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    Alma e Coraçao: Splendida serata d’esordio per “Reggio Chiama Rio” (FOTO)

    di Domenico Grillone (foto di Massimo Lazzaro) – “Alma e coraçao”, anima e cuore. E con un filo diretto con le suggestioni della Mpb (musica popular brasileira) contaminata da suoni mediterranei ed africani. Splendido esordio per “Reggio chiama Rio”, il Festival dedicato alla musica e alla cultura internazionale, nato dalla collaborazione tra l’Amministrazione comunale di Reggio Calabria, con la sua kermesse di eventi culturali e musicali “Alziamo il sipario”, giunta alla sua terza edizione, e “Fatti di Musica”, il festival del miglior live nazionale e internazionale diretto da Ruggero Pegna.

    Luca Scorziello, percussionista reggino di fama internazionale, con i suoi Tamburi, formazione da lui curata e formata da oltre 20 elementi, assieme a due ospiti speciali come Mario Venuti e Tony Canto ha davvero entusiasmato il pubblico accorso in massa all’Arena dello Stretto per una serata rivelatasi davvero magica, piena di pathos ed atmosfere dense di emozioni.

    “Aprire questo festival a Reggio con il mio progetto, la mia formazione – esordisce Luca al termine della serata – è stato un grande onore perché gli ospiti sono tutti nomi che, per un verso o per l’altro, hanno rappresentato la mia esperienza musicale. E poi con Mario Venuti collaboro da circa due anni: nel singolo “Caduti dalle Stelle” che ha avuto un grande successo in radio, sono presenti i miei tamburi. D’altronde lo stile e l’indubbia capacità musicale di Mario si incastrano benissimo con i nostri progetti. Abbiamo un po’ stravolto gli arrangiamenti di alcune sue canzoni, indirizzandoli verso l’afro – brasil ed il risultato è stato tangibile, ovviamente in senso positivo e con un ensemble di 23 elementi sul palco che hanno amplificato la bellezza e la freschezza del suono. Si, si tratta di una grande sfida e Mario è un musicista che osa, si fida di me ed adesso stiamo girando l’Italia per alcuni concerti”. E poi Tony Canto, chitarrista, cantautore e produttore messinese, famoso per aver portato a Sanremo nel 2016 assieme a Nino Frassica il brano “A mare si gioca” sul tema dell’emigrazione, così come “Obadaye”, la composizione di Luca Scorziello, quest’anno arricchita da chitarre, basso e tastiere che la rendono davvero magica e che rappresenterà il brano di punta del cd d’esordio dei Tamburi. Ad accorgersene il pubblico dell’Arena dello Stretto che al brano scritto da Luca, basato su una storia di immigrazione, gli ha tributato applausi a scena aperta. Tutti grandi amici, Toni Canto, Mario Venuti, Luca Scorziello ed i suoi Tamburi, capaci di incastrarsi perfettamente per un sound che dimostra tutta la potenza e la bellezza della contaminazione musicale. Ai diversi brani di repertorio dei Tamburi (Kasbah, Risonanze, Real Time), sono seguiti i diversi hit di Mario Venuti ovviamente rielaborati con l’aiuto dei Tamburi, fino al bellissimo omaggio di tutti i musicisti al brano di Gaetano Veloso, “A luz de tieta”, inserito nella colonna sonora del film “Thieta do Agreste”, film brasiliano realizzato nel 1996 e diretto da Cacà Diegues, basato sull’omonimo romanzo di Jorge Amado. “Si è stata una festa grande – conclude Luca, soddisfatto e felice per una serata che sarà difficile dimenticare”.

    Oltre a Luca Scorziello con i suoi numerosi strumenti, timbau, apitò (fischietto brasiliano) surdo, cuica, repinique pandeiro, sul palco dell’Arena si sono esibiti Adriel Valdares, congas, Ambroggio Filippo, rullante, Enzo y Barbaro, djembé, Alberto Verdini, timbau, Domenico Nocera, timbau e pandeiro, Domenico Pizzimenti, rullante, Ercole Cantello, surdo, Totò Scopelliti, surdo, Pasquale Campolo, rullante, Iapichino Giovanni Iapix, timbau, Bruno Pugliese, shaker, Muna, shaker, Giuseppe La Scala, ganza, Max Pino, shaker, Emiliano Laganà, surdo e shaker, Giuseppe Stilo, shaker, Claudio Paci, timbau e repinique, Marco Morabito, rullante, Domenico Crea, shaker, Peppe Leoni, ganza, Giacomo Tantillo, shaker: un gruppo compatto di giovani musicisti, alcuni di loro provenienti dalla provincia reggina, che hanno dato cuore ed anima per quasi due ore di musica.

    Per Mario Venuti l’amore per il Brasile, come lui stesso racconta, è nato agli inizi degli anni ’90, quando si sono sciolti i Denovo. “Casualmente ho conosciuto la musica di Gaetano Veloso e, invogliato da Peppe Servillo, comprai piano piano tutta la discografia del grande artista brasiliano. Si è trattato di un amore folgorante che mi ha poi permesso di studiare altri grandi artisti, soprattutto quelli che hanno dato vita al fenomeno del Tropicalismo, movimento culturale e musicale sviluppatosi in Brasile negli anni sessanta ad opera di un gruppo di musicisti e artisti, tra cui Caetano Veloso, Gilberto Gil, Gal Costa, Tom Zé, Rita Lee e il gruppo Os Mutantes. A poco a poco tutto questo materiale è entrato a far parte del mio bagaglio culturale, soprattutto del mio modo di cantare e della ricerca di armonia. Certo è solo una parte, perché ci sono tantissime altre influenze nella mia musica, ma questa riaffiora costantemente nei miei pezzi. E poi sono tanti i punti in comune tra Brasile ed Italia e lo scambio a distanza prosegue ancora nel tempo tra la canzone d’autore giallo-oro e quella italiana. Loro, infatti, conoscono a memoria artisti italiani come Modugno, Tenco, Dalla, Sergio Endrigo”. Per Tony Canto, invece, la folgorazione è stata la bossa nova di Joao Gilberto e poi, trasferitosi a Milano, la collaborazione con una cantante brasiliana di Belo Horizonte, Denise Miranda. “Avevo bisogno di lavorare, mi sono messo a studiare e da quel momento non mi sono più discostato da questa musica. Sono stato varie volte in Brasile, ho suonato con diversi musicisti brasiliani e nel mio ultimo disco oltre a Luca Scorziello suona Marcelo Costa, il percussionista di Caetano Veloso e Maria Betania, solo per fare qualche nome. Si, la mia musica strizza l’occhio sia alla bossa che alla musica nordestina brasiliana, il forrò. Nel mio ultimo album è presente un brano di Caetano Veloso, Cajuina, riadattato in italiano da Max De Tomassi. Lo ha ascoltato Caetano il quale mi ha scritto dicendomi che gli era piaciuta molto questa versione in italiano e che l’approvava. Per me è stata una soddisfazione immensa. E poi, diciamolo francamente, per me la musica brasiliana non ha eguali, perché ha quell’umiltà popolare di comunicare logiche colte, sia dal punto linguistico, sia dal punto di vista musicale”.

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