di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – “Sono amareggiata ma sono sicura che c’è stato qualche errore, una svista e sono pronta a fare lo sciopero della fame e con me tanti miei colleghi. Raccoglierò altre adesioni perché Lillo è una persona che merita e il teatro ha bisogno di uomini come lui. Non potete portarci via una realtà bella come questa”.
L’affascinante Serena Autieri, possente e sicura nella sua interpretazione di Lady Diana, ieri sera chiudendo la XXXII stagione artistica di Catona Teatro, rinomato festival della Polis Cultura, si lascia andare ad uno sfogo accorato per quel suo amico “Lillo Chilà, un amante del teatro, di quel teatro fatto bene e che, da oltre 30 anni con grande passione, entusiasmo, sapienza cura la parte artistica e non solo, di un festival che ha portato nomi illustri. Noi giriamo tutta l’Italia e trovare persone come Lillo è veramente difficile” – sottolinea l’attrice napoletana commossa nel vedere un’arena Neri gremita e in piedi per la sua straordinaria performance. Con il musical “Diana & Lady D”, lo spettacolo sulla principessa Diana scritto e diretto da Vincenzo Incenzo, la splendida Autieri è decisamente brava a mostrare la dualità della figura della principessa, divisa tra persona e ruolo pubblico, una dualità che narrativamente è risolta con un colloquio che diventa scontro continuo tra le due “anime” della donna.
“Diana è una donna del nostro secolo, molto amata, è una grande responsabilità portare la sua vita in scena – afferma l’attrice prima di salire sul palco – Questo spettacolo per me è una grande crescita interiore, professionale e ogni volta che indosso i suoi panni, è un’emozione diversa, una continua ricerca. Mi sono molto documentata, è stato un lavoro intenso, di introspezione fatto anche con una psicologa per capire meglio chi era Lady D. E’ un musical pieno di emozioni, è un inno alle donne, un inno alla principessa e attraverso la sua vita, diamo voce alle donne che non riescono a parlare, a ribellarsi a tante cose dolorose. Faremo volare con le note delle canzoni, un grido di speranza attraverso la vita di Lady Diana. Non poteva concludersi questo festival se non con una serata di grande coraggio, passione e di grande cultura”.
Raccontare quello che Serena Autieri è riuscita a portare sul palco insieme alle sei straordinarie ballerine, è davvero una impresa, le emozioni e i sentimenti si intrecciano ed è difficile trattenere le lacrime per uno spettacolo che, davvero, ha arricchito le anime anche quelle più dure. Vedere la principessa e la maestrina d’asilo, la bulimica e la filantropa, la mamma e l’amante che si ostacolano e si combattono fino all’ultimo giorno, rivendicando la loro impossibilità di coesistere è difficile da sopportare. Diana era molto fragile, non amata fin dall’infanzia ma, allo stesso tempo, era cinica e calcolatrice. Era una donna che ha goduto del successo ottenuto e lo dice soddisfatta quando capisce di aver oscurato la fama del marito che non l’ha mai amata: “Sono diventata una dea”, “La folla vuole me, segue solo me”.
Ma in quelle parole di “quel timido agnellino diventato una pantera raggiante” si coglie il dolore di una donna che manifesta il desiderio mai avveratosi di non essere spogliata, ma rivestita dal suo uomo, come segno dell’amore più alto, quello che solo una madre sa dare. Quella dolce principessa prova a trovare nell’alcol l’anestetico per il dolore, sprofonda nella bulimia per autopunirsi di colpe che non ha e in quell’enorme gabbia sul palco dove si ritrova, suo malgrado, cerca di vivere o meglio di non-vivere. L’Autieri è straordinaria a far luce sul dolore di una bambina che subisce la separazione dei suoi genitori, l’infanzia in un collegio con una madre assente e lontana che la rende ribelle e insofferente alle regole, e più tardi una ragazza piena di paure, di complessi, sopraffatta da un continuo senso di inadeguatezza e di debolezza nei confronti degli altri, al punto tale che si sente felice solo con i suoi “bambini”, quelli che le vengono affidati nel suo primo lavoro di babysitter a 19 anni o con le sue amiche. Poi l’incontro con Carlo, il padre praticamente la “offre” alla famiglia Reale che aveva bisogno di una ragazza come lei per poter dare al mondo un’immagine pulita della Monarchia inglese e coprire lo scandalo della relazione di Carlo con Camilla, all’epoca ancora regolarmente sposata. Diana, innamorata di quel Principe di 12 anni più grande di lei, sogna di poter realizzare quell’Amore che durerà come nelle favole per sempre e invece, si ritrova da subito con una durissima realtà.
“Sarò pure una principessa ma è triste avere tanto e non avere una vita – dice Diana dopo aver capito di aver fatto la scelta sbagliata sposando un uomo che non la ama – Mi uccisero l’anima con un flash in un giorno qualunque. Quelle come noi non saranno mai libere. Siamo una candela nel vento”.
Padrona assoluta del palco, Serena è eccellente nel recitare, cantare, ballare brani famosi di quegli anni, canzoni preferite di Lady D. Le lancette del tempo scorrono inesorabilmente su quella storia che porterà l’amata principessa a distruggersi con le sue stesse mani proprio quando incontra finalmente l’amore della sua vita, Dodi, con il quale pensa di rifarsi una vita riconciliandosi con quell’anima in continua lite per tutta la vita. Le note di “Candle in the wind” sulle quali l’elegantissima Autieri in un abito nero da gran sera e diadema, saluta il suo pubblico con il tipico gesto della mano delle donne di casa Windsor, chiudono la storia di una donna il cui unico errore è stato forse quello di aver lottato sino alla fine per essere semplicemente amata per quello che era ed è la reale commozione della protagonista a segnare una serata indimenticabile regalata da Catona Teatro a Reggio Calabria alla quale va l’ultimo accorato appello dell’attrice napoletana: “Questa realtà non può finire, impegniamoci tutti per salvarla”.












