• Home / CALABRIA / Si cerca in Francia il papà del bambino di 5 anni della Costa D’Avorio sbarcato da solo a Corigliano
    Arrivati 264 migranti al porto di Crotone

    Si cerca in Francia il papà del bambino di 5 anni della Costa D’Avorio sbarcato da solo a Corigliano

    Continua ininterrottamente la ricerca in Francia del papà del bambino di appena 5 anni, Cisse Namory Cheik, proveniente dalla Costa D’Avorio, sbarcato, da solo, senza i genitori e nessun altro familiare, dalla nave tedesca che sabato e domenica ha portato oltre 900 migranti nel porto di Corigliano. Il piccolo, bello e intelligente, è stato da sabato preso in affido provvisorio dalla famiglia di un bravo ispettore di polizia che vive a Rossano. La triste storia di questo bambino, resa nota da Franco Corbelli, delegato della Regione per la tutela e promozione dei diritti umani e leader del Movimento Diritti Civili- si legge in un comunicato diffuso dall’Ufficio stampa della Giunta- , ha profondamente colpito e commosso tutti.
    ”Il piccolo ivoriano per il trauma subito ha difficoltà ad addormentarsi e piange- dice Franco Corbelli- . Vuole poter riabbracciare il suo papà e la sua mamma. E’ questo il suo desiderio e il suo sogno. Oggi il bambino è stato portato al mare, dalla famiglia del poliziotto che lo sta ospitando, che ho chiamato e che voglio ringraziare per questo esemplare gesto di accoglienza e solidarietà, Sono contento- sottolinea- di aver avuto l’occasione questa mattina di sentire e salutare al telefono il piccolo Cisse. Qualche parola in francese per un breve saluto e un gesto di affetto”.
    Corbelli ha reso noto di aver, sempre oggi, sentito anche l’Ong, che sta seguendo il caso.
    “Una Ong sta cercando di individuare il papà di questo bambino che quasi certamente è in Francia. Siamo pronti a farlo arrivare subito in Calabria- evidenzia il delegato della Regione- , a Rossano per fargli riabbracciare il suo figlioletto. Speriamo di riuscire al più presto a rintracciare il padre del piccolo Cisse. Il bambino ivoriano aveva con sé un biglietto con dei numeri di telefono. Si spera ci possa essere anche quello del padre. Ci serve a questo proposito l’aiuto della stampa, soprattutto quella francese, a cui chiediamo di far conoscere la triste e drammatica vicenda umana di questo bambino. Siamo pronti, su richiesta, a fornire anche la foto di Cisse, scattata oggi sulla spiaggia di Rossano, mentre con il costumino e i braccialetti sta per fare il bagno. Il nostro impegno è rivolto anche all’individuazione del campo lager dove si trova ancora rinchiusa la mamma, che, essendo a lei precluso (per mancanza dei soldi) il viaggio dagli scafisti criminali, con un gesto coraggioso e di nascosto ha affidato, ad alcuni compagni di viaggio, e fatto mettere il suo bambino su un barcone con la speranza che una volta giunto in Italia possa poi ritrovare e riabbracciare il suo papà. ”
    E’ una storia drammatica e toccante quella che ha appreso e racconta Corbelli. “Salvatemi il mio bambino, fatelo arrivare in Italia, portatelo dal suo papà in Francia”, ha detto la mamma piangendo e abbracciando forte, prima di salutare il suo piccolo Cisse. “Un distacco doloroso ma con la speranza di poterlo un giorno riabbracciare in un Paese libero- riferisce Corbelli-. Erano arrivati, lei e il suo bambino, in Libia dopo un lungo viaggio, anche attraverso il deserto. Sembrava che il sogno stesse per realizzarsi e invece la crudeltà dei trafficanti degli esseri umani, gli scafisti criminali, ha bloccato quella donna, che è stata rinchiusa in uno di quei campi lager. Punita perché povera, perché non aveva i soldi che volevano gli scafisti. Con lei è rimasto anche suo figlio, a patire insieme dolore e sofferenza. Sino a quando ha organizzato la fuga del suo bambino- continua Corbelli-. Ha chiesto ad un gruppo di ivoriani, suoi compagni di viaggio, di portarlo con loro, come se fosse un loro bambino, per sfuggire così al controllo degli scafisti. Glielo ha affidato pregando il suo Dio che potesse farcela ad attraversare il Canale di Sicilia ed arrivare in Italia, alla ricerca del suo papà. Ha pregato che quel barcone con il suo bambino non si rovesciasse e non finisse tragicamente il viaggio della speranza del suo piccolo, così come è invece purtroppo drammaticamente avvenuto per centinaia di altri poveri e sfortunati bambini (oltre 200 solo nel 2017) che hanno perso la vita nei tragici naufragi. Il piccolo Cisse invece, grazie a Dio, ce l’ha fatta ad arrivare in Italia. Adesso vuole poter riabbracciare il suo papà, che è in Francia. La mamma, chiusa in quella prigione, non sa che il suo bambino ce l’ha fatta.”
    “ Spero che adesso che viene resa nota la sua storia possa essere da qualcuno informata- conclude Corbelli- e soprattutto possa presto lasciare quel lager per arrivare in Italia e riabbracciare anche lei il suo bambino. Perché questo accada solleciteremo con il Presidente Oliverio e il delegato della Regione, per l’Immigrazione, Manoccio, anche un intervento del Ministro Minniti e delle autorità francesi e libiche”.