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    Lo Stato restituisce dignità alle vittime degli agguati degli anni ‘90

    di Grazia Candido – Quella di oggi è sicuramente un’operazione che segna un importante passaggio in quella lotta dello Stato contro le criminalità organizzate ma soprattutto, “restituisce la giusta dignità alle vittime degli atroci agguati negli anni ‘90”. Lo ribadisce seccamente il questore Raffaele Grassi questa mattina nella sala Convegni della Questura dove è stata ampiamente illustrata la vasta operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, finalizzata all’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti elementi di vertice della ‘Ndrangheta e di Cosa Nostra che, nel quadro di un’unica strategia mafiosa di attacco allo Stato negli anni ‘93 e ’94, sono ritenuti responsabili di essere tra i mandanti dei tre attentati compiuti in danno dei Carabinieri di Reggio Calabria, in cui persero la vita, il 18 gennaio 1994, gli Appuntati Antonino Fava e Giuseppe Grofalo.
    “Oggi, scriviamo una nuova pagina al contrasto alla‘ndrangheta e alla matrice mafiosa – afferma soddisfatto il questore Grassi – Gli attori dell’operazione “’Ndrangheta stragista” sono qui con me e ho il privilegio di ospitare il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Franco Roberti. Ringrazio tutti i magistrati inquirenti, gli investigatori, gli uomini e le donne dello Stato e un abbraccio va ad Ivana Fava (figlia di Antonino presente alla conferenza stampa tra i carabinieri) e a tutti i parenti delle vittime alle quali oggi diamo giustizia”.
    Il Procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Roberti non cela l’orgoglio per la conclusione di una operazione condotta in perfetta sinergia, “un’indagine nata da un atto di impulso della Antimafia che segna una stagione nella quale si inserisce una strategia stragista tra gli uomini di Cosa nostra e la ‘Ndrangheta. Fare chiarezza è nostro dovere – conclude il Procuratore nazionale – ma la nostra azione continuerà fino a che non chiariremo tutto”.
    “E’ un’indagine condivisa e mette in luce un’attività di esecuzione perfetta tra due forze dello Stato, la Polizia e i Carabinieri – prosegue il procuratore Federico Cafiero De Raho – I carabinieri sono stati presi come obiettivo di operazioni stragiste perchè lo Stato, in quel periodo storico, andava combattuto e abbattuto. Oggi però, diamo giustizia parziale alle vittime e alle loro famiglie perchè non abbiamo finito. Quegli omicidi che sembravano attacchi estemporanei, in realtà erano azioni di un progetto stragista molto accurato – continua il Procuratore – Un altro aspetto importante è che Cosa nostra e ‘Ndrangheta condividevano progetti di ogni tipo a partire dagli anni 70’, ‘80. E non erano solo rapporti economici ma politici. In questo progetto, Cosa nostra e ‘Ndrangheta parlano, decidono e creano stragi che rappresentano lo strumento della loro affermazione”.
    Ma “questa è solo una tappa perchè dobbiamo capire quali altri soggetti hanno consentito un quadro di alleanze di questo tipo”, lo sottolinea De Raho che ricorda anche “l’omicidio del giudice Scopelliti che si inquadra in quei contesti. Non mancherà ulteriore lavoro di approfondimento”.
    “Era stato programmato nella terza decade del Gennaio ‘94 un attentato allo stadio Olimpico nel corso del quale sarebbero morti 100, 150 carabinieri in servizio d’ordine – ricorda il Sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Francesco Curcio – ma il mal funzionamento del telecomando della bomba depositata su una macchina, impedì quella strage. Iniziano così a Nicotera Marina prima e poi nelle varie assemblee anche al Nord, gli incontri tra Cosa nostra e ‘Ndrangheta per discutere la strategia da adottare. Fin dal 1990, ‘91 per creare un clima di terrore, era stato concordato che fossero rivendicati gli omicidi con la sigla Falange armata”.
    Il procuratore aggiunto della Repubblica Giuseppe Lombardo dopo aver ringraziato la Procura nazionale antimafia, sottolinea che “non basta solo l’investigazione ma occorre analizzare tutte le tracce per dare una posizione precisa ai fatti accaduti dal dicembre ’93 al gennaio ’94. Emerge un parallelismo inquietante tra vicende politiche e strategie stragiste tra Calabria e Sicilia. Le grandi mafie parlavano da sempre e non solo durante le stragi – aggiunge Lombardo – Il lavoro non è concluso perchè tra politica e crimine rimane un collante massonico”.
    Spiega invece la scelta del nome dell’operazione il direttore del servizio centrale antiterrorismo Eugenio Rodolfo Spina che mette anche in evidenza l’“enorme lavoro che ha confermato i rapporti tra elementi di Cosa nostra e della ‘Ndrangheta” ma “il lavoro investigativo deve continuare per capire chi si nasconde dietro a certe sigle”.
    Il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri di Reggio Giancarlo Scafuri porta il ringraziamento delle moglie e dei familiari dei carabinieri uccisi “per il meticoloso lavoro fatto in questi anni dagli uomini dello Stato. Ivana Fava mi ha detto: è una cosa che aspettavamo da tanto tempo mentre per Patrizia Garofalo è una ferita che non si è mai chiusa ma ringrazia tutti”.
    “Questa indagine va avanti da 4 anni e mezzo e sono rimasto impressionato dallo scavo investigativo profondo che ha consentito di acquisire una grande mole di indizi – conclude Francesco Rattà dirigente Squadra mobile RC – Il blitz di questa notte che ha portato l’arresto di due persone ha impiegato 200 uomini della Polizia e dei Carabinieri”.