
Una forte cooperazione è stata oramai resa nota tra i diversi clan malavitosi della Calabria e coinvolge differenti territori della
nostra regione, dal reggino al crotonese, passando per Lamezia, punto di snodo fondamentale per il traffico di stupefacenti. “White Beach” e “Miseria e Nobiltà” i nomi delle due operazioni che hanno condotto a queste rivelazioni, al fermo di 36 persone ed al sequestro di beni per un valore di 50 milioni di euro, in seguito alla collaborazione tra Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata di Roma e con il supporto dei Comandi Provinciali interessati.
Le indagini scaturite dall’arresto di Vincenzo Pignola nell’Agosto del 2009 hanno portato gli investigatori a scoprire una ramificata rete di traffico tra Cirò, Giugliano (NA) e successivamente altre città della penisola. Partendo da questo filone Cirotano-Campano e seguendo le dinamiche criminali dell’organizzazione gli agenti investigativi del comando provinciale di Catanzaro, sono arrivati a scoprire un diverso filone che coinvolgeva Lamezia e Roma, questa volta, ed il clan Iannazzo.
Due i gruppi individuati, grazie alle captazioni investigative, facenti capo a Emanuele Iannazzo e Alessandro Mazzei, che tiravano le fila di un’organizzazione internazionale. La droga veniva distribuita capillarmente nel territorio lametino, ma principalmente a Roma, in Toscana e a Milano. Il nuovo scenario di narcotraffico portava alla luce un commercio internazionale di droghe sintetiche, anfetamine e metanfetamine, molto pericolose, destinato al mercato Australiano.
La droga, proveniente dall’Iran, giungeva in Spagna, attraverso l’aeroporto di Francoforte o di Praga, là dove sono avvenuti i sequestri, e da qui partiva per l’Australia. In ogni aeroporto, “snodo”, era presente un corriere che attendeva il carico da portare a destinazione, contenuto in delle valige di plastica.
Le indagini condotte dal sostituto procuratore della Dda, Vincenzo Luberto e dal Generale della Guardia di Finanza Antonio de Nisi, e presentate durante la conferenza stampa tenuta oggi dal Procuratore Capo Vincenzo Lombardo, presso la caserma “Laganà” della Guardia di Finanza, hanno portato ad eseguire un provvedimento di fermo nei confronti di 24 esponenti malavitosi a Cirò e 19 a Lamezia. Solo 36 misure, però, sono state eseguite oggi, altri soggetti, risultano all’estero o irreperibili.
L’esame del materiale investigativo, raccolto in sede di indagini di polizia giudiziaria e gli accertamenti economico-finanziari hanno permesso di appurare che alcuni indagati erano riusciti ad effettuare notevoli investimenti in beni e società detenute sia direttamente che attraverso prestanome. Da qui il sequestro preventivo di beni per 50 milioni di euro. 51 fabbricati, tra i quali ville e abitazioni di pregio, 6 terreni, 26 attività economiche, fra ditte individuali e società, 58 automezzi, tra cui 2 Ferrai e numerose altre auto di lusso, svariate quote societarie e polizze assicurative. Precisamente a Cirò sono state sottoposte a sequestro: “La Boucherie”, “Villa Fellini”, “l’Eko” e il “White Beach”, da cui prende il nome una delle operazioni. A Roma alcuni beni di proprietà della “Italy in the World” e il ristorante “Alla corte del principe”. A Novara la “Hostaria al vecchio portico”, mentre in Toscana la “Crial art beauty”.
“Il successo dell’operazione – sottolinea il procuratore Lombardo – è stato ottenuto grazie al duro lavoro di tutti e soprattutto risiede nell’aver neutralizzato un traffico molto pericoloso, imperniato su sostanze nocive che in un solo anno sono in grado, con un utilizzo continuo, provocano un decadimento fisico impressionate!”.




