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    Reggio – “Lo strano delitto” di Bruno Gemelli sbarca a Palmi

    Arrivo a Catanzaro dopo sedici ore di viaggio e scopro una città ventriloqua, nessuno apre bocca e tutti parlano. Le accuse del senatore Luca De Luca e il mistero del delitto Silipo sono un argomento scottante. E’impossibile disinteressarsene. Però conviene tenersene alla larga. Non si sa mai. La situazione è così confusa. E’ un brutto pasticcio politico, da qualsiasi parte lo si consideri. Una parola di più in pubblico e c’è il rischio di finire davanti al giudice istruttore. Una popolazione di settantacinquemila ventriloqui: è la prima impressione, una impressione singolare.
    Ma c’è tempo per analizzare le reazioni della gente per accertare quale sia il disagio dei comunisti calabresi dietro la facciata, per sonare gli umori di questa civilissima stupefatta città, per riflettere sul trauma ricevuto dall’opinione pubblica. Incalzano notizie gravi ed è notte, ormai. Le riferisco con la stessa rapidità con cui le ho raccolte. Domani si potrà valutare meglio.
    Il giudice istruttore che ha fra le mani il fascicolo delle indagini di Luigi Silipo si chiama Salvatore Trovato. «La giustizia non ha fretta» ha dichiarato per confermare che l’istruttoria non era mai stata archiviata. Il dottor Trovato ha aggiunto un’altra cosa: l’inchiesta è orientata verso l’ipotesi del delitto politico. Naturalmente, ciò non significa che siano stati trovati elementi validi per sostenere che Silipo fu assassinato per ragioni politiche. Si deve pensare piuttosto, che la fase attuale delle indagini stia esaminando tutte le testimonianze, tutti i sospetti connessi all’ipotesi del delitto politico. La magistratura di Catanzaro, insomma, è al lavoro e intende spingere il suo lavoro fino alle estreme conseguenze.
    «Ho sempre avuto la certezza che Luigi è stato ucciso per motivi di politica sporca: la sua eliminazione fu decisa a tavolino, a freddo e ad eseguirla fu un sicario, a freddo. Ne sono sicuro, l’ho sempre pensato»: così, ieri, ha ripetuto il fratello di Luigi Silipo, Raffaele, gioielliere con negozio sul corso Mazzini.
    C’è da aggiungere che il senatore Luca De Luca fu interrogato dal magistrato nel luglio 1965, circa due mesi dopo la soppressione del suo amico e compagno di partito Luigi Silipo. E’ sintomatico che in quella stessa epoca vennero ascoltati molti esponenti comunisti.
    E’ certo che nel gruppo di testimoni figurano nomi assai noti in campo nazionale come l’onorevole Walter Audisio, come l’onorevole Miceli, come l’onorevole Poerio. Si può presumere che furono chiamati a spiegare la personalità del Silipo e a chiarire i rapporti del Silipo con il partito comunista.
    Il senatore Luca De Luca, il quale oggi punta il dito accusatore contro il partito che lo ha espulso con un motivazione pesante, si ritiene che non sia stato di grande aiuto alla magistratura. Anzi, c’è chi ritiene, a Catanzaro, che la sua testimonianza risultò assai generica.
    E’ lecito domandarsi perché se sapeva ed era così sinceramente legato da amicizia a Silipo. Probabilmente, se lo domanda, anche il giudice istruttore, se è vero che sarebbe sul punto di prendere il treno per recarsi a Roma con la ferma intenzione di indurre il senatore comunista a vuotare il sacco, a motivare le accuse lanciate in modo così clamoroso al principio della settimana. Va da sé che al punto in cui si trova l’inchiesta, soltanto se De Luca svelerà l’atroce segreto di cui sarebbe depositario da oltre diciassette mesi, è possibile che il delitto Silipo sia chiarito in breve tempo. Ma nel conto della probabilità bisogna mettere anche quella che De Luca non sia in grado di sostenere l’accusa e si tiri indietro. Tutto può accadere. Aspettiamo gli sviluppi.
    De Luca manca da parecchio tempo da Catanzaro, il che vuol dire che non s’è consultato con nessuno dei suoi amici più intimi. E’ un uomo di cinquantotto anni, già impiegato statale, moderatamente ambizioso. Chi ha avuto occasione di frequentarlo, qui nel suo ambiente di estrazione assicura che la sua crisi è maturata per gradi: «Non è pensabile che gli siano saltati i nervi da un minuto all’altro».
    Infatti, lo descrivono incapace di atti cervellotici o impulsivi. E’ nato e cresciuto nel partito, funzionario e niente più.