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    Alessio Boni - I duellanti (1)

    Reggio – Al teatro “Cilea” l’attore Boni sfida la vita con “I duellanti”

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – “I duellanti si sfidano come avversari, ma allo stesso tempo, sanno di non poter fare a meno l’uno dell’altro. Il messaggio dello spettacolo, al di là del sangue e del duello, è che in qualsiasi ambito tu abbia scelto di muoverti, prima o poi una stoccata nella vita devi darla perché quando sei nato non puoi più nasconderti”. Così l’attore Alessio Boni prima di salire sul palco, parla de “I duellanti”, un romanzo esemplare, scritto da uno dei più grandi autori europei di primo Novecento, il polacco Joseph Conrad, che, in inglese, racconta una sorprendente storia francese. E ieri sera al teatro “Cilea”, sesto appuntamento della rassegna “Le maschere e i volti” della Polis Cultura, è stato dipinto un affresco di un mondo quello della cavalleria e degli eserciti ottocenteschi, spazzato via dalle nuovi armi e dalle nuove logiche militari del Novecento. L’introduzione di armi da fuoco a ripetizione e il super potere degli industriali nella gestione dei profitti di guerra avrebbero buttato all’aria antiche regole, l’etica militare e reso smisurati gli eccidi sui campi di battaglia. Uno spettacolo particolare, dove in scena più che parole ci sono duelli di spada tra i protagonisti Alessio Boni che firma la regia con Roberto Aldorasi, Marcello Prayer, Francesco Meoni. La storia si snoda tra la sfida dei duellanti: il dandy Armand D’Hubert e il sanguigno Gabriel Florian. Il loro scontro senza fine è metafora di un’epoca agitata da sogni di conquista imperiale e dalle disillusioni della Restaurazione. “I Duellanti” è un’opera su un mondo in estinzione oltre che un capolavoro dell’assurdo: i fili della vita e del destino sfuggono di mano e sopravanzano ogni buonsenso e prevedibilità. Il pubblico è letteralmente “stregato” dalla versione teatrale che resta fedelissima al testo adottando, pur nella semplicità della produzione, idee efficaci che coinvolgono i due irruenti e bravissimi attori che, insieme a Francesco Meoni, si moltiplicano in diversi personaggi in uno spettacolo dal ritmo crescente di pari passo con l’introspezione dei caratteri.
    “Il duello in scena è una metafora del duello nella vita. I protagonisti di questo infinito duello potrebbero rappresentare le due parti che convivono in noi – afferma Boni – la luce e l’oscurità con cui ti confronti e da cui puoi anche essere attratto. In fondo, i duellanti diventano i due volti della grande armata di Napoleone: gloriosa e costretta a tragiche ritirate nel gelo della Russia, piena di eroi e di vittime, invincibile e sconfitta”.
    Di sicuro, quello che lascia lo spettacolo è la voglia di sconfiggere l’avversario più feroce che ognuno di noi ha dentro di sé e che, spesso, non riusciamo a liberarcene per il semplice fatto che siamo proprio noi a non voler mandarlo via. Nella vita bisogna scegliere, ma ciò significa rinunciare a qualcosa di se stessi. Può capitare di dover togliere i rami secchi, il che non costerebbe nulla, ma anche di dover estirpare quelli fioriti, persino i più belli per riuscire a vivere bene. Chi non riesce ad accettare questo, non riuscirà a crescere. A volte, l’avversario non esiste o peggio, siamo noi stessi che ci limitiamo. Da qui, la necessità del duello per liberarci e riconquistare la nostra libertà, riprenderci la nostra vita.
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