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    Messina, Università nella bufera

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    di Peppe Caridi – Dopo blunotte anche annozero ci va pesante su Messina, e stavolta nel mirino non c’è la malavita organizzata, o meglio, c’è un altro tipo di malcostume: la mafiosità dell’università.

    Scoppia così il caso “parentopoli” anche nell’ateneo di Messina: una pratica diffusa, quella di “sistemare” i propri cari all’interno dell’università ma il problema non è solo riferito a figli e nipoti: i professori che praticano il loro “potere” di assunzione nei confronti dei parenti sono comunque una minoranza (e Santoro li ha elencati tutti, nome e cognome, in prima serata su rai due).
    Il problema serio è l’assenza totale di meritocrazia nei criteri delle scelte su assistenti, dottorati e commissioni di concorsi: dove non ci sono parenti e familiari, ci sono comunque amici e conoscenti così che chi non ha raccomandazioni difficilmente trova spazio in un mondo dominato da baroni e signorotti: è il medioevo del terzo millennio, il feudo dell’università.

    Un problema diffuso, generalizzato, non certo isolato nello Stretto: l’Università di Messina è parte integrante al 100% del sistema universitario Italiano che risente, da nord a sud e da est a ovest, dello stesso cancro: l’assenza del merito.

    Messina è però nell’occhio del ciclone: il tribunale di Reggio ha aperto un’indagine sui concorsi vinti dai figli di Pino Siciliano (procuratore aggiunto del tribunale di Messina), Nicolò Fazio (presidente della corte d’Appello) e Luigi Croce, ex procurtore del tribunale di Messina dal giugno scorso alla procura generale di Palermo: a rilanciare il clamore mediatico intorno all’università è il settimanale siciliano “Centonove” che dopo la vibrante puntata di annozero, getta ulteriore benzina sul fuoco.

    Il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, sta indagando riguardo ai numerosi concorsi banditi per “motivi strategici” dal rettore dell’ateneo Messinese, Franco Tomasello (nella foto sotto) .
    I concorsi sono stati sottratti alle facoltà nel 2004, anno d’insediamento dell’attuale rettore, per essere dirottati proprio su settori ritenuti strategici per lo sviluppo dell’ateneo. Concorsi spesso vinti da figli di magistrati e professori.

    Al vaglio degli investigatori ci sono le intercettazioni telefoniche a Melitta Grasso, moglie del rettore, che discute di concorsi universitari con mogli di magistrati e professori.

    Le facoltà in cui si sono verificati i casi più gravi sono medicina, giurisprudenza e veterinaria: proprio in quest’ultima, secondo i pm Sciglio e Nastasi, il rettore avrebbe fatto pressioni e minacce su un componente della commissione di concorso per favorire Francesco Macrì, figlio del prof. Battesimo Macrì, a quei tempi (2004) preside di veterinaria e prorettore. In tribunale sono finiti anche altri 22 docenti di veterinaria, accusati di abuso d’ufficio poichè dopo il concorso si sono prodigati per impedire la chiamata di chi quel concorso poi l’aveva vinto (e sudato!) davvero, e cioè Filippo Spadola: Pippo Cucinotta, infatti, il membro della commissione d’esame che aveva ricevuto pressioni e minacce, ha resistito e ha bocciato il Macrì figlio di Macrì.
    Francesco Macrì non è l’unico, ovviamente: Maurizio Croce (nipote di Luigi, capo della procura della Repubblica) s’è aggiudicato il concorso per il posto di ricercatore di chimica degli alimenti alla facoltà di medicina.
    Vittoria Berlingò, figlia del preside della facoltà di giurisprudenza, e Francesco Siciliano, figlio di Pino Siciliano, magistrato, hanno avuto assegnati nell’ottobre 2005 i posti di ricercatore di diritto amministrativo: due posti che la facoltà di giurisprudenza non aveva richiesto ma che il rettore ha assegnato lo stesso, nonostante altre facoltà abbiano lamentato gravi carenze di docenti.

