• Home / CITTA / Cosenza / Castrovillari: al via decima stagione teatrale comunale

    Castrovillari: al via decima stagione teatrale comunale

    X STAGIONE TEATRALE  COMUNALE

    Teatro Sybaris – Protoconvento Francescano

     

    CITTÁ  DI CASTROVILLARI – Assessorato alle Politiche Culturali

    T.C.A. – Teatri Calabresi Associati

     

    AL TEATRO SYBARIS LA VITA DI FRANCESCO CRISPI

     

    LO SPETTACOLO  DI VESUVIOTEATRO  VA IN SCENA SABATO 29 NOVEMBRE ALLE 21.00

     

    “Io sono Crispi” di Paolo Patui dai dialoghi di Giuseppe Astuto e Raffaele Romanelli è lo spettacolo che va in scena sabato 29 novembre alle 21 come secondo appuntamento della X stagione Teatrale Comunale, organizzata dall’assessorato alle politiche culturali e da Teatri Calabresi Associati. “Questa decima stagione inizia con tre spettacoli che rientrano nel Progetto palcoscenico Calabria 2008, dedicati ad illustri uomini del nostro Novecento – spiega il coordinatore della rassegna, il prof. Luigi Troccoli,  abbiamo iniziato con il Luigi Sturzo di Scena Verticale,   continuiamo con due spettacoli di Paolo Patui, quello del 29, appunto, sulla vita di Francesco Crispi e poi con lo spettacolo del 5 dicembre su Donato Menichella”. La decima stagione teatrale comunale inizia quindi con tre appuntamenti dedicati al teatro sociale e d’impegno ma ricordiamo che più avanti con un cartellone ricco ed articolato, ci sarà spazio per commedie brillanti e serate divertenti con grandi interpreti del nostro palcoscenico come Lello Arena, Arturo Cirillo, Mariangela D’Abbraccio e Gene Gnocchi. Ma torniamo all’appuntamento di sabato 29 novembre. “Io sono Crispi” con Alessandra Borgia, Elena Cepollaro, Ciro Damiano, Andrea de Goyzueta, Claudio Di Palma e Antonio Marfella è una produzione Vesuvioteatro, nell’ambito di “Storie interrotte”, un progetto promosso dal Dipartimento Politiche di Sviluppo del Ministero dello Sviluppo. La regia è di Claudio Di Palma, le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Roberta Nicodemo e le proiezioni di Ciro Pellegrino. Francesco Crispi, siciliano, figura di grande prestigio nell’Italia dell’Ottocento, fu alla guida del governo negli anni cruciali della trasformazione economica e istituzionale del paese. Anticlericale e ostile alla proprietà terriera sin dalla giovinezza, interessato agli esiti istituzionali della rivoluzione risorgimentale, ha concorso a fare del paese uno Stato moderno e consapevole della funzione delle istituzioni centrali e locali per la realizzazione delle riforme. E’ il vero stratega politico dell’impresa dei Mille, diventando  dittatore della Sicilia e operando con Garibaldi per l’unificazione dell’Italia e la stabilizzazione amministrativa. In  nome dell’unificazione dell’Italia abbandona le posizioni repubblicane e diviene sostenitore della monarchia in un paese costituito da  una molteplicità di Stati fino ad allora sovrani. “Io sono Crispi “ di Paolo Patui è un testo nato dalla dichiarata stratificazione di modalità ispirative e linguistiche differenti. Una drammaturgia in continua oscillazione tra la filologia di una cifra storico-documentale di alcuni dialoghi e i caratteri dell’invenzione teatrale di altri passaggi narrativi. Una composizione in cui si azzarda la realizzazione del compromesso manzoniano di “profittare della storia senza farle concorrenza”. Artificio complesso. Occorreva, per la sua messa in scena, un luogo in cui trasferire e tradurre minimalismo del quotidiano ed emblematica “verità storica”. Un luogo ovviamente non pacificante. Allora, Crispi è lì, in un luogo dei corpi in cui i personaggi si concretano nelle passioni per poi concedersi con uguale naturalezza all’evanescenza. Crispi è lì, in un luogo della parola dove il realismo linguistico più volte si fonde e confonde in una misura evocativa del dire. E’ lì, pressoché cieco, in una “detenzione” perimetrata dalle pareti di una camera di mezzo iniziatica, viatico al disvelamento di un nuovo secolo, o, più prudentemente, in un isolamento pertinente ad una sala operatoria attrezzata per un intervento di cataratta. Crispi è lì, dove la voce del popolo si fa sussurro, dove le donne della sua vita sono presenze indirette. E’ lì, il suo decisionismo politico ha già prodotto grandi riforme, ma il tempo, il novecento incombente, lo recludono come leone in gabbia. Dinanzi a lui un velo (opacità del cristallino o del tempo )  attraverso il quale la Storia e la sua storia continuamente filtrano e sul quale c’è la necessità assoluta di lasciare un segno del passaggio. Crispi è lì, la lucidità della sua mente non è contagiata dall’offuscamento della vista, la fierezza non ha ancora abbandonato un corpo, che gli sembra, in scena è, ancora giovane. Gli incontri con Garibaldi, Colajanni, Re Umberto si presentano con dinamiche rapsodiche, portano il segno della sua memoria o della sua preveggenza politica, sono a volte “ soltanto “ prefigurazioni oniriche. Crispi è lì, uomo contraddittorio e tragico del suo secolo. E’ lì nella vanitosa convinzione di poter durare oltre il proprio tempo, nella megalomane e al tempo stesso poetica illusione che la propria storia non si interrompa nell’ultimo respiro.

     

    Mettere in scena temi e personaggi della storia italiana attraverso “dialoghi possibili”. Lezione da portare in palcoscenico. Scommessa difficile. Ci riescono gli attori di Vesuvioteatro per il progetto “Storie interrotte”, al Nuovo con “Io sono Crispi” di Paolo Patui da dialoghi di Giuseppe Astuto e Raffaele Romanelli. Complesso percorso che Claudio Di Palma, regista, e anche protagonista per un Francesco Crispi d’ascetica contenutezza, compie in rapido gioco di memoria, ricorrendo a possibili suggestioni e invenzioni di drammaturgia. Con lui in bella squadra Alessandra Borgia, Ciro Damiano, Andrea de Goyzueta, Antonio Marfella e Valentina Vacca. Preziose atmosfere rarefatte suggerite anche dalla scenografia di Roberto Crea dalle proiezioni di Ciro Pellegrino e dai costumi di Roberta Nicodemo. Cercando di sfuggire alle secche del didascalismo in agguato. Spettacolo compiutamente “utile” e voglia di “rilettura” e/o “riflessione” non soltanto negli spettatori più giovani.                                                                          (Giulio Baffi de la Repubblica)

     

    a cura di Domenico Donato

    (Ufficio Stampa della IX Stagione Teatrale)