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    La politica affossa l'aeroporto. Altro che galera, bisognerebbe mandarli a scuola!

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    di Giusva Branca
    – Che tristezza dire “lo avevamo detto”. Che meschine soddisfazioni ci regala il clima di questo territorio, miseramente sprofondato agli inferi a

    causa di cialtronerie ed omissioni crepuscolari, per colpa di giochi di pseudo-potere da basso impero. 
    Tutti sulla pelle della gente. Tutti, regolarmente, posti in essere confondendo ad arte il fine (il benessere collettivo) con lo strumento (approntare rimedi, fare scelte funzionali all’obiettivo).
    Lo avevamo detto pochi giorni addietro: il “Tito Minniti”, minato alle fondamenta da scelte miopi e di cortissimo respiro, tirato giù dalle sabbie mobili di una politica che non ha più senso di esistere, almeno secondo la sua accezione classica, riceve il colpo di grazia da Alitalia-Cai che, con la benedizione di una crisi epocale, è “obbligata” a fare scelte che comportino lacrime, sudore e sangue.
    Il fatto è che, però, le scelte le fanno loro, mentre lacrime, sudore e sangue sono tutti per la gente normale, quella che vorrebbe solo, nel 2008, potersi spostare dal cul de sac in cui la natura ha sistemato questa disgraziata terra.
    Come preannunciato – ancora – i voli da e per Reggio, già scarsi, sono stati tagliati in maniera consistente. Con la compagnia di bandiera (chiamatela come volete) non si vola più la mattina presto per Roma (primo volo ore 11) e non si vola più in assoluto per Milano tranne un inutile e provvisorio volo in partenza alle 12.40! 
    Per fortuna resistono i vettori – peraltro non portati a Reggio da Sogas, ma dall’Amministrazione comunale – Myair (su Bergamo) e Airmalta (su Fiumicino).
    Ma fino a quando?
    Stando così le cose, nel Paese e nel mondo, adesso, in questa fase storica si potrà fare ben poco per uno scalo depauperato di risorse, ambizioni e potenzialità nei decenni da quella politica fatta, prima che da inetti, da incapaci, guidati da cupidigia pari solo all’ignoranza più crassa che anima ogni loro respiro.
    E, come diceva Stevenson, a proposito dell’inettitudine etico-politico-morale degli amministratori pubblici, “io non vorrei vederli in galera, vorrei mandarli a scuola!”
    Il che, per molti di loro, rappresenterebbe una sofferenza molto meno accettabile della gabbia.