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    Marco Paolini in “Cosenza: Tecno-filò. Technology and Me”

    Tra le attività collaterali del convegno “Pensare l’attore. Tra la scena e lo schermo”, che si svolgerà il 29, 30 e 31 maggio presso il Teatro Auditorium dell’Università della Calabria, anche la presenza di Marco Paolini che, martedì 30 maggio, alle ore 19:30, realizzerà una sua conferenza-spettacolo dal titolo “Cosenza: Tecno-filò. Technology and Me”.

    Il convegno, che vedrà la partecipazione di studiosi di teatro, cinema e media provenienti da numerose università italiane e straniere, sarà accompagnato da incontri, spettacoli e film dedicati al tema e vedrà la presenza, in diverse vesti, anche di registi e attori. “Pensare l’attore” presenta, infatti, una forte impronta multidisciplinare e pone la sua attenzione su un percorso che possa indagare le diverse forme di attorialità, ed il primo attore sul palcoscenico del Tau sarà proprio Marco Paolini.

    Attore, autore e regista, Marco Paolini dagli anni settanta al 1994 fa parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi, il Teatro Settimo di Torino, che inizia a raccontare storie. Nascono così le sue raccolte di storie, gli “Album”. Noto al grande pubblico per “Il racconto del Vajont”, si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia. Appassionato di mappe, di treni e di viaggio, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio, al suo mutarsi, alla storia e al suo evolversi. Artigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive. Nel 2017 debutta con giovani attori del Teatro Nazionale Palestinese in “Amleto a Gerusalemme” e con un nuovo Album, “Le avventure di Numero primo”, dedicato alla tecnologia. Nel 1999 ha fondato la Jolefilm, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il documentario e il cinema, realizzando opere che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica.

    «Non sono un esperto di Internet, non sono un utente dei social. Non conosco la meccanica quantistica, né le Neuroscienze e la fisica, né la robotica e le intelligenze artificiali. Ma tutto questo mi riguarda e mi interessa. So che la mia vita sta cambiando grazie o per colpa delle tecnologie che da queste innovazioni derivano e di cui faccio uso anch’io come i miei simili. Provo a riflettere a voce alta su questo mettendo insieme piccole storie unite da un filo di ragionamenti. Una volta, nelle veglie invernali si chiamavano filò le narrazioni degli anziani che raccontavano qualcosa di unico e prezioso. Senza presunzione di riuscirci ritengo necessario provare a narrare il nostro tempo crisalide» (Marco Paolini).