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    Giuseppe Falcomatà

    Le verità di Falcomatà sul caso Marcianò: ‘Non potevo più difenderla’

    Non c’era alternativa al ritiro delle deleghe all’Assessore ai Lavori pubblici Angela Marcianò. Almeno questa è la visione delle cose fornita dal sindaco Falcomatà attraverso le pagine della Gazzetta del Sud.
    “Angela Marcianò l’ho scelta io, l’ho confermata e ne ho ampliato le deleghe. Siamo, però, giunti ad un punto in cui è venuto meno il rapporto fiduciario che serve tra un Sindaco ed un suo asssessore. La decisione è stata la conseguenza del non poterla più difendere. Non ha mai fatto squadra, non si è mai sentita parte del nostro progetto. Un corpo estraneo alla Giunta, dove gli altri esponenti erano pronti a rimettere le deleghe e a non votare più alcuna decisione con lei assente”.
    “15 presenze – prosegue Falcomatà – su quaranta riunioni effettuate mi sembrano poche. Ci riuniamo ogni lunedì alle 10 e segnarlo in agenda non deve essere così diffiicle. Mi spiace che qualcuno abbia utilizzato la gravidanza come scusa”.
    E rincara la dose Falcomatà: “Quando i consiglieri hanno lamentato mancanza di confronto sono stati definiti scriteriati e avversari”.
    E sulla situazione dei Lavori Pubblici: “I ritardi accumulati hanno indotto la Regione a inviarci una lettera con annesso rischio di attivazione dei poteri sostitutivi”.
    E sulla Marcianò simbolo di legalità: “Quando le è stata bruciata la macchina sono stato il primo ad abbracciare i genitori e abbiamo fatto di tutto per sentire la vicinanza della città. Siamo tutti in prima linea contro la criminalità. Io stesso ricevo minacce di ogni tipo, ma non l’ho mai reso pubblico per proteggere la mia famiglia”.
    E sul futuro della Marcianò: “Le auguro il meglio, avere una reggina nella segreteria nazionale del Pd è una fortuna”.