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    Gruppo regionale Pd: “Nessuna spartizione e nessuno alla ricerca di prebende. Ci dimettiamo dalle vicepresidenze per un evidente vulnus democratico e politico”

    Il gruppo consiliare regionale del Partito democratico ha convocato la stampa, via skype, per “fare chiarezza” su quanto accaduto a Reggio Calabria nel corso dell’ultimo Consiglio regionale. “Da parte nostra, nessun assenso alla spartizione e nessuno alla ricerca di prebende.

    Nessuno di noi ha chiesto niente, se non di rispettare la prassi democratica, da tempo consolidatasi in moltissime assemblee regionali, di assegnare alla minoranza la presidenza della Commissione Vigilanza: per il semplice fatto che, in un consesso democratico, non è istituzionalmente opportuno che la maggioranza vigili su sé stessa”. Questo il messaggio politico chiaro evidenziato dal capogruppo Mimmo Bevacqua. Insieme a lui i consiglieri Carlo Guccione, Nicola Irto, Libero Notarangelo e Luigi Tassone. “Quello che è successo nella mattinata di venerdì ha dimostrato il vero volto di questa maggioranza”, hanno tenuto a ribadire i consiglieri dem. “La vicenda delle Commissioni conferma che nella maggioranza regna uno stato permanente di duello all’arma bianca. La giornata di ieri ha confermato che una maggioranza politica non esiste: esistono venti consiglieri che giocano ognuno per sé stesso e, se raggiungono i singoli obiettivi e avanza tempo, forse si ricordano pure che esiste la Calabria. Non sono bastati quattro mesi di battaglie interne e la creazione di una nuova Commissione per garantire una poltrona in più: ieri si sono superati, giungendo all’incredibile rinvio di 8 ore di una seduta consiliare nella quale poco è mancato che arrivassero ancora con gli elmetti in testa”, ha sottolineato Bevacqua. Il Pd ha spiegato che si è dinanzi ad un “clamoroso errore”, ribadito negli interventi di Notarangelo e Tassone. Mentre Carlo Guccione, tacciando di “incapacità politica” l’attuale maggioranza, ha aggiunto che “qualora vengano riscontrati dubbi dal verbale dell’Assemblea Legislativa, ricorreremo al Tar e chiederemo una formale marcia indietro al Presidente del Consiglio ed alla maggioranza governativa”. Da qui la ferma volontà di “imprimere, da questo momento in poi, una diversa azione politica in Consiglio con un profilo diverso rispetto a quanto adoperato finora per via del Covid”. Nicola Irto ha evidenziato i due diversi aspetti la questione: dal punto di vista amministrativo, “la preoccupazione” dell’ex presidente del Consiglio “nasce da uno sgarbo istituzionale mai avvenuto finora nelle tante legislature regionali”. E poi l’aspetto squisitamente politico “con la dignità venuta meno e la rappresentanza che non esiste. Non vogliono essere controllati? La verità è che si è assistito ad un processo antidemocratico e questo rappresenta un segnale evidente che si vuole svuotare di prerogative l’intero Consiglio”. Questione diversa, ma di certo non meno grave, quanto avvenuto in relazione alla Commissione Antindrangheta. “Sappiamo – sottolinea il gruppo PD – che è intervenuta personalmente la Meloni per costringere i suoi a rifiutarla. Se la minoranza avesse accettato, saremmo passati per quelli che, pur di racimolare qualche postazione, sarebbero stati disposti a mettere un tappo alle contraddizioni dirompenti tutte interne alla maggioranza”. Passaggio infine sul presidente Tallini: “Il Presidente del Consiglio si è rivelato un mero esecutore delle decisioni della maggioranza. Ma il suo ruolo non è e non dovrebbe essere questo”. La maggioranza – chiosano i cinque consiglieri – si è rivelata per quella che è: un coacervo confuso che non è in grado di governare una regione come la Calabria”.