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    Bimbo morto a Cosenza: quattro medici alla sbarra

    E’ iniziato oggi nel Tribunale di Cosenza il processo a carico di 4 medici dell’Ospedale Civile dell’ospedale’Annunziata’ di Cosenza, accusati di aver provocato la morte del piccolo Andrea Bonanno, 7 anni, nel 2005. Si tratta di Francesco Togo, 60 anni, primario del reparto di ortopedia dell’ospedale cosentino, e dei medici Achille Maria Scalercio, 37 anni, Antonio Franco, 66 anni, e Battista Rota, 59 anni. Li giudichera’ il magistrato Gianfranco Grillone. Andrea mori’ nell’ottobre del 2005, dopo un periodo di coma. L’accusa afferma che tutto fu causato da un intervento effettuato per allargare il gesso applicato alla frattura di un braccio. I quattro medici non si sarebbero accorti che nel praticare l’ingessatura si era formata un’ulcera cutanea e si sarebbe poi avuta una infezione settica. Da qui, sempre secondo l’accusa, l’arresto cardiocircolatorio che mando’ in coma Andrea, che era anche portatore di una cardiopatia congenita. Entrambi i genitori di Andrea erano presenti questa mattina nel Tribunale. “E’ una vicenda che mi ha sconvolto la vita”, dice la mamma di Andrea, Fatima. “Era un bimbo vivace e pieno di vita, era la nostra gioia e il nostro unico figlio. Non meritava di fare una fine simile”. “Confidiamo molto nella magistratura e ci aspettiamo che finalmente venga fatta giustizia per quello che e’ capitato a nostro figlio. Impegneremo tutto quello che abbiamo in questa battaglia”, dice il padre di Andrea, Giovanni. I genitori hanno infatti contattato, tra gli altri, anche un avvocato d’eccezione: il noto penalista Carlo Taormina, che si occupera’ di questo difficile caso per conto della nonna paterna, costituitasi parte civile. “Non e’ un caso difficile, e’ una porcheria”, ha detto Taormina, arrivato questa mattina in ritardo a causa del volo aereo. “Mi auguro che ci si imbatta in una magistratura che voglia vedere fino in fondo come stiano le cose. Credo che questa sia una parte del processo, un’altra parte si svolgera’ altrove”, ha detto ancora, misteriosamente, Taormina. “E’ un processo che sconvolge non tanto per le accuse di imperizia dei medici, ma per l’assoluta mancanza di attenzione”. Di tutt’altro tenore le dichiarazioni del collegio di difesa dei medici, che punta invece tutto su una perizia effettuata da esperti. “La definirei una superperizia”, dice l’avvocato Antonio Quintieri, “nella quale tutti i medici, professori universitari, nominati dal Gip, hanno stabilito che non vi e’ alcuna colpa nell’esercizio dei medici oggi rinviati a giudizio”. Nelle fasi iniziali del processo e’ stata respinta la richiesta della Regione Calabria di costituirsi parte civile, richiesta che era stata motivata, tra l’altro, dall’universale “diritto alla salute”, come si legge nell’atto presentato, e per i danni patrimoniali derivanti dall’immagine negativa gettata sulla sanita’ calabrese. (AGI)