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    Asp Reggio Calabria, dipendenti senza stipendio: si è raschiato il fondo

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    di Claudio Cordova – Insieme ai soldi la Commissione dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria sembra aver finito anche le parole. Dopo la notizia, pubblicata da strill.it intorno alle 13, del mancato pagamento degli stipendi

    a tutti i dipendenti dell’Asp 5, da Palazzo Tibi non sono arrivati segnali di vita, almeno fino alle ore 20.

    Ricapitoliamo: i soldi destinati, tramite rimessa, dalla Regione Calabria all’Asp di Reggio Calabria per il pagamento degli stipendi dei dipendenti sono stati destinati ad alcuni privati, creditori dell’Azienda.

    E così la totalità dei dipendenti, al momento, resta a bocca asciutta, in attesa, ma sembra che i tempi possano slittare alla seconda metà del mese di novembre, della cosiddetta manna dal cielo, che, nella fattispecie, sarebbe una rimessa straordinaria della Regione Calabria.

    Quanti saranno i dipendenti messi in condizioni di difficoltà?

    Il calcolo è piuttosto semplice: l’Azienda consta di 2300 dipendenti di comparto, 600 unità tra medici e dirigenti più 700/800 dipendenti convenzionati. Insomma grossi guai per circa 4000 persone, più le relative famiglie, ovviamente.

    Secondo la legge gli stipendi sono impignorabili, come può essere accaduto tutto ciò? Come è possibile che il denaro riservato al pagamento degli stipendi venga “dirottato” versi altri scopi, verso il pagamento, peraltro più che dovuto, di alcuni tra i tanti debiti contratti dall’Azienda Sanitaria di Reggio Calabria?

    Se lo chiede anche il SIMET (Sindacato Medici Territoriali) che, in una nota stampa, dice: “Eppure, la delibera è stata ancora una volta proposta in tempo utile dall’Ufficio Ragioneria, ma deliberata in data 23 u.s., probabilmente non è ancora non pervenuta presso l’Istituto di Credito, Tesoriere dell’Azienda Sanitaria. Che cosa non ha funzionato questa volta?”

    Molo più duro è, invece, Bruno Ferraro, segretario Fials che, contattato telefonicamente tuona: “E’ una vergogna, c’è un concorso di colpe tra Regione e Azienda Sanitaria. La Fials non tratta con chi non paga gli stipendi dei dipendenti. Per quanto ci riguarda – conclude Ferraro – bisogna che l’attuale Commissione, messa lì per ‘ripulire’ dia conto dei risultati ottenuti, dopodiché si proceda a dichiarare fallita l’Asp, i cui debiti dovranno essere ripianati dalla Regione. Si riparta da zero con una gestione ordinaria e, per gli appalti superiori a 100mila euro, ci si affidi alla Stazione Unica Appaltante”.

    Insieme a una spiegazione del Commissario Straordinario, il Generale Massimo Cetola, i dipendenti attendono soprattutto i propri stipendi, che sono dovuti, ma che rischiano di arrivare con notevole ritardo.

    Intanto, come detto, alle 20 – dopo lunga e ponderata riflessione – arriva in una nota la posizione ufficiale dell’Asp che vi proponiamo per intero:

    La Commissione Straordinaria, di fronte al legittimo disagio dei dipendenti dell’ASP in relazione al mancato pagamento degli stipendi di ottobre, ritiene di dover rendere pubblico che ciò è dovuto al “perverso” sistema di pignoramenti che attanaglia l’Azienda e che non consente una normale gestione e programmazione sanitaria.

    Da ultimo i pignoramenti vengono accettati dal Tesoriere nonostante l’inesistenza di beni da aggredire, vengono cioè pignorati non crediti ma debiti dell’Azienda nei confronti del Tesoriere.

    Siccome i pignoramenti vengono accettati anche quando il conto dell’Azienda è in rosso, l’Azienda non può più pagare neanche prendendo i soldi in  prestito.

    Le misure intraprese sono volte a ottenere in sede giudiziaria la correzione di questa aberrazione e, in attesa delle decisioni dell’Autorità Giudiziaria, a contrarre ulteriori debiti con la banca per far fronte alla necessità di pagare gli stipendi, e ciò nella speranza che non vengano pignorati anche i nuovi debiti.

    L’unica cosa certa è che, con questa nuova, triste, tappa, la Sanità reggina tocca il suo punto più basso, raschiando il fondo del barile.

    Di quello stesso barile che adesso, ricercando le responsabilità dell’accaduto, rischia di essere scaricato da una parte all’altra.