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    Reggio-L’arte dell’incontro si rinnova ad Ecojazz con la magia brasileira di Toquinho

    di Domenico Grillone (foto di Antonio Sollazzo)

    La sua carriera è legata indissolubilmente all’Italia. Non tanto per le sue salde radici italiane, in parte anche calabresi, ma per quell’empatia che si creò a fine anni ’60 con un manipolo di artisti italiani, tra cui Ornella Vanoni, Sergio Endrigo e lo stesso Sergio Bardotti che nel 1969 lo invitò per la prima volta in Italia a partecipare ad un disco in omaggio al poeta Vinicius de Moraes. E Antonio Pecci Filho, in arte “Toquinho”, parte proprio da queste radici per deliziare il pubblico dell’anfiteatro del parco Ecolandia per la seconda serata del Festival Ecojazz, giunto alla ventiseiesima edizione. E dopo le scorribande caraibiche di Richard Bona, tinteggiate da un gradevolissimo jazz, della prima serata, l’atmosfera cambia decisamente tono con un tuffo nel passato in cui, musicalmente parlando, Italia e Brasile subivano reciprocamente un fascino irresistibile. Toquinho, quindi, ripercorre quei magnifici anni partendo dal famoso album di Ornella Vanoni “La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria” scritto da lui e Ornella assieme a Vinicius de Moraes. E lo fa di fronte ad un pubblico che diventa facile preda del chitarrista e compositore brasiliano, estasiato per la sua capacità di creare un’atmosfera quasi intimista ma che coglie nel segno. D’altronde, uno che musicò “la vita, amico, è l’arte dell’incontro” del poeta Vinicius, sa bene come entrare nell’anima e nel cuore della gente. E con l’aiuto della magnifica voce di Selma Hernandes e gli Afro Sambas (Poldo Sebastian al basso, Fabrizio Scarafile ai fiati, Luigi Rana alla chitarra, Fabio Accardi alla batteria e Cesare Pastanella alle percussioni), Toquinho, considerato in patria una delle icone della Mpb, riesce a rinnovare quella strana magia tra musica e racconti che tracciano un percorso musicale e, soprattutto, di vita. Accanto ad altra gente come Chico Barque, a quel tempo esiliato in Italia per sfuggire alla censura imposta dalla dittatura militare, ed in generale con tutti quei musicisti che nel corso degli anni hanno contribuito con la propria impronta allo sviluppo del samba ed in generale alla musica popular brasileira (MPB). Quasi due ore di musica e racconti, ed una inevitabile ‘saudade’ trasmessa quasi naturalmente al pubblico che si è fatto gradevolmente coinvolgere dalle percussioni e dalla sola chitarra di Toquinho al suono di Berimbau, passando al pieno di suoni e colori di Aquarela, diventata nel corso del tempo un manifesto di musica e poesia della Mpb, a “So danço samba” con la calda voce di Selma Hernandes, in una sorta di musica-dialogo (ed in quasi perfetto italiano) che ripercorre in una atmosfera di grande gioia i classici della Mpb. Toquinho si rivela ancora una volta un grande istrione ed i suoi settant’uno anni pesano quasi nulla di fronte ad una sempre ritrovata energia, soprattutto nel cuore e nell’animo. Incantato dal luogo, “non pensavo potesse venire tanta gente fin quassù per ascoltarmi”, Toquinho alterna momenti intimi in cui tocca sapientemente la sua chitarra con altri dove il ritmo e la musicalità degli Afro Sambas si fondono impeccabilmente con il suo genio e la magnifica voce di Selma Hernandes. Imbarazzato lo stesso patron di Ecojazz, Giovanni Laganà, commossosi più volte nel momento della presentazione. “Cosa c’è da aggiungere al nome di Toquinho? Credo nulla. Sono felice che lui abbia scelto Ecojazz”. Bellissima la cornice del parco di Ecolandia, scelta azzeccata per un connubio tra lo stesso Parco ed Ecojazz che, assieme alle tante collaborazioni e sinergie con le diverse istituzioni musicali, lo hanno reso quest’anno veramente vivibile. Si spera continui così per anni. Per Toquinho, invece, è stato l’epilogo, o quasi, di una tournee in Italia di grande successo per festeggiare i suoi cinquant’anni di matrimonio con la musica. Prossimo appuntamento questa sera con Felice Clemente, sassofonista, clarinettista e compositore, nipote di Mino Reitano, con il suo quartet “Mino Legacy”.