
di Josephine Condemi – Al Taormina Film Festival si è proiettato in anteprima mondiale “Rimet: l’incredibile storia della Coppa del Mondo”. I numeri ci sono: 3 registi, set in 5 paesi, 80 anni di storia.
Una storia sconosciuta ai più giovani, un documentario su quello che è stato definito il “sacro Graal del football”, ideato, prodotto, rubato, ritrovato, rubato ancora, forse fuso, forse no, sicuramente scomparso e oggi duplicato.
Una storia che inizia nel 1929, quando l’allora presidente della FIFA Rimet ideò il campionato del mondo e l’orefice Abel Lafleur realizzò una statua in oro massiccio raffigurante la dea Nike che sorregge la coppa. Due chili di oro massiccio e piedistallo in marmo con una particolarità: la squadra che l’avesse vinta per tre volte avrebbe potuto tenerla con sé definitivamente.
Cominciò allora il “sogno mondiale”, la “grande avventura” della Coppa Rimet, sognata e agognata da generazioni di calciatori e tifosi.
Il film è una narrazione polifonica del giro del mondo e delle peripezie della Coppa, la cui vicenda si è intrecciata inevitabilmente con i contesti politico-sociali dei vari decenni contribuendo a scriverne la Storia.
Non c’è nostalgia, ma grande ritmo e accuratezza nei dettagli, in un documentario che si serve della grafica, dei filmati d’epoca, delle rievocazioni commosse dei protagonisti, delle analisi di studiosi e giornalisti non cadendo mai nella retorica ma riuscendo a mantenere quell’equilibrio sottile tra pathos e rigorosità metodologica che riesce a far appassionare sia lo spettatore “calciomane” che quello inesperto.
Un film da vedere.




