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    Gioia Tauro: lettera aperta dei dipendenti Serport

    Di seguito la lettera aperta dei dipendenti della Serport di Gioia Tauro

    ALLA CORTESE ATTENZIONE DI:

     

    PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
    Pres. Giorgio Napolitano

     

    PRESIDENTE DEL SENATO
    Sen. Renato Schifani

     

    PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
    On. Gianfranco Fini

     

    PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
    Pres. Silvio Berlusconi

     

    MINISTERO INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

    On. Altero Matteoli

     

    MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO

    On. Claudio Scajola

     

    DIP. PER LO SVILUPPO DELLE ECONOMIE TERRITORIALI  OSSERVATORIO PER LA PICCOLA E MEDIA IMPRESA
    Dott. Andrea Paci

     

    PREFETTO DI REGGIO CALABRIA
    Dott. Francesco Antonio Musolino

     

    PRESIDENTE REGIONE CALABRIA
    On. Agazio Loiero

     

    PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA
    Avv. Giuseppe Morabito

     

    ASSESSORATO AI TRASPORTI
    On. Demetrio Naccari Carlizzi

     

    COMUNE DI SAN FERDINANDO

     

    COMUNE DI GIOIA TAURO

     

    COMUNE DI ROSARNO

     

    SEGRETERIA NAZIONALE PD

     

    SEGRETERIA NAZIONALE UDC

    SEGRETERIA NAZIONALE ITALIA DEI VALORI

    AUTORITA’ PORTUALE GIOIA TAURO
    Pres. Giovanni Grimaldi

     

    CONTSHIP ITALIA SPA

    A.D. Cecilia Eckelmann Battistello

     

    MEDCENTER CONTAINER TERMINAL SPA

    A.D. Vincenzo Iacono

    ORGANI DI STAMPA

     

    ORGANIZZAZIONI SINDACALI

     


    IL PORTO DI GIOIA TAURO VISTO DA CHI GLI AFFARI NON LI FA

    MA LI FA FARE AGLI ALTRI

    “Ci rendiamo conto che quanto scritto è troppo lungo e rischia di essere cestinato prima che si arrivi in fondo alla lettura. Vi preghiamo, non lo fate; è troppo difficile trovare uno slogan che sintetizzi lo stato d’animo di chi scrive.”

     

    Due mesi o poco più sono trascorsi dal momento in cui il Terminalista del porto di Gioia Tauro ha deciso di ridisegnare la mappa del traffico commerciale di navi container spostando, come si fa su una scacchiera di dama, (con la differenza che qui non di gioco ma di sopravvivenza di centinaia di persone si tratta) buona parte dei vettori di navi container dal porto di Gioia Tauro a quello di Cagliari (porti gestiti entrambi dallo stesso terminalista ossia il gruppo CSA ).In quei giorni  tale manovra veniva giustificata chiaramente in termini di scelte strategiche di natura economica e commerciale: “Il terminalista del porto di Gioia Tauro accontentava i suoi clienti e partners più esigenti, i colossi del mare MSC e MSK, dirottando le superstiti compagnie di navigazione scalanti il porto di Gioia Tauro sul porto di Cagliari”. Questa versione era contrastata in parte da voci di corridoio che parlavano di cassaintegrati nel terminal di Cagliari a cui il gruppo CSA doveva pensare e di una possibile perdita della concessione del porto di Cagliari da parte di CSA se lo stesso fosse rimasto ancora senza lavoro. (Ma questo cosa significa? Che un posto di lavoro nella regione Sardegna ha più valore di un posto di lavoro nella regione Calabria? I sardi valgono di più agli occhi dei loro amministratori di quanto valgano i calabresi agli occhi dei loro?). In quei giorni altre voci ancora sussurravano della mancata concessione ad MSC della banchina disponibile nel porto da parte di MCT…della serie meglio avere MSC come cliente che come concorrente. Altre voci ancora indicavano la volontà precisa di Grand Alliance stessa di spostarsi da Gioia Tauro, volontà ai nostri occhi poco comprensibile considerato che la Sardegna è un’isola, quindi priva di quell’entroterra che consente uno smistamento veloce della merce via strada e via intermodale come di fatto avveniva a Gioia Tauro. E in quei giorni ancora si sentiva dire: “questi sono giochi ad alti livelli, questa è la politica dei grandi numeri, questa è la globalizzazione”, termine diventato ormai di uso comune ad indicare che cosa? Non si sa bene. Forse il progresso di pochi e regresso di molti?

