Proseguono a ritmi serrati gli interrogatori in carcere per i vertici della mafia barcellonese. Quasi tutti gli arrestati hanno conclamato la propria innocenza respingendo con fermezza ogni addebito. Il “boss” D’Amico e tutti gli altri indagati hanno risposto alle domande del gip Massimiliano Micali. Determinanti nelle indagini le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia: il polacco Ariel Mroczhowsky ed Emanuele Merenda. Sono loro ad avere stilato la nuova mappa della mafia nella città del Longano. Un intreccio mafia-politica che nel corso degli anni avrebbe fatto il bello e cattivo tempo in città e in provincia. In particolare Merenda avrebbe riferito che Carmelo D’Amico e Antonio Calderone (soprannominato Cajella) sarebbero i criminali principi dell’organizzazione mafiosa. D’amico, attraverso il suo legale, ha esibito un’ampia documentazione ed intercettazioni ambientali che smonterebbero le dichiarazione dei due pentiti. Sempre Merenda indica nei due indagati i destinatari di un arsenale di armi da fuoco che lo stesso collaboratore di giustizia avrebbe procurato loro tra la fine di aprile e inizio maggio 2008. Il tutto in ottica di una sanguinosa “guerra di mafia” che nel giro di pochi giorni-mesi potrebbe scatenarsi in città. Obiettivo del duo D’Amico-Calderone sarebbero Carmelo Vito Foti e i fratelli Salvatore e Domenico Ofria (soprannominati Gnagnazza). I tre sarebbero avversari pericolosi da eliminare per impadronirsi e diventare i “Padrini” incontrasti nella città di Barcellona Pozzo di Gotto.
Carmelo Amato




