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    Red carpet del film restaurato La dolce Vita

    Catanzaro – Armonie d’Arte festival: “Natuzza – Canto alla bellezza”

    Armonie d’Arte Festival continua la sua sfavillante stagione al Parco Archeologico di Scolacium. Dopo il memorabile concerto di Chucho Valdés e Gonzalo Rubalcaba, di impressionante virtuosismo tecnico e creatività artistica, martedì 25 luglio, nel cartellone dedicato al potente tema del dialogo nella sua declinazione socratica di “sommo bene”, sarà la volta del duetto tra corpo e anima, tra umane debolezze ed elevata spiritualità, con “Natuzza – Canto alla bellezza”, atto unico con voce narrante di uno dei volti più amati e affascinanti del panorama teatrale, televisivo e cinematografico italiano: quello di Alessandro Preziosi.
    Imponenti i preparativi di quella che sarà a tutti gli effetti una grande opera musicale, che si configura come Evento speciale del Festival diretto da Chiara Giordano: un oratorio sacro, con testi di Mons. Luigi Renzo, Vescovo di Mileto, scritto appositamente per Armonie d’Arte Festival da uno dei più apprezzati compositori italiani del nostro tempo, il Maestro Vincenzo Palermo, per voce recitante, soli (soprano e baritono), clarinetto concertante, coro misto, coro di voci bianche e orchestra, ispirato alla nota e amatissima mistica di Paravati, capace di parlare al cuore degli uomini, fra fede e fiducia, superando posizioni e talvolta anche credo religiosi in nome del messaggio d’amore di cui si è fatta portatrice fra gli uomini che hanno ascoltato la sua voce. Una grande opera musicale, la cui presentazione è affidata a Domenico Gareri grazie alla collaborazione con Life Comunication, per raccontare una Calabria bella, positiva, piena di speranza attraverso uno dei grandi personaggi che hanno contribuito a fare grande la storia, passata e recente, della nostra terra, Fortunata Evolo, appunto, nota a tutti come mamma Natuzza: «personaggio carismatico e centrale nell’immaginario collettivo calabrese, per la sua capacità di dialogare a cuore aperto con Dio da semplice donna, da “verme di terra” come soleva definirsi».
    “Un lavoro commovente – afferma il direttore artistico del Festival Chiara Giordano –, una melodia struggente in un quadro musicale di grande raffinatezza di uno dei più interessanti compositori italiani contemporanei, un testo la cui semplicità profonda racconta di una vita straordinaria e rimanda alla miracolosa possibilità di sentire tutto il tepore della fede, o della fiducia, oltre il quotidiano, oltre il limite delle umane faccende, degli umani steccati. Un’opera il cui respiro, siamo certi, rimarrà a lungo nelle coscienze, eco artistica e morale. Emerge – prosegue Giordano – la grande portata artistica di un’opera pensata anche per celebrare e restituire a questo luogo che ci accoglie la sua elevata valenza spirituale, nel solco di quel tema che abbiamo voluto chiamare Duets, riferendoci al dialogo, alla dualità, alla doppiezza del nostro essere umani, troppo spesso distratti e catturati dalla nostra sola dimensione terrena, dimentichi che è nel dialogo che intercorre fra essa e la nostra parte spirituale, che risiede la vera possibilità di lasciare un segno positivo del nostro passaggio su questa terra. Ecco, a questo pensiamo debba servire l’Arte che professiamo instancabilmente come un credo in questo luogo, e che con “Canto alla Bellezza” dedicato a mamma Natuzza, intendiamo innalzare al cielo come un’orazione in musica per questa terra”.
    Come sottolineato dallo stesso Maestro Palermo, «questo oratorio si collega alle origini del genere rappresentativo sacro per eccellenza che, già nel XVII secolo, era ampiamente ancorato all’idea di meraviglia, di teatralità e soprattutto di eterogeneità sonora, raggiungibile con l’impiego di pochi mezzi rispetto al contemporaneo melodramma. Come già accadeva nel Seicento, la carica evocativa della musica e del canto conduce alla rinuncia della dimensione visiva, mentre l’”alea” interpretativa del parlato connota di sfumature nuove il racconto emotivo della musica, conferendo risalto e struttura al canto». Alessandro Preziosi sarà appunto la voce narrante, i cui registri cangianti sono a volte chiamati ad integrarsi con il tessuto orchestrale e persino con la scrittura vocale, come spiega ancora il Maestro Palermo: «la figura dell’historicus o del narratore seicentesco si affida alla contemporaneità del parlato più che al recitativo musicale, trasformando un genere ad alto contenuto emozionale come l’oratorio, in un contenitore di altre esperienze narrative e rappresentative, in dialogo con i linguaggi del sonoro applicato alle immagini».
    Alla vocalità limpida, svettante e ricca di sfumature del soprano di coloratura Sarah Baratta, giovane interprete, tra le più affermate nel panorama lirico italiano, per cui la parte della mistica è stata scritta, è affidato l’arduo compito di trasmettere la forza e il contenuto emotivo delle parole di Natuzza. Il colore morbido e brunito della voce baritonale del cosentino Luca Bruno ha ispirato i vari personaggi maschili dell’oratorio, fortemente caratterizzati dal punto di visto timbrico: il Padre Agostino Gemelli, primo esaminatore delle manifestazioni paranormali di Natuzza e responsabile del suo internamento in manicomio, Padre Pio di Pietrelcina, oggi San Pio, e Gesù, nell’episodio delle visioni. In linea con la tradizione dell’oratorio, il baritono incarna di volta in volta un personaggio reale, in alternanza drammatica con il soprano o con la voce recitante, una voce narrante astratta, che partecipa in contrappunto al commento del coro misto o si fa portavoce di messaggi spirituali e insegnamenti, dialogando col coro di voci bianche. Il Coro Lirico “Francesco Cilèa”, diretto da Bruno Tirotta, sostiene una scrittura che spazia dallo stile palestriniano a quello di “coro russo”, dal fugato rigoroso al gospel o al coro a bocca chiusa, mentre l’immediata spiritualità è affidata al Coro di voci bianche “Gustav Mahler”, diretto da Alexandra Rudakova.
    Nella sezione strumentale, oltre al quintetto tradizionale dell’orchestra d’archi, un ruolo solistico e concertante è affidato al clarinetto di Bruno Di Girolamo, nonché alle arpe di Albarosa Di Lieto e di Emanuela De Zarlo, e al pianoforte di Ilaria Ganeri. La concertazione dell’orchestra in residenza (progetto interculturale in collaborazione con l’ente Musica Insieme, con 6 nazioni rappresentate) – quest’anno l’Orchestra Sinfonica di Stato dell’Udmurtia “Cajkovskij” – e la direzione musicale sono affidate all’esperta bacchetta di Maurizio Dones.