    Mentre agosto volgeva al termine ciò che stava accadendo nel porto di Gioia Tauro sembrava un film già visto agli occhi di molti (ma forse allora non erano abbastanza). A distanza di due mesi, quando ormai i risultati e le conseguenze di quanto successo sono sotto gli occhi assolutamente indifferenti di tutti gli addetti ai lavori e non, dei piccoli numeri rispetto ai colossi sopra citati vorrebbero far sentire la loro grande voce a chi ha voglia di ascoltarli e a chi ha anche il dovere di farlo.

    Chi siamo noi? Siamo le vittime indirette dei giochi di potere precedentemente descritti. Siamo lavoratori e abbiamo investito ben tredici anni di fatica e sacrifici in un progetto in cui abbiamo creduto insieme ai nostri datori di lavoro, imprenditori locali schiacciati dalla politica dei grandi numeri. Siamo i DIPENDENTI della prima agenzia marittima operante nel porto di Gioia Tauro “Serport Gioia Tauro Srl” dal momento in cui la prima nave ha sbarcato il primo container nel piazzale del porto. Questa immagine è ancora presente nella mente di molti che all’epoca osavano, seppur scetticamente, sperare che qualcosa finalmente stesse cambiando nell’immobilismo economico e lavorativo a cui purtroppo la nostra terra ci ha abituati da sempre.

    Ebbene si! Abbiamo cominciato a sognare e a credere ad una enorme possibilità di sviluppo che veniva data alla nostra Calabria e ad una provincia, quella di Reggio Calabria, per troppo tempo bistrattata e dimenticata. Un grande investitore, Angelo Ravano, maestro nel settore dello shipping, sbarcava in Calabria e scommetteva sulla riuscita di un’impresa che all’epoca, forse, sembrava titanica: far vivere il Porto di Gioia Tauro, strappandolo al degrado e alla ruggine che decenni di inutilizzazione avevano impresso a questo enorme bacino rimasto fino ad allora inesorabilmente vuoto. Era il lontano 1995. I nostri sogni all’epoca non erano differenti da quelli di tanti giovani calabresi come noi assunti dal terminalista MCT nel corso di questi anni. Giovani strappati anch’essi all’enorme serbatoio di disoccupazione calabrese. La nostra ritenevamo fosse però una sfida più ardita. Noi, al contrario di loro, non avevamo alle spalle i colossi mondiali del settore ma degli imprenditori calabresi, provenienti da realtà distinte del settore marittimo della regione, che finalmente avevano la possibilità di uscire dall’ambito locale e dimostrare a livello internazionale il loro valore professionale, grazie all’inaspettata apertura di questa enorme finestra sul Mediterraneo che improvvisamente si collegava commercialmente al resto del mondo. Il loro valore professionale questi imprenditori lo hanno dimostrato. NOI lo abbiamo dimostrato insieme a loro.

    Abbiamo TUTTI lavorato bene in questi anni! Siamo certi che il lavoro perso per strada (e gli addetti ai lavori sanno di cosa stiamo parlando) non sia andato perso per nostri demeriti ma in parte per leggi di mercato e in gran parte per quei giochi di potere al di sopra delle nostre teste che si sono ripetuti nel corso di tutti questi anni.

