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    Alla regione fa tappa la Carovana contro le mafie

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    di Federico Minniti –
    Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini, cosi soleva dire Giovanni Falcone. E proprio sulla “strada” che Libera

    (Associazioni, Nomi e Numeri contro le Mafie ) vuole improntare la sua azione.

     Oggi ha fatto tappa a Reggio Calabria, presso la Sala “Nicholas Green” del Consiglio Regionale, la “Carovana Antimafie”  iniziativa che è partita da Roma ricoprendo l’intera parte peninsulare – sud del nostra Paese. Un viaggio nel mezzogiorno, tra le terre e i possedimenti delle mafie.

    All’incontro moderato dal coordinatore reggino di Libera, Mimmo Nasone, erano presenti tra gli altri il dott. Campolo  in rappresentanza della Prefettura Reggina, il dott. Cacioppo dell’Ufficio delle Entrate e Demanio Pubblico, il col. Pieroni dell’Arma dei Carabinieri, il cap. Frigano della Guardia di Finanza, associazioni amiche e altri membri della società civile della Provincia Reggina.

    Quest’anno la Carovana è portatrice tra l’altro dei più fervidi riconoscimenti verso un anno, il 1948, che ha dato alla luce due pilastri della democrazia in Italia: la Costituzione Italiana e la Costituzione dei Diritti Universali dell’Uomo. E proprio a difesa di questi, Libera continua fedele la sua lotta alle criminalità organizzate, “debitrice” nei confronti dei morti ammazzati per mano delle mafie.

    Mimmo Nasone, nei panni di padrone di casa, non ha lesinato però alcune taglienti critiche alla cittadinanza, ma anche alle Istituzioni locali: solo 5 sulle 52 amministrazioni comunali invitate all’evento hanno risposto presente, questa secondo il coordinatore di Libera è un tradimento ai cittadini.

    Troppe volte viene chiesto all’associazionismo (presente in massa oggi, ndr) di tendere una mano ai garanti dello Stato sul territorio, ma quando questi si ridestano il loro impegno non trova spesso l’appoggio che meriterebbe. Libera ha la memoria lunga, perché è composta da “mani, volti, che s’impegnano per una trasformazione culturale”.

     

    L’Associazione di Don Luigi Ciotti sa che il lavoro è una fonte dorata per sottrarre “manovalanza” alla ‘ndrangheta, parlando del caso calabrese. A tal proposito è stato presentato il Documento sui Beni Confiscati nella Provincia di Reggio Calabria, elaborato da un equipe formata tra membri dell’associazionismo  e della società civile, già al vaglio della Prefettura e delle Amministrazioni che ne hanno sposato sin da subito la valenza etica e sociale.

    Le Cooperative Sociali, ad oggi, rappresentano un ottimo veicolo di sudore e antimafia, connubio che cancella la paura, come dimostrato negli anni nelle varie occasioni in cui Libera Terra è risultato essere un’occasione di riscatto immediato per il territorio e i suoi abitanti.

    La Carovana a Reggio viaggia proprio in questa direzione: annullare le lungaggini procedurali per i passaggio da beni sequestrati a beni confiscati e la successiva assegnazione pratica, e non solo in via teorico – burocratica, di tutti gli immobili e i terreni di antico possesso dei boss.

    C’è chi lotta quotidianamente, tra mille difficoltà, dalla parte dello Stato, come il dott. Campolo, commissario prefettizio di Rosarno, cittadina finita poco tempo orsono in una bufera politico – giudiziaria per le presunte infiltrazioni del clan Piromalli all’interno della amministrazione comunale.

    Ancora storie dalla nostra provincia di coraggio, ma al contempo di “ordinaria lentezza” degli organi delegati. Pietro Milasi a Pentidattilo fa parte di un’associazione che vuole valorizzare il “paese fantasma” tanto amato dai pittori, allo stesso grado dei mafiosi. Eh sì, perché gli atti di vandalismo ai danni di Milasi e degli altri ragazzi sono all’ordine del giorno. Si attende con ansia di poter saggiare con mano Villa Placanica, confiscata alla ‘ndrina Iamonte, e assegnata alla Pro – Pentidattilo.

    “Ma avete mai vinto la mafia?”, Davide Pati (Libera) così mette in discussione di nuovo tutto. Basta una domanda per ricomporre il puzzle di rassegnazione, indifferenza, paura. Basta una risposta a delle tombe mute data da Paolo Borsellino, pochi giorni dopo Capaci e la sua strage, rivolgendosi all’amico Falcone, alla moglie e agli uomini della scorta per riaccendere la luce. “Sono morti per tutti noi e dobbiamo pagare gioiosamente, accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito”. Un’Agenzia Nazionale che curi dal sequestro alla consegna tutto l’iter dei beni dei mafiosi, questa è la nuova sfida lanciata da Libera.