    The image “http://www.studiareamessina.it/tomasello.jpg” cannot be displayed, because it contains errors.Di nomi da fare ce ne sarebbero tanti: Stancanelli, Caccamo, Madera, Anselmo, Cardella, Ciancio, Di Mauro, Martines, Lupo, Pellegrino, Astone, Centorrino.
    Appunto, Centorrino: Marco, figlio di Mario, è uno dei docenti più brillanti e in gamba della facoltà di lettere e dell’ateneo in generale. Insegna Sociologia della Comunicazione ed è preparatissimo, sia nei contenuti dell’insegnamento che nel modo di porsi agli studenti ch’è tale da consentire di appassionarsi alla materia e studiarla con entusiasmo. Rientra anch’esso tra i nomi dei “figli di Papà”: una situazione che ripropone il tema, spesso tragico, del rapporto lavorativo tra genitori e figli. Non bisogna demonizzare il settore generalizzando, perchè di figli, nipoti e amici di professori che sono in gamba e che si meritano il posto ce ne sono, ed è giusto che possano svolgere la loro carriera in tranquillità, come il caso di Marco Centorrino che nessuno dovrebbe permettersi di citare perchè ogni giorno con il suo impegno e duro lavoro dimostra di meritare un ruolo che, considerati meriti e qualità, potrebbe anche andargli stretto.

    Differente, e più grave, è il caso degli “amministrativi” che, grazie a legami con docenti e rettore, hanno avuto bandite 78 selezioni molto spesso ad hoc.

    Rosario Scalisi
    ha vinto il concorso per esperto del settore appalti e contratti: è figlio del noto giurista vincenzo, ordinario di diritto privato a legge e fratello di un altro ordinario sempre di privato, Antonio, che insegna però a scienze politiche.
    La commissione che ha assegnato il concorso a Scalisi era composta, tra gli altri, da Maria Astone, docente dello stesso dipartimento di papà Vincenzo.

    La stesssa osa potremmo dire di Francesco Stagno D’alcontres, Piero Mangano, Flavia Rossano e molti altri ancora.

    Fatto sta che Tomasello è rinviato a giudizio, ma di dimettersi proprio non ne vuole sapere.
    Anzi, non ci sta proprio: si difende dichiarando una “politica trasparente” corazzandosi dietro ifre e numeri sulla quantità di associati, ordinari e assegnisti che dal 2004 a oggi sarebbe diminuita.

    Una cosa senza dubbio è vera: il problema non è solo di Messina ma, in genere, dell’università Italiana.

    L’ateneo di Bologna è il migliore secondo le grautorie internazionali tra le università Italiane, ma si trova al 192° posto della graduatoria internazionale, dietro a istituti di moltissimi Paesi del mondo ( http://www.topuniversities.com/ ) . Evidentemente la generazione figlia del ’68, del 30 politico e dell’affermazione dei diritti senza responsabilizzazione nei doveri ha ottenuto un’istruzione che anzichè formare manda allo sbando più assoluto gli studenti, sin dai primi livelli della scuola, ben prima di arrivare all’università.

    Un problema generalizzato, diciamo: anche annozero infatti non si ferma a Messina: parla di Catania e di Palermo, delle numerosissime ramificazioni e sedi distaccate dei tre atnei che raggiungono ogni angolo dell’isola in località improbabili e con corsi di laurea spesso improponibili.

    Nella trasmissione di Michele Santoro si parla anche di Cosenza, dell’Università della Calabria, soprattutto in merito all’indagine che, grazie all’impegno della guardia di finanza, ha fatto emergere tutte le porcate con cui veniva fatta piazza pulita dei fondi europei (nello specifico con un progetto/fantasma cui aveva partecipato anche come consulente scientifico un docente dell’Università di Cosenza in merito all
    a realizzazione di piastrelle mai viste dalla ditta “Vecchio” di Rosarno).
    Gli uomini della Gdf nei giorni scorsi hanno sequestrato oltre 70 immobili per truffa all’Ue: la denuncia fa riferimento allo studio di fattibilità elaborato dal professore Alfonso Nastro, ordinario di pianificazione territoriale dell’Università di Cosenza.
    Lo studio riguardava la realizzazione di uno stabilimento industriale per la produzione di piastrelle per l’edilizia, mai però entrato in funzione.
    L’Ue finanziò quello studio per oltre 26 milioni di euro: Nastro è adesso ndagato così come l’Università della Calabria, poichè il docente ha realizzato il progetto per conto dell’ateneo tanto che addirittura la fatturazione sarebbe avvenuta proprio dalla stessa università.

    Alcuni studenti hanno denunciato l’imposizione, da parte del prof. Nastro, a sottoscrivere documenti falsi e, in alcuni casi, l’estorsione di alcune somme del loro compenso percepito.
    Insomma, un disastro.
    Cosenza e Messina sono oggi nella bufera tanto quanto potrebbero sentirsi in situazioni simili tutti quegli atenei Italiani che non hanno certo la coscienza a posto.

    Messina, dal suo canto, ha oggi più che mai puntati addosso i più grandi riflettori mediatici nazionali.
    Che non parlano certo della città dello Stretto per raccontarne opere di bene.

    http://peppecaridi2.wordpress.com/