    Il sogno a poco a poco però comincia a ridimensionarsi, pian piano ci rendiamo tutti conto che il grande sviluppo atteso, il porto alla Calabria non lo ha portato. L’impressione che diventa con il tempo sempre più una realtà è che MCT sia l’unica vera isola felice nel porto di Gioia Tauro. Il terminal è totalmente chiuso in se stesso, rimane a sé stante rispetto al territorio circostante. Il terminalista fa bene il suo lavoro ma tutt’intorno esiste solo il vuoto o quasi. Demeriti degli enti locali e non? Degli imprenditori? Del terminalista che pensa solo ed esclusivamente al raggiungimento dei propri obiettivi con il silenzio assenso di chi al territorio dovrebbe pensare? Colpa della atavica mentalità calabrese che non riesce a tenere il passo con realtà a cui non è abituata? Di tutto un po’……Ma quelli che hanno voglia di lavorare, lasciamoli lavorare. Se le scelte e la politica commerciale di chi gestisce il porto e lo gestirà per i prossimi 37 anni tolgono inesorabilmente ossigeno ai pochi imprenditori locali che danno lavoro in quest’area depressa, e nel porto dei record di movimentazione, dei grandi obiettivi raggiunti, c’è chi ancora perde il proprio posto di lavoro e non perché lo svolge male ….…forse sarebbe il caso che tutto questo portasse tutti a riflettere, anche quelli che oggi non si sentono coinvolti. ATTENZIONE! Potreste esserlo in un futuro prossimo. Infatti, due mesi fa si parlava di una crisi che avrebbe colpito solamente l’indotto del porto, indotto che comunque esprime PROFESSIONALITA’ differenti da quelle espresse dal terminalista ma altrettanto importanti e che oggi rischiano di scomparire. Oggi le dimensioni della crisi sono di ben altra portata. I posti di lavoro persi sono 450 circa come denunciato dalle organizzazioni sindacali con lettera ad Agazio Loiero nell’articolo pubblicato su “Il Quotidiano della Calabria” del 5 novembre 2008. Anche la “grande” MCT non risulta più essere l’isola felice precedentemente descritta.

    La domanda che poniamo è la seguente: Qual’ è la nostra colpa? Quella di avere tentato e creduto di poter emergere e crearci uno spazio vitale nella nostra terra? Quella di avere realtà gestite totalmente da calabresi e create per dare lavoro ad altri calabresi? Noi non rappresentiamo i grandi numeri. Siamo le formiche laboriose del settore, siamo quella voce onesta di una Calabria che per l’ennesima volta rischia di rimanere afona. Vorremmo chiedere a chi ci rappresenta localmente e a livello nazionale se contestualmente alla mafia in Calabria si combatte, anche semplicemente con l’indifferenza, chi con tutte le proprie forze, i propri investimenti personali (studio, cultura, formazione) alla mafia e ad un certo tipo di mentalità mafiosa si oppone con forza. E la mentalità mafiosa in Calabria non è solo quella della “ndrangheta”,………….

    Vorremmo chiedere anche se un italiano nato in Calabria, nel 2008 è ancora costretto ad emigrare per poter sopravvivere. Vorremmo chiedere se per essere presi in considerazione da qualcuno in Italia un lavoratore debba come minimo lavorare per FIAT o ALITALIA. E se così fosse, vorremmo sapere come mai ogni mese vengono detratti dalla nostra busta paga gli stessi soldi che vengono detratti ai lavoratori italiani che godono di diritti e di quell’attenzione di cui i dipendenti di piccole ditte private non godono.

