschini, hanno incontrato gli studenti del Conservatorio “Cilea” diretto dal professore Nino Sorgonà, per parlare e confrontarsi su uno dei maggiori protagonisti dell’arte lirica del XIX secolo, Giacomo Puccini, apprezzato in tutto il mondo per i suoi capolavori, tra questi “La Bohème”, “Tosca” e “Madama Butterfly”.

    In particolar modo, gli organizzatori delle due serate reggine, si sono soffermati sull’opera più “esotica” della produzione  pucciniana, la Turandot, lasciata incompiuta alla morte del compositore avvenuta nel 1924 e, completata da Franco Alfano, fu rappresentata per la prima volta nel 1926.

    “Le opere di Puccini – esordisce il regista De Carlo – coniugano l’eredità lirica di Giuseppe Verdi con l’impatto emotivo del verismo, avvolgendo il tutto in una sontuosa cornice orchestrale. Il carattere composito dei riferimenti stilistici fu una caratteristica di tutte le opere di Puccini ma anche l’ampiezza dei suoi interessi, gli permise nel corso degli anni, di compiere una reale evoluzione, sostenuta da solide conoscenze tecniche e stimolata da una viva attenzione per le novità che attraversavano il mondo musicale a cavallo tra i due secoli”.

    Probabilmente tutto questo unito alla passione dell’artista presente in ogni sua opera, è stato l’elemento principale del successo del compositore che “è riuscito sempre ad ammaliare i giovani musicisti, protagonisti e coinvolti in questa lirica dove mostreranno il proprio talento e le loro conoscenze” – aggiunge De Carlo.

    “Non ho un canovaccio ben definito – conclude il regista – introdurrò la Turandot leggendo semplicemente l’opera e poi, mi avvarrò del contributo dei giovani preparati e particolarmente sensibili alla musicalità della lirica, per tirar fuori tutto quello che nello scritto non c’è”.

    “La Turandot così come la Bohème, la Tosca e la stessa Madama Butterfly, ormai inserite nel repertorio moderno, sono accomunate da una sontuosa orchestrazione, da sostenute melodie vocali e da un ritmo misurato, il cui effetto combinato produce un grande impatto emotivo sul pubblico. Le ultime opere di Puccini – afferma la Fraschini – risentirono dell’influsso di Claude Debussy e Modest Musorgskij, e la modernità del suo linguaggio musicale che coinvolge giovani e adulti, traspare in maniera evidente attraverso il frequente ricorso ad accordi dissonanti e complessi”.

    È precisamente questo amalgama fra tradizione e modernità, a conferire a Puccini una statura particolare. Aperto alle novità musicali del Novecento, egli s’impossessò infatti, di alcune innovazioni per reinserirle in opere che restavano tuttavia fedeli alla concezione romantica del melodramma e a quelle che egli aveva definito come le “insuperabili leggi della natura dell’orecchio”.