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    Messina: Cisl lancia allarme. "Città a rischio fallimento"

    DAL CONSIGLIO GENERALE DELLA CISL DI MESSINA L’ALLARME PER UNA CITTÀ A RISCHIO FALLIMENTO. GENOVESE: “RFI ABBANDONA IL SERVIZIO DI TRAGHETTAMENTO DEL GOMMATO, L’ATM VIVE SENZA UNA PROGRAMMAZIONE, SERVIZI SOCIALI IN FORSE, RODRIQUEZ A RISCHIO CHIUSURA E SI LASCIA NEL CASSETTO IL PROGETTO WATERCITY CHE FAREBBE DI MESSINA UNA CITTÀ DEL MARE”

     

    L’avvio della fase di preparazione al Congresso, ma anche l’approfondimento delle vertenze che stanno caratterizzando gli ultimi mesi a Messina all’ordine del giorno del Consiglio Generale della Cisl di Messina che si è tenuto presso il Salone degli Specchi della Provincia Regionale di Messina.

    Temi caldi affrontati dal segretario generale della Cisl di Messina, Tonino Genovese, nella sua relazione. A cominciare dalla vertenza Atm. “Niente soldi da buttare nel pozzo – ha esortato – Ci vuole un piano di riorganizzazione su cui chiedere un contributo straordinario. Da 9 giorni senza servizio pubblico, in qualunque altro paese sarebbe scoppiata la rivolta popolare. Qui niente. Il dramma è che domani qualcuno può dire che Messina né può fare a meno”. Nella sua relazione, Genovese ha toccato poi tutti i punti che hanno caratterizzato la vita cittadina degli ultimi mesi: dal taglio dei fondi ex Fintecna, all’accordo sulla cittadella fieristica (“ma si sono dimenticati di prevedere il ruolo, le funzioni e la sorte dell’Ente fiera e dei suoi 17 dipendenti”), allo scioglimento dell’ente porto (“finalmente, ma il punto franco da prevedere nella zona Asi di Giammoro?” Si è domandato) sino al drastico taglio del 50% per la manutenzione delle strade, alla ZFU e il ponte. “Sappiamo che la società Ponte sullo stretto non ha predisposto ancora atti sugli espropri. Solo due righe su un foglio di carta, quindi le somme destinate saranno perse o dirottate Meglio allora da subito destinare i 700 milioni previsti verso progetti propedeutici alla realizzazione del corridoio 1, ridisegnando la città con o senza ponte. Per esempio realizzare il nuovo nodo ferroviario di Messina con lo spostamento a sud della stazione ferroviaria”.

    Genovese ha ricordato anche il problema del risanamento e quello dei servizi sociali passati dalla crisi per gli ultimi mesi di servizio all’ipotesi di riorganizzazione del sistema. “Ad oggi, però, dopo gli impegni niente. Il rischio è di arrivare a fine anno o al 31 gennaio con un altro fronte di guerra sociale. O di mettere in piedi un impianto di incertezza nell’offerta del servizio e di grande rischio occupazionali e di ricatto per i lavoratori”.

    Altro fronte quello del traghettamento e per il recupero del waterfront, ridefinendo il ruolo di RFI, dopo l’intesa del 18 settembre scorso nel corso dell’incontro tra l’assessore ai Lavori pubblici Scoglio, il dirigente alle Grandi Opere e Infrastrutture strategiche ing. Giovanni Caminiti e il direttore Infrastrutture di Rfi Sicilia Alfonso Belluccia. “Intesa che verte su due punti focali: la realizzazione di un’unica stazione ferroviaria a sud, e precisamente a Gazzi, e la liberazione di migliaia di metri quadri di aree nella zona sud, a partire dalla zona falcata, da binari e strutture varie presenti, in vista della riqualificazione urbana e della realizzazione della via del mare, in vista della realizzazione del Ponte ma anche  a prescindere da esso. Intanto, però – denuncia Genovese –  possiamo annoverare la dismissione dell’Officina Grandi Riparazioni e a breve l’abbandono di RFI dalla navigazione nello stretto sul trasporto del gommato . Sarebbe l’ennesimo affronto a questa città, come quello del mantenimento degli approdi alla rada S. Francesco. Come Cisl – ha detto il segretario generale di Messina – ci siamo opposti. Riteniamo ci siano le condizioni per liberare la rada, da subito. Lo abbiamo detto, lo abbiamo ribadito, abbiamo votato no in Comitato Portuale. E ancora una volta il fronte trasversale di controllo della città si è compattato ed ha prodotto una ulteriore occupazione per altri tre anni. Rimandando con i fatti ciò che si afferma con le parole. Cioè la riconquista dell’affaccio a mare”.