    La cosa certa, aldilà di tutte le chiacchiere fatte in questi due lunghi e sofferti mesi, è che noi oggi siamo sul punto di perdere il nostro posto di lavoro. Delle strategie commerciali dell’uno o dell’altro, degli errori commessi, dello scarica barile tipico di queste situazioni a noi poco importa. Per noi la posta in gioco è troppo alta. Tredici anni fa noi abbiamo raccolto una sfida, l’abbiamo affrontata con coraggio, determinazione, molto sacrificio e professionalità acquisita nel tempo. Non accettiamo che quanto ottenuto venga spazzato via in un attimo. Vogliamo che qualcuno, politici o presunti tali, sindaci, prefetti e chiunque di competenza, raccolga la nostra provocazione e ci dia delle risposte concrete. Questo appello è rivolto anche a Lei, gentile Sig.ra Battistello, che di sfide professionali ne ha affrontate tante nel corso della sua vita. Confrontarsi con noi forse sarebbe la sfida meno economicamente e commercialmente conveniente ma non per questo meno degna di attenzione. Le sue decisioni e quelle del gruppo che rappresenta aleggiano sulle nostre teste come una spada di Damocle perennemente minacciosa. Siamo stati capaci nel corso di questi anni di confrontarci professionalmente parlando con grandi compagnie di navigazione, case di spedizione a livello internazionale e lo abbiamo fatto in modo egregio, reggeremmo il confronto anche con Lei.

    Quest’ultima è una evidente provocazione, fatta con il rammarico e la consapevolezza di essere una goccia in mezzo al mare. Quanto scritto evidenzia, se vogliamo, un modo un po’ troppo “romantico” di vedere le cose della vita reale che poco si sposa con le esigenze dettate dal Dio denaro in questo mondo moderno in cui vige la legge del profitto e in nome del quale ci si può anche concedere il lusso di trascurare le pesanti conseguenze derivanti dalla perdita di un posto di lavoro. A questo proposito vorremmo chiederLe: “quanto pesa nelle sue decisioni un posto di lavoro?”

    Sappiamo perfettamente che in qualità di presidente di un’azienda privata quanto da noi scritto non è di sua competenza; sappiamo anche che l’eventuale lettura di queste righe potrebbe provocare il velato sorriso di chi pensa che non sia qui a fare beneficenza.

    Ma a questo punto il nostro grido si rivolge soprattutto verso chi dovrebbe tutelare il territorio. Gli enti preposti al controllo e alla promozione dell’area portuale, quale per esempio l’Autorità Portuale di Gioia Tauro che non riesce a portare avanti un tavolo di discussione con tutte le parti in causa per affrontare in modo fattivo e produttivo l’attuale condizione di esubero di personale dell’area stessa. Scopriamo inoltre, si, signori, scopriamo, perché, vedete, gli umili lavoratori molto spesso sono fuori dal giro dell’informazione perché troppo occupati nella gestione delle piccole beghe giornaliere per avere il tempo da dedicare all’informazione…scopriamo, dicevamo, che esiste un Dipartimento per lo sviluppo delle Economie Territoriali il cui capo attuale è il dott. Alessandro Di Loreto, lo stesso illustre personaggio che si occupò dell’inchiesta internazionale per la riconversione d’uso del Porto di Gioia Tauro svolta nel 1983-84 presso la cassa per il Mezzogiorno, i cui risultati, individuavano per il porto un ruolo di grande centro mediterraneo di transhipment per container. Il Dipartimento, leggiamo nel sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dovrebbe “seguire la dinamica delle economie locali al fine di procedere ad un sistematico monitoraggio delle situazioni e delle loro criticità ed elabora iniziative volte ad accelerarne i processi economici di sviluppo”. Il Dipartimento si compone di due Uffici e al suo interno opera l’Osservatorio per la piccola e media impresa ed il Comitato per il coordinamento per le iniziative per l’occupazione. Leggiamo che “L’Osservatorio per la piccola e media impresa ha come compito primario quello di approfondire la conoscenza del tessuto imprenditoriale italiano al fine di contribuire ad individuare politiche capaci di rimuovere i vincoli allo sviluppo delle imprese e di promuovere l’imprenditorialità. Il suo presidente è il prof. Andrea Paci al quale ci rivolgiamo chiedendo attenzione e approfondito monitoraggio della situazione di crisi venutasi a creare nel porto di Gioia Tauro e nel suo indotto per le situazioni precedentemente descritte. Le piccole e medie imprese dell’indotto dell’area portuale di Gioia Tauro soffrono o per meglio dire soccombono per una crisi subita per giochi strategici e politici di cui qualcuno DEVE rendere conto.

