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    Catanzaro, lettera aperta delle strutture per anziani

    Riceviamo e pubblichiamo
    Gentile Presidente,

    ho letto e riletto l’ordinanza sullo screening a tutti gli operatori delle strutture per anziani della Calabria. Confesso che la prima sensazione è stata di leggero sollievo, non perché avevo sollecitato in tal senso il nostro Governatore Santelli, ma perché ho creduto che l’attenzione verso gli operatori, gli ospiti e i responsabili delle realtà che si occupano di anziani in modo residenziale, fosse stato in qualche modo soddisfatta.
    Purtroppo, dopo una lettura più attenta dell’ordinanza in questione, ho riscontrato che le aspettative sono andate deluse e la stessa ordinanza presenta, quantomeno, delle lacune.
    Vorrei che gli estensori dell’ordinanza spiegassero a me, e ai tanti operatori, responsabili e ospiti delle strutture a carattere socio-assistenziali in che modo bisognerebbe fare lo screening per il Covid 19. Immagino non sia sfuggito a nessuno come nell’ordinanza ci sia un preciso e circostanziato invito alle strutture di fare da sé tramite la propria Direzione Sanitaria. Tuttavia, nelle strutture socio-assistenziali, come è noto, non ci sono, e non ci possono essere, direzioni sanitarie poiché le stesse strutture erogano servizi di natura assistenziale e non sanitaria. A questo punto, va da sé, che tali strutture non sanno come muoversi e non sanno a chi rivolgersi per effettuare gli screening su operatori e ospiti.
    Capisco che, nell’immaginario collettivo, e forse anche in quello degli estensori del decreto, si associ l’assistenza residenziale agli anziani esclusivamente dal punto di vista sanitario, ma, siccome ci sono tante strutture in Calabria che hanno carattere socio assistenziale, mi chiedo chi dovrebbe fare gli screening e, sopratutto, perché un’ordinanza di tale portata debba essere concepita non tenendo conto della complessità del settore e delle variabili insite nell’assitenza sociale e residenziale ai nostri anziani.
    Spero vivamente di sbagliarmi e di aver letto male l’ordinanza, resta il fatto che, sebbene mossi dalle migliori intenzioni, chi ha concepito il provvedimento ha, quantomeno, dimenticato di specificare in che modo le strutture non sanitarie, ma a carattere socio-asssitenziale, debbano effettuare gli screening. Inoltre, mi sento di ribadire che ci sono strutture che ancora hanno difficoltà a reperire i cosiddetti presidi di sicurezza (mascherine, guanti, camici, igienizzanti) per fornirli ai lavoratori che sono impiegati nelle strutture. Passi pure il fatto che in una ordinanza così importante alcune categorie di strutture di assistenza per anziani vengono relegate nella categoria “eccetera eccetera”, ma, sinceramente, che nella stessa ordinanza non vi sia spiegato in che modo debbano essere effettuati gli screening, francamente, è bizzarro.
    Sono sicuro che si sia trattato di una dimenticanza e che ci sarà una spiegazione, oltre che una indicazione precisa su come procedere. Lo meritano gli operatori e gli ospiti delle strutture a carattere residenziale sociale. Lo meritano per il loro impegno e per la loro estrema compostezza nel vivere con dignità e passione questo momento complicato.
    Non abbiamo mascherine e guanti, perché introvabili, ma abbiamo dignità e a passione da vendere. Ne prendano atto tutti. A partire da chi ha scritto un’ordinanza monca è lacunosa.
    Rosario Bressi
    Presidente Cooperativa Sociale IL LAMPADIERE –

    Comunità Alloggio Anziani Villa San Domenico ZAGARISE (CZ)