• Home / CITTA / Catanzaro / USB Calabria: “In aumento la diffusione del COVID 19 ed in Calabria ancora si studia come intervenire?”

    USB Calabria: “In aumento la diffusione del COVID 19 ed in Calabria ancora si studia come intervenire?”

    Il quadro che ci viene restituito dalle statistiche regionali è allarmante, l’aggiornamento ci dice che i lavoratori continuano a lavorare senza DPI e si ammalano, una gravità della malattia che appare molto più dura di quella altre regioni se consideriamo che i tamponi vengono effettuati prevalentemente solo su soggetti sintomatici;  la preoccupazione di trasmissione del virus è ampiamente preoccupante forse siamo in Calabria nella fase peggiore dello svilupparsi del contagio.

    Abbiamo scritto come USB, per la seconda vola al presidente della giunta regionale per capire come intervenire ma soprattutto concordare alcuni interventi nella regione – con le modalità che riterranno opportuni x dialogare – ancora oggi tutto tace ! Sentiamo solo lamenti per il commissariamento, come unico problema!

    Gli esperti ipotizzano che ci sono una parte sommersa di casi asintomatici non ancora identificati e la sottostima di questi casi che non ci può portare ad essere superficiali nell’adottare misure che da appiccare di distanziamento sociale per evitare la riduzione e la circolazione del virus e sovraccaricare gli ospedali

    Bisogna tenere d’occhio l’incremento percentuale dei nuovi casi che registriamo in Calabria in questa settimana, su come in pochi giorni si sono raddoppiati il numero dei casi – tutti hanno avuto la possibilità di giocare in anticipo sulla diffusione del virus – noi in Calabria stiamo studiando il sistema per contenerlo!!!

    Senza vedere che il virus si diffonde con una velocità impressionate, ancora oggi non abbiamo contezza dei casi di rientro ma soprattutto gli uffici continuano a lavorare a contatto con utenza e tra di loro, scaricando le responsabilità sui lavoratori su come salvaguardarsi!! Oltre alle ripercussioni economiche sugli stessi.

    In assenza di risposte regionali a tutela dei lavoratori in questo caso calabresi abbiamo  proclamato lo  sciopero generale per tutti i settori produttivi non essenziali, compreso il commercio, la grande distribuzione il turismo e pubblici esercizi e proclamazione stato di agitazione in, cooperative sociali e per i settori e aziende soggetti alla L. 146/90;  lettera 200317/122 inviata alla commissione di garanzia sullo sciopero   – un pacchetto di scioperi a partire dal 17 marzo.

    Perché alla  luce degli ultimi decreti governativi e del recente protocollo definito con altre organizzazioni sindacali e datoriali, si evidenzia come si sia inteso disattendere quella che era la principale richiesta che proviene dai luoghi di lavoro, ossia che la  salute viene prima di tutto.

    Le misure assunte nei vari decreti, compreso l’ultimo del 17 marzo 2020, hanno tutti un unico elemento discordante con la reale tutela della salute dei lavoratori e delle lavoratrici, ossia che vi è l’obbligo per milioni di lavoratori di doversi recare al lavoro, anche in attività che nulla hanno a che fare con i servizi essenziali, come i settori industriali non legati alla filiera dei beni di prima necessità, od altri che vedono la loro attività notevolmente ridotta, come la logistica o i call center.

    Tutti i lavoratori  vivono lo stesso incubo di recarsi al lavoro senza una adeguata formazione igienico sanitaria e quasi ovunque privi dei minimi dispositivi di protezione individuale.

    A ciò aggiungiamo che si stanno predisponendo per le cinque procure calabresi esposti al fine di  accertare le responsabilità di tutte quelle strutture che qualora non forniscano ai lavoratori le misure necessarie a salvaguardare la loro salute, adottando i provvedimenti sanitari, igienici e comportamentali peraltro previsti dai decreti  governativi, mettono a repentaglio la salute dei lavoratori.

    Non si può scaricare sui lavoratori la tutela della propria salute e quella di tutti i cittadini, ci sono meccanismi che posso essere messi in campo per agevolare il lavoro – se persiste l’attuale menefreghismo non indulgeremo a procedere per le vie legali nei confronti di qualche singolo “mega dirigente” qualora si dovessero verificare altri casi di contagio ascrivibili alla superficialità delle amministrazioni.