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    Codacons: “Nel 2019 in Calabria finiti all’asta 1008 immobili”

    Le vendite degli immobili all’asta trovano sempre meno appetiti sul mercato e gli immobili si vendono con sempre maggiore difficoltà.
    Questo è quanto emerge da una ricerca effettuata dal Codacons che ha esaminato la situazione nei tribunali calabresi.
    I DATI
    Nel 2019 sono diminuite le procedure immobiliari in Calabria, passando dai 1429 fascicoli registrati nel 2017, ai 1249 procedimenti del 2018, fino al dato attuale di 1008 espropriazioni – sostiene Francesco Di Lieto del Codacons.
    Soltanto il Tribunale di Paola registra un dato in controtendenza, con aumento del 12 %.
    Le diminuzioni dei fascicoli più significative si registrano a Castrovillari (-44 %), Cosenza (-31%) e Catanzaro (-18%).
    La provincia con il maggior numero di pignoramenti immobiliari è quella di Cosenza con ben 419 fascicoli aperti nel corso del 2019 (ma erano 581 nel 2018 e, addirittura, 647 nel 2017).
    Seguono le province di Reggio Calabria con 236 fascicoli (erano 257 nel 2018), quindi Catanzaro con 194 fascicoli (erano 230 nel 2018), Crotone con 97 fascicoli (erano 100 nel 2018) e, infine, Vibo Valentia con 62 procedura contro le 81 dell’anno scorso.
    I MOTIVI
    Le ragioni della diminuzione dei procedimenti sono molteplici e frutto anche degli incrementi degli anni passati. Ma anche i costi da sostenere diventano sempre più importanti.
    Una volta subìto il pignoramento, infatti, diventa un’impresa titanica venirne a capo, perché le somme da affrontare aumentano, tra le spese della procedura, quelle legali, quelle per la pubblicità degli annunci immobiliari, per non parlare di altri creditori che possono intervenire e, magari, rendere meno appetibile la vendita. Le aste che vanno deserte sono in media da due, a volte tre. E, ad ogni nuova asta, l’immobile finisce per perdere sempre più valore.
    Di conseguenza alla fine il prezzo effettivamente realizzato è decisamente inferiore (intorno al 30%) rispetto al valore stimato e, nella quasi totalità dei casi gli immobili abbisognano di importanti interventi di ripristino o, addirittura, sono occupati e per renderli liberi bisogna affrontare altre spese.
    La parte del leone nell’attivare le procedure, ovviamente, spetta agli istituti di credito. Mentre le “vittime” sono non soltanto piccoli imprenditori e lavoratori autonomi, ma anche famiglie di impiegati che, oramai, non riescono più a sostenere il peso dei debiti contratti per sopravvivere.
    Infatti per finire nel tunnel della povertà, basta davvero poco, una spesa improvvisa, una bolletta esorbitante, piccoli problemi di salute.
    Difatti mentre fino al decennio scorso si chiedeva un prestito solo per effettuare acquisti “importanti”, in questi anni le famiglie sono costrette a ricorre al credito anche per fare la spesa o pagarsi le spese mediche ed anche un funerale.
    Sono tantissime le famiglie costrette a chiedere finanziamenti, non per effettuare spese, ma per pagare altri prestiti. Un circolo vizioso in cui, una volta finiti dentro, è difficilissimo venirne a capo.
    Senza contare che questo fenomeno dilagante lascia spiragli sempre più ampi alla ignobile piaga dell’usura. E così finanziamento dopo finanziamento, aumenta il rischio di ritrovarsi con la casa in vendita.
    Vere protagoniste delle esecuzioni immobiliari sono le banche che, a volte davvero in maniera scellerata, agiscono senza aver prima tentato soluzioni alternative.
    Questa “facilità” nell’attivare pignoramento, unita ad un “abuso” delle segnalazioni a sofferenza – incalza Di Lieto – meriterebbe un durissimo intervento da parte della Banca d’Italia. Ed invece assistiamo a segnalazioni che finiscono per decretare la “morte” sociale di tante famiglie, perché costituisce l’anticamera del baratro, atteso che impedire l’accesso al credito rende estremamente vulnerabile una famiglia e rischia di consegnarla direttamente in mano agli usurai.
    LE RICHIESTE
    L’elevata percentuale di espropriazioni proposte senza un serio rischio di poter recuperare il credito (ma solo per qualche rateo arretrato), il disagio sociale che spesso rischia di trasformarsi in tragedia – sostiene Di Lieto – imporrebbero al governo regionale di agire nei confronti degli istituti di credito che operano in Calabria. Da anni chiediamo al Governo regionale di intervenire per “imporre” procedure di conciliazione capaci di garantire sia le famiglie che si trovano in stato di obiettiva difficoltà. Il tutto, non solo per scongiurare la perdita della casa ma anche per evitare che siano le stesse banche ad essere insoddisfatte dell’esito dell’esecuzione, recuperando, dalla vendita, solo un pugno di mosche. Ma, evidentemente, si tratta di un argomento non ritenuto particolarmente interessante dal parlamento regionale.
    IL MALAFFARE
    Ma c’è anche un’altra ragione perché le aste sono sempre più deserte.
    Le esecuzioni immobiliari rappresentano un enorme lato oscuro del sistema giudiziario – prosegue Di Lieto.
    Per come sono concepite finiscono per essere un “strumento” per riciclare proventi illeciti, arricchire personaggi non “adamantini” che ruotano intorno alle procedure espropriative e ridurre sul lastrico tante, troppe famiglie”.
    Le aste “condizionate” sono venute alla ribalta a seguito di noti fatti di cronaca e sono oggetto di un osceno chiacchiericcio in quasi tutti i tribunali italiani.
    Tanto imporrebbe una serie riflessione sul rischio che i Tribunali finiscano per trasformarsi in gigantesche “lavatrici” di danaro di provenienza illecita.
    LE PROPOSTE
    Occorre intervenire per molteplici motivi:
    Per rispetto di coloro che subiscono ingiustamente le aste giudiziarie;
    Per tutelare chi vanta un credito che diventa sempre più costoso riuscire a soddisfare;
    Per rinsaldare la fiducia nelle istituzioni”.
    Per allontanare i “mercanti dal tempio”.
    Per questi motivi abbiamo chiesto al Governo ed a tutti i Presidenti dei Tribunali di assumere precise iniziative a garanzia della trasparenza e della legalità:
    1- Istituire una banca dati unica, che possa consentire di verificare tutte le operazioni incoerenti rispetto alle disponibilità di chi acquista.
    2- Individuare un valore soglia, al di sotto del quale è inutile, oltre che antieconomico, procedere alla vendita.
    3- Prevedere controlli successivi allo svolgimento delle aste e propedeutici alla firma dei decreti di aggiudicazione, per verificare se è stata, concretamente, rispettata la normativa anti-riciclaggio.
    Confidiamo, infine, che la Guardia di Finanza voglia verificare tutti i fascicoli delle vendite giudiziarie per accertare il rispetto della normativa anti-riciclaggio nonché acquisire le eventuali segnalazioni poste in essere dai tribunali su operazioni e condizionamenti sospetti.