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    Sila Officinalis: bisogna adattare i nostri territori e con essi le colture e la forestazione al cambiamento climatico

    Sabato 31 ottobre si è svolta la diciassettesima edizione di Sila Officinalis. L’evento, promosso dal Gruppo Naturalistico Micologico Silano, la Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Calabria e dal Parco Nazionale della Sila, conferma di essere un punto di riferimento essenziale nel dibattito pubblico calabrese (e non solo) sulle tematiche ambientali.

    Anche quest’anno infatti l’iniziativa, tenutasi in modalità online, ha avuto ottimi riscontri in termini di interesse generato e partecipazione, con picchi di oltre 500 utenti collegati sulle piattaforme Zoom, Facebook e YouTube e con 8mila persone raggiunte durante la live sulla pagina Facebook del Gruppo Naturalistico Micologico Silano. Questa edizione ha visto inoltre la presenza dei ragazzi dell’IIS Cariati che in questi anni hanno fatto della sostenibilità ambientale e della valorizzazione del patrimonio naturalistico locale due temi centrali del loro percorso didattico.

     

    Con il titolo del workshop tecnico “La salute delle piante nell’era dell’Ecocene” si è voluta affrontare la questione degli effetti del cambiamento climatico sulle varietà vegetali, sottolineando la necessità della nascita di una nuova era geologica, l’ecocene per l’appunto, che metta al centro la tutela dell’ambiente e della vita.
    Per cambiare pagina, dando così un futuro al nostro Pianeta, è necessario però effettuare degli interventi per adattare i nostri territori allo scenario mondiale modificato dalla crisi climatica. Pianificazioni, strategie e azioni che il decisore politico può mettere in atto solo con il coinvolgimento di figure professionali, come i dottori agronomi e dottori forestali, abilitate e competenti in questi ambiti. Il contributo attivo di chi lavora da anni nel comparto della forestazione o delle colture agrarie è, infatti, determinante per migliorare e certificare la sostenibilità dei nostri modelli di sviluppo.

     

    Nel corso dell’evento si sono alternati esperti di carattere internazionale che hanno affrontato da diverse angolazioni e prospettive il tema del climate change e del suo impatto su piante, funghi e territorio. La pandemia che sta colpendo in maniera violenta tutto il Mondo non può mettere in cantina infatti la grande questione del cambiamento climatico, soprattutto in un 2020 che con ogni probabilità verrà ricordato come l’anno più caldo di sempre.
    Gli effetti del riscaldamento globale sono ormai sotto gli occhi tutti. Non parliamo solo di alluvioni violente e incendi come quelli che hanno devastato l’Amazzonia e l’Australia, ma anche di modifiche enormi nei cicli vitali delle piante, della perdita di biodiversità e dell’arrivo di nuove patologie vegetali provenienti ad esempio da Africa ed Asia.

     

    Tutti questi mutamenti stanno già portando gli operatori del settore a modificare le tecniche di gestione agronomica e forestale in vista di una maggiore e migliore sostenibilità ambientale, con la Calabria che rappresenta da questo punto di vista uno degli esempi più virtuosi in Italia.
    Solo se riusciremo, infatti, ad adattare i nostri territori e con essi le colture e la forestazione al cambiamento climatico potremo salvaguardare e valorizzare al meglio il nostro patrimonio naturalistico.

     

    Un doveroso ringraziamento, infine, a Lina Pecora e Michele Ferraiuolo del Gruppo Naturalistico Micologico Silano, Francesco Curcio e Domenico Cerminara, rispettivamente Presidente e Direttore del Parco Nazionale della Sila e Francesco Cufari, presidente della Federazione dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Calabria, per avere reso possibile questo evento anche in un periodo estremamente difficile per tutti e per avere mantenuto viva una rete di professionisti di tale levatura professionale e umana, che ha a cuore la tutela dell’ambiente e della vita.