    E su questo tema Genovese ha lanciato la proposta che Messina diventi “una città sul mare, perché  è dal mare che può venire lo sviluppo. La politica cittadina non riesce a superare il provincialismo, anche quando dispone di giovani talenti, delle loro idee e dei loro progetti. Da mesi giace nei cassetti, per esempio, una idea nuova supportata da studi, programmi e interessi di soggetti nazionali ed internazionali, che si chiama Watercity e attraverso l’offerta di un progetto suggestivo ma organico può costruire il futuro della città attraverso l’uso produttivo dei suoi 60.4 chilometri di costa. Come sempre non si deve inventare nulla. Basta copiare da chi ha già realizzato. Da chi per esempio non si lascia sfuggire la possibilità di costruire opportunità dalle celebrazioni di eventi importanti. Messina, invece, ha bruciato l’evento degli eventi, il centenario del terremoto”.

    Una città incapace di attrarre investimenti e finanziamenti comunitari. “La scelleratezza e il malaffare hanno prodotto una condizione per il Comune di Messina di bancarotta. Un buco che non si riesce neanche a definire. La dichiarazione di dissesto non è, come qualcuno, vuole sostenere un mero problema finanziario. Per le sue pesanti ricadute sulla comunità e sui lavoratori e pensionati è un atto decisamente politico. Lo diciamo con chiarezza: questa città non può permettersi una dichiarazione di dissesto le conseguenze non ci farebbero più riprendere”.

    All’appuntamento con tutti i segretari di Federazione, i componenti delle segreterie, dei responsabili degli Enti e delle Zone della Cisl di Messina ha partecipato anche il segretario generale della Cisl Sicilia, Maurizio Bernava che ha dato respiro regionale alle problematiche vissute anche sullo Stretto. “Credo che Messina sia in una condizione particolare, di vero e proprio fallimento – ha esordito Bernava – Ma siamo alla vigilia di una grande crisi e adesso nessuno può conoscere quale impatto avrà, soprattutto in Sicilia. Siamo una regione ferma, che non cresce, che da un anno è in recessione per il calo dei consumi e del potere d’acquisto. Con il presidente della Regione stiamo cercando di definire quali possono essere gli interventi anticrisi. Già domani ci sarà un tavolo congiunto con Raffaele Lombardo e gli imprenditori siciliani per vedere quali somme aggiuntive chiedere al Governo a sostegno dei lavoratori, per avere più strumenti a tutela di eventuali perdite di lavoro. La Sicilia non può più gettare al vento un solo euro in clientele e in malaffare. Ogni euro messo in circolo dalla Regione Sicilia deve produrre tutele sociali per i più poveri e elementi di crescita e sviluppo. Basta sprechi e per questo abbiamo messo al centro di tutto il ragionamento la necessità di una vera riorganizzazione dell’amministrazione pubblica e della sanità, per evitare tutte le forme di sperpero. E – ha preannunciato Bernava – vogliamo cominciare a pensare alla programmazione dei fondi europei. Chi prenderà finanziamenti dovrà produrre occupazione”.

    Bernava lancia uno sguardo su Messina, lanciando un allarme già manifestato al presidente  della Regione. “Gli abbiamo aperto gli occhi sulle trappole che arriveranno – ha spiegato – Ad esempio c’è il rischio che vengano spesi prima i primi 700 milioni di euro stanziati per gli espropri del Ponte sullo Stretto visto che la società Stretto di Messina ancora non ha fatto nulla per programmare gli espropri. Sarebbe, quindi, opportuno con questi soldi far partire subito la riorganizzazione del nodo ferroviario, già previsto da Rfi, e potenziare la flotta della navigazione dello stretto. Progetti che darebbero risposte immediate alle esigenze di Messina e dell’area dello stretto”.