Sanzionare le aziende che non denunciano il racket, scrivere regole ben
definite per gli Enti da commissariare per infiltrazione mafiosa, sono
le priorità indicate dal sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano,
intervenuto oggi nel Salone delle Bandiere di palazzo Zanca,
all’incontro sul tema “Gli Enti Locali e il contrasto alla criminalità
organizzata”. Per il sottosegretario Mantovano che è delegato, tra
l’altro, per le materie di competenza del Commissario per il
coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, è fondamentale la
sanzionabilità dell’obbligo di denuncia per l’imprenditore che vince un
appalto pubblico e non riferisce alle autorità giudiziarie di aver
ricevuto richieste di pizzo, “ fonte di arricchimento che rappresenta
una modalità per il controllo del territorio. È uno degli elementi di
«assoluta novità » per il lavoro di «adeguamento della normativa» per
accrescere il contrasto al racket. «Il governo deve continuare a
intensificare le sue azioni, così come ha fatto negli ultimi mesi».
L’incontro è stato aperto dal/ / sindaco, Giuseppe Buzzanca, che ha
posto l’accento sulla necessità della certezza della pena ed ha ribadito
la richiesta che siano colmate le carenze d’organico negli uffici
giudiziari del Distretto di Messina. Al dibattito moderato
dall’assessore alle politiche per la sicurezza, Dario Caroniti, sono
intervenuti il deputato on. Enzo Garofalo; il procuratore generale della
Repubblica, dott. Franco Cassata; il dott. Giuseppe Scandurra,
presidente nazionale della Federazione Associazioni Italiane Antiracket
e padre Nino Caminiti, presidente della Fondazione Anti Usura “Padre
Nino Puglisi”. Nel corso dell’incontro è emerso che occorre applicare
nella pubblica Amministrazione efficaci misure di salvaguardia e tutela
del cittadino e dell’impresa. E’ sempre più pressante l’esigenza di
evitare che, nell’esecuzione delle opere pubbliche o nelle attività
inerenti l’espletamento di forniture e servizi, possano indirizzarsi
interessi illeciti, cui occorre approntare adeguate misure di
prevenzione e di contrasto. In tale quadro è ormai prassi diffusa,
l’estensione dell’ambito delle verifiche e dei controlli nel settore
degli appalti pubblici, attraverso appositi protocolli tra prefetti,
amministrazioni locali e enti concessionari, in virtù dei quali vengono
estese le cautele antimafia e le garanzie per impedire fenomeni di
collusione tra impresa aggiudicataria dell’appalto ed altre concorrenti
alla stessa gara. Un sistema giudicato positivo perché rappresenta una
applicazione del principio di autotutela volta ed elevare la soglia
difensiva; ed anche perché offre l’opportunità di modulare le verifiche
adattandole allo specifico contesto. Occorre andare comunque nella
direzione di un superamento della concezione delle verifiche antimafia
come una sorta di accertamento “statico” della mafiosità/non mafiosità
di un soggetto imprenditoriale, confermando una più moderna cultura
basata sul monitoraggio dei fenomeni economici in evoluzione sul
territorio. Evidenziato inoltre che la vera risposta alla criminalità
organizzata deve provenire dalle famiglie, dalle chiese e dalle
associazioni di promozione sociale. Il ruolo della rappresentanza
politica deve essere quello di sostenere il libero associazionismo,
volto alla promozione della persona, e il coordinamento delle azioni
sociali, finalizzato a fare sentire l’importanza dell’ordine pubblico e
la presenza delle Istituzioni come strumento di difesa di chi è vittima
delle sopraffazioni e non come servizio al potente o, peggio, al
criminale. L’arretratezza economica e sociale di cui è causa il fenomeno
mafioso e l’intollerabile livello di violenza che esso impone, devono
quindi essere respinti dalla società, a partire proprio dalla sua
rappresentanza politica.




