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    Piano vaccinale nelle aziende, la proposta della CGIL Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo

    “Ritardi e disorganizzazione nella somministrazione dei vaccini, assenza di trasparenza su categorie e beneficiari, mancanza di uniformità nei criteri adottati nella distribuzione delle dosi sui territori, piattaforme on line per la prenotazione “zoppicante”: sono alcune delle criticità che si registrano nella campagna di vaccinazione che vede la Calabria, in base ai dati forniti dal Governo, ultima, per dosi somministrate”. E’ quanto afferma il segretario generale della CGIL Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese.

    “Quanto accaduto a Vibo Valentia nei giorni scorsi – afferma Scalese – la dice sulla sullo stato di confusione che regna sovrano: centinaia di anziani assembrati senza ordine né criterio, nella Calabria in lockdown da Covid, e la folla schierata di fronte alle porte del Palasport fin dalle prime ore del mattino, pronta a sgomitare per la somministrazione, perché l’Asp di somministrare le fiale a qualunque over 60 si presentasse, senza necessità di prenotazione. Alla base di questi disagi vergognosi la mancanza di una visione d’insieme, l’adozione di atti aziendali delle Asp che non sono stati ‘partoriti’ dal confronto con le organizzazioni dei lavoratori. Se questi sono i presupposti sarà davvero difficile ricostruire la disastrata offerta sanitaria ospedaliera e la medicina del territorio”.

    “Il nostro dovere resta essere costruttivi e propositivi, recuperando il gap che ci relega in fondo alla classifica puntando, ad esempio sull’attuazione del Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti Covid nei luoghi di lavoro – afferma ancora il segretario generale -. L’iniziativa è rivolta ai lavoratori, a prescindere dalla tipologia contrattuale con cui prestano attività nell’azienda, e ai datori di lavoro. Con il supporto o il coordinamento delle Associazioni di categoria di riferimento, i datori di lavoro possono manifestare la disponibilità ad attuare piani aziendali per la predisposizione di punti straordinari di vaccinazione anti Covid nei luoghi di lavoro destinati alla somministrazione in favore delle lavoratrici e dei lavoratori che ne abbiano fatto volontariamente richiesta. Sarebbe il caso di avviare al più presto il confronto su questo, anche coinvolgendo le Asp che, nel frattempo, dovrebbero già aver messo in campo tutte le misure necessarie a verificare la persistenza di disfunzioni nel funzionamento del piano vaccinale per superare, celermente. Senza le vaccinazioni non ne usciamo: le saracinesche dei negozi non terneranno ad alzarsi, le piccole e medie imprese non si rimetteranno in modo, la speranza di guardare ad un possibile ritorno alla normale quotidianità rimarrà fuori dalla porta. Ci sembra che la portata della pandemia, e dell’importanza degli interventi di contrasto e contenimento della diffusione del virus, continui ad essere sottovalutata. Che fine hanno fatto i Covid hotel? A che punto è la riqualificazione dell’ex Villa Bianca a Catanzaro in centro Covid? I primi 40 posti avrebbero dovuto essere pronti a febbraio, secondo quanto dichiarato dal presidente facente funzioni, Spirlì nel corso dell’ennesima passerella. Invece, la Regione ha preferito tergiversare sull’avvio al Policlinico di Germaneto di un Centro di Emergenza e Cura Covid 19, con l’istituzione di un Pronto Soccorso dedicato. Il Padiglione C resta chiuso e inutilizzato, mentre avrebbe potuto essere prontamente allestito per diventare centro covid. Azienda ospedaliero-universitaria “Mater Domini” e Azienda “Pugliese-Ciaccio” devono essere messe in condizione di integrare le loro funzioni, per l’interesse esclusivo della popolazione non soltanto provinciale ma della intera regione. Invece abbiamo assistito pochi giorni fa alla nuova bocciatura della legge regionale sull’integrazione da parte della Corte Costituzionale. Le parole d’ordine devono essere ‘concertazione, concretezza, azione’: non c’è più tempo per le chiacchiere da bar, anche perché il caffè è possibile prenderlo solo da asporto”.