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    “Museo della ‘Ndrangheta” cultura e conoscenza

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    di Francesco Pizzimenti

    Come si combatte un fenomeno come la ‘ndrangheta? I più risponderanno con l’intervento delle forze dell’ordine e dello stato; ciò è senz’altro vero, ma, aggiungiamo noi,  non basta. Un problema cosi radicato e presente nel nostro territorio, si combatte partendo da lontano, con la diffusione e la promozione capillare della  cultura.

     

    Combattere la ‘Ndrangheta attraverso la cultura. Il messaggio lanciato dai promotori, del progetto “Museo della ‘Ndrangheta”,  è chiaro e fa appello a quella mentalità del cambiamento più volte sbandierata, ma ad oggi, messa in pratica poco.  Un iniziativa, unica nel suo genere, nata dalla collaborazione tra la Provincia, il comune  di Reggio Calabria, la facoltà di lettere e filosofia dell’università della Calabria  e l’associazione Antigone, con il  patrocinio dalla Regione Calabria. L’apertura dei lavori  di presentazione  avvenuta nella sala Green del palazzo Regionale della Calabria, ha registrato la  presenza del Prefetto Francesco Musolino, del Sostituto Procuratore della Repubblica della DDA di Reggio Calabria, Santi Cutroneo, dell’Assessore Provinciale alle politiche giovanili, Attilio Tucci, dell’Assessore al bilancio e programmazione della Regione Calabria, Demetrio Naccari, oltre ai responsabili e promotori del progetto.

    museondragheta2La presenza delle istituzioni ha permesso di lanciare un forte segnale di cambiamento alle scuole del territorio reggino, presenti alla conferenza e coinvolte in maniera attiva nel progetto. L’iniziativa si pone di descrivere  e interpretare alcune dinamiche culturali della nostra regione, della calabresità , oramai, sempre più sinonimo di ‘ndrangheta, discutere sulle possibilità di un  intervento esplicito. Il  progetto, che ha suscitato un gran parlare nei giorni scorsi, per via del titolo, volutamente provocatorio,  si riferisce alla costituzione di un museo (reale) nelle sue molteplici possibilità di fruizione: archivio della memoria,  luogo dove si possa distinguere con precisione la portata del fenomeno criminale ma, soprattutto, la sua dimensione di impresa economica. Dunque un centro che si ponga in modo permanete come “emergenza” per evitare i silenzi che sono funzionali ad ogni mafia.

    • Edificazione del museo.
    • Disseminazione sul territorio dei segni della cultura della legalità.
    • Modifica dei libri di testo.
    • Inserimento nel ciclo cerimoniale dell’anno di giornate che siano dedicate al tema.
    • Creazione di master per formatori anti-‘ndrangheta.
    • Organizzazione di convegni.
    • Promozione di lavori teatrali e cinematografici.
    • Coinvolgimento dei giovani nell’elaborazione del linguaggio.

    Sono otto punti fondamentali, che si identificano come misure d’intervento concrete che il progetto intende realizzare, attuando una strategia ed un percorso di ricostruzione della memoria e dell’indentità anti-‘ndrangheta.  Le parole dell’Assessore Naccari, esprimono la volontà della Regione di dar credito a questa iniziativa,  “Il mondo, l’Europa, ci guardano, l’idea di un museo sulla ‘ndrangheta è una cosa estremamente positiva, il progetto– ha continuato- è importante perché possiede un approccio al problema estremamente diverso”.  L’intervento del presidente del comitato scientifico Prof. Lombardi-Satriani, racchiude il senso, sociale e culturale che l’iniziativa intende perseguire, “La mafia è un fenomeno che va indagato nella sua complessità, per il grado di onnipervasività che possiede”, un accenno di polemica contro i media, accusati di parlare della ‘ndrangheta  solo quando fà notizia, “dobbiamo pensare al fenomeno ‘ndranghetistico, come uno scandalo permanente, ovvero parlarne sempre, non metterla nel dimenticatoio, quando la notizia del morto eccellente conclude il suo interesse ”– ha aggiunto il professore- il museo deve essere un luogo espositivo degli orrori, per non dimenticare”. Successivamente la parola passa al responsabile del progetto il prof. Fulvio Librandi, “L’obiettivo è quello di fare i conti in modo razionale e cosciente con una trasmissione dei valori che informa le nuove generazioni, ci vuole un azione culturale pensata sulla lunga durata”. Breve- per questioni di tempo- ma, precisa l’analisi dell’Assessore Tucci, “E’ necessaria una strategia di collaborazione fra i diversi enti istituzionali, la lotta alla ‘ndrangheta va condotta attraverso lo studio del senso civico“, sulla stessa linea di tendenza il Prefetto di Reggio Calabria, “non dobbiamo aspettare che qualcuno risolva i nostri problemi, la ‘ndrangheta è una questione nostra, solo attraverso la cultura si può ottenere una bonifica della realtà e l’estirpazione del fenomeno mafioso”, gli fa eco il sostituto procuratore, Santi Cutroneo,“ La mafia è una malattia sociale, deve essere un movimento culturale a fare proprio il problema, solo allora non ci sarà più”, Le battute conclusive sono del dirigente dell’ufficio scolastico provinciale di Reggio Calabria, Giacomina Caminiti, che ha rimarcato l’importanza che ha per la scuola un progetto di tale portata.

     

     

    Francesco Pizzimenti.