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    Ex Villa Bianca ideale per ospitare il Centro Covid regionale, la posizione del presidente dell’Ordine degli Architetti di Catanzaro

    “L’individuazione dell’ex Policlinico Villa Bianca di Catanzaro per la creazione di un centro COVID regionale risponde alle esigenze di un sistema territoriale di gestione delle emergenze sanitarie che pone al centro del processo l’organizzazione e la prevenzione in un ottica di risposta sociale ai problemi dell’emergenza epidemiologica”. E’ quanto afferma Giuseppe Macrì, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Catanzaro che interviene nel dibattito aperto in questi giorni sulla creazione di un centro COVID regionale, ed in particolare sull’individuazione del luogo più adatto ad ospitarlo.

     

    “L’emergenza COVID-19, in percorso di riorganizzazione del sistema sanitario comporta l’individuazione di strutture idonee per le nuove funzioni epidemiologiche che non possono essere estranee alla pianificazione strategica e alla organizzazione delle funzioni territoriali per non creare nuovi squilibri e decentramenti urbani non rispondenti ai bisogni del territorio – afferma Macrì -. Le funzioni sanitarie devono essere integrate organicamente con la Città essendo destinazioni che con la loro presenza garantiscono la salute pubblica che si esplicita attraverso prestazioni specialistiche che non possono essere estranee al sistema sociale territoriale”.

     

    “La struttura sanitaria del Policlinico ex Villa Bianca si trova in un ambito urbano consolidato, dotato di tutti i servizi territoriali  e risulta ben collegata alle principali vie di comunicazione. Il polo ospedaliero è costituito da un complesso autonomo facilmente identificabile e di facile accessibilità con un articolazione funzionale e urbanistica idonea per essere facilmente adeguato alle nuove necessità”.

     

    Secondo il presidente dell’Ordine degli Architetti di Catanzaro, “la proposta di delocalizzare la struttura COVID regionale in altro sito non è coerente con le esigenze del sistema sanitario territoriale, perché creerebbe nuovi squilibri urbanistici  che sono da evitare perché causa di disgregazione urbana”.

     

    “Riteniamo pertanto che la proposta del Sindaco Sergio Abramo sia corretta e rispondente alle esigenze del piano sanitario nazionale (COVID), che esprime nella Città la sua organizzazione sanitaria, le sue eccellenze mediche e organizzative di cui è dotata. Oltre al potenziamento della medicina del territorio occorre l’istituzione di un unico centro che possa affrontare le malattie infettive presenti e future e Catanzaro ha tutti i requisiti per ospitare un centro d’eccellenza che sia a servizio di tutto il meridione”.

     

    “E’ necessaria la istituzione, nel più breve tempo possibile, di un unico Centro d’eccellenza che possa contrastare efficacemente qualunque epidemia, che potrebbe nuovamente colpire il nostro Paese. Il centro potrebbe essere rapidamente costituito riadattando il presidio ex Villa Bianca, un tempo policlinico Mater Domini ed oggi sede di alcune Unità operative e di uffici amministrativi che potrebbero essere comodamente trasferiti al Campus.Presso il presidio ospedaliero ex Villa Bianca, fino a pochi anni addietro, erano presenti tutti i reparti funzionali ad un Centro di questo genere, dalla radiologia alla rianimazione, dai laboratori di analisi alla pneumologia, che potrebbero essere ripristinati rapidamente. La realizzazione dell’IRCCS, unico nel meridione, potrebbe essere gestito in collaborazione con l’Università che ha appunto la ricerca medica fra le sue attività prevalenti e potrebbe vedere la collaborazione dell’Azienda Pugliese-Ciaccio, rappresentando la prima forma embrionale della integrazione tanto auspicata – conclude Macrì -. Ad integrazione della nuova struttura, la Regione potrebbe incentivare, con i fondi della ricerca e sviluppo, la nascita di un incubatore ed attrarre numerose start-up che abbiano lo scopo di produrre tutti i presidi necessari alla lotta delle malattie infettive con il dovuto grado di innovazione (dalle semplici mascherine, ai vaccini, dai detergenti alle app)”.