    Ebbene qualcuno deve darci delle risposte!!! I soldi dei finanziamenti pubblici che lo stato ha concesso in questi anni al terminalista sono anche soldi nostri.

    A tale proposito vorremmo ricordare il patto d’area allora sottoscritto in virtù del quale per ben due anni nella busta paga dei neo assunti MCT compariva la voce: detrazione per patto d’area = lit. 350.000.

    La solita storia di assoluta sudditanza della Calabria alle decisioni e al volere di chi ripetutamente nel corso dei secoli  ha invaso il nostro territorio sfruttandolo e depredandolo lasciando a noi solo briciole e a volte neanche quelle non può e non deve ripetersi.

    Forse la nostra terra non è più appetibile perché non ci sono più fondi da sfruttare? Si veda la pubblicazione del 29 maggio 2008 sul sito del governo italiano (presidenza del consiglio dei ministri) in cui all’interno del pacchetto fiscale si trova: “……abrogata la dotazione assegnata per il piano di sviluppo per il porto di gioia tauro pari ad euro 600.000 per l’anno 2008 e ad euro 750.000 per l’anno 2009″

    Per quanto tempo ancora dobbiamo rappresentare merce di scambio? I politici e il sindacato a quale prezzo ci vendono?

    Noi non intendiamo arrenderci. Abbiamo seguito in silenzio nel corso di questi due mesi l’evolversi degli eventi. Il tempo necessario per poterci rendere conto dell’effetto devastante che  tali strategie commerciali avrebbero avuto sul nostro territorio è trascorso. Lo tsunami è arrivato con tutto il suo carico di morte. Il Porto di Gioia Tauro è in crisi e la crisi è grave.

    Qualcuno deve dare delle risposte. Il silenzio non può calare per l’ennesima volta nella speranza che eventi simili passino inosservati. Per questo motivo il nostro accorato appello arriverà sulle scrivanie di tutti , piccoli, medi e grandi uomini. Partiremo dal basso, da dove sicuramente quanto scritto sarà maggiormente compreso fino ad arrivare alle più alte cariche di questo nostro Stato troppo spesso disattento e incurante della sorte dei suoi cittadini. Siamo stanchi di vivere in un paese dove lo Stato chiede di continuo ai cittadini ma in cambio dà molto poco.

    Uno Stato in cui la Costituzione della Repubblica Italiana recita e regolarmente disattende i seguenti articoli che costituiscono la base di diritto del nostro paese:

    Art.1

    L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

    Art.3

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

    È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

    Art.4

    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

    Art.35.

    La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

    Ci chiediamo e così concludiamo: “i rappresentanti politici conoscono gli articoli della Costituzione Italiana oppure sono tutti assoggettati all’unico articolo non citato nella Costituzione ma che forse dovrebbe essere aggiunto quale specchio della realtà odierna?”

    Art. 140 della Costituzione Italiana aggiornata ai nostri tempi

    La Repubblica Italiana è fondata sulla capacità di raggiungere posizioni di potere sfruttando le necessità primarie del popolo al fine di perseguire le proprie. Questo obiettivo è raggiungibile in maniera direttamente proporzionale alla disattenzione generale delle masse.

     

    “Il Nulla è la dimostrazione che gli umani non sognano più, cosa auspicata dai signori del male perché è più facile assoggettare chi non ha degli ideali.”  Liberamente ispirato a: “La Storia Infinita” di Michael Ende.

     

    I DIPENDENTI della Serport Gioia Tauro Srl