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    Olivicoltura, Statti: “Scendiamo in piazza perdifendere il futuro della Calabria”

    C’è un’ingiustizia di fondo che non può più passare inosservata e che implica ricadute devastanti per il settore olivicolo calabrese e conseguentemente per l’andamento dell’intera economia della regione: la disfunzione tra costi sostenuti dalle imprese calabresi e quelli dei Paesi competitor e le politiche dei prezzi che non tengono conto di queste diversità. Una discrepanza che danneggia all’origine i nostri produttori mutilando la possibilità di concorrere correttamente sui mercati nazionali ed internazionali. Minando la stessa tenuta economica delle nostre imprese che garantiscono sviluppo vero e occupazione in Calabria. Per comprendere questa vera e propria stortura del mercato basti considerare che a fronte della crescita costante dei costi di produzione sostenuti dagli imprenditori calabresi – che devono fare i conti con fattori decisamente variabili come le condizioni climatiche, fitopatologiche, i prezzi del caro energia e non per ultimo la crescente pressione fiscale imposta – gli stessi devono subire prezzi di vendita delle produzione, che mortificano la qualità dell’attività svolta dai produttori calabresi, dovuti alla concorrenza di Paesi produttori terzi (per lo più dell’area extraeuropea) dove vigono regole della “giungla” sia nel sistema di produzione adottato, sia per la tutela della qualità dei prodotti e sia anche per la garanzia dei diritti dei lavoratori. Il dato attuale indica, a proposito dei prezzi, un calo delle quotazioni all’origine di tutti gli olii d’oliva (compreso dunque anche quello extravergine) di ben 20 punti percentuali rispetto alle quotazioni dello scorso anno. Problematiche che l’eventuale taglio di cui si parla nella riforma della Pac – con una riduzione del bilancio agricolo del 12% – fungerebbe da moltiplicatore dei danni economici per gli agricoltori calabresi. Per tutte queste ragioni Confagricoltura invita tutti alla mobilitazione generale chiedendo il sostegno pieno non solo degli operatori del settore, ma di ogni lavoratore ed imprenditore che opera anche in altri comparti produttivi. Ricordiamo infatti che il settore olivicolo rappresenta oltre un quarto del valore totale dell’intera produzione agricola calabrese – dunque molto al di sopra di altre realtà nazionali (ferme al 3,9%) – e che nel complesso l’agricoltura vale il 6% circa dell’intero valore aggiunto prodotto in Calabria garantendo il 15% dell’occupazione della regione. Una flessione in questo settore dunque si ripercuoterebbe immediatamente – come è emerso anche nell’ultimo Rapporto Svimez presentato nei giorni scorsi – sulla tenuta complessiva dell’intera economica regionale. Non solo. Avrebbe effetti sociali negativi soprattutto per la sopravvivenza delle popolazioni che vivono nei territori interni e che da questa filiera produttiva traggono le ragioni più profonde della loro permanenza. Inoltre l’abbandono dei territori coltivati comporterebbe ricadute sulla corretta gestione del territorio con l’innalzamento dei rischi idrogeologici per quelle aree già particolarmente delicate sotto questo profilo. Da qui l’appello di Confagricoltura Calabria a scendere in piazza e chiedere regole stringenti che impongano una corretta applicazione della normativa sull’etichettatura, la tutela seria e forte del Made in Italy e dunque della produzione calabrese nel sistema di distribuzione e vendita della produzione soprattutto dalla Grande distribuzione organizzata. Imponendo norme certe, in questa direzione, per poter commercializzazione in tutta Italia e facendosi portavoce delle giuste istanze degli operatori calabresi presso le massime istituzioni europee e mondiali. Occorre inoltre lanciare campagne di sensibilizzazione rivolte ai consumatori per alzare il livello di conoscenza delle storture del mercato e facilitare acquisti sempre più consapevoli di prodotti che restano eccellenze della produzione italiane e calabrese. Senza contare che alcune importanti misure, pur previste dal Governo e che sarebbero state utili ad attenuare le crisi in cui versa il comparto, sono rimaste lettera morta. Si tratta delle misure da 13 milioni di euro, tra le quali quella a sostegno della liquidità delle imprese del settore per la copertura dei costi inerenti interessi dovuti dalle aziende per il 2019 a valere sui mutui contratti a tutto il 31 dicembre 2018. Per tutte queste ragioni scenderemo in piazza assieme per dire basta ad una politica economica che sta penalizzando la Calabria e che le impedisce di progettare in modo più sereno il proprio futuro.

    Il Presidente
    Alberto Statti