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    La buona sanità passa anche dalla Calabria: 2 trapianti a Cosenza

    Accostare le parole ” Calabria” e “sanità“, le cronache ce lo insegnano, non è un’operazione esente da rischi. Anzi, diciamolo pure, può dar vita a mix esplosivi. Carenze strutturali, pressapochismo e malasanità da un lato;  appalti truccati, truffe, assenteismo dall’altro sono da anni i protagonisti di una telenovela di cui faremmo volentieri a meno. Basta, tuttavia, cambiare un attimo prospettiva, cercare la voglia di andare a fondo, e sopratutto oltre un’apparenza che a primo acchito si mostra torbida e stagnante, per accorgersi che c’è altro. Molto altro.

    La buona nuova ci giunge dal cosentino: all’Ospedale dell’Annunziata il 2 e il 3 agosto scorsi, l’equipe di chirurgia epatobiliopancreatica e trapianti e l’equipe di rianimazione hanno strappato alla morte un afflato di vita. Grazie alla generosa sensibilità dei parenti di due donatori – una maschio di 63 anni e una donna di 52 – in morte celebrale, che hanno acconsentito al prelievo di organi dai propri congiunti,sono state eseguite due operazioni di trapianto di rene. Due vite,ormai spente, che hanno vinto sulla morte donando la vita. Così due pazienti in emodialisi –di 32 e 63 anni – in lista d’attesa da più di due anni, grazie all’intervento di alta chirurgia eseguito all’Hub di Cosenza, eseguiti dall’equipe dei dottori Vaccarisi e Pellegrini, possono oggi, ritornare a condurre una vita normale.

    Ma i vantaggi e le ricadute della diffusione della cultura della donazione non sono legate solo ai pazienti.
    “La donazione di organi – dichiara il dr Vaccarisi – ci permette di restituire il paziente ad una qualità della vita migliore, ma consente di ridurre, e anche di molto, i costi di assistenza sanitaria”.
    Sono circa 200 i pazienti in lista d’attesa per il trapianto di rene,ma i numeri della donazione di organi sono drasticamente diminuiti.
    “In media – dice il dr Vaccarisi che nei giorni scorsi ha eseguito sia l’operazione di prelievo che quella di trapianto – facciamo 15 interventi all’anno a Cosenza e altrettanti a Catanzaro. Ma stiamo assistendo ad un drastico decremento e non certo per mancanza di strutture o professionalità in loco, perché l’ospedale di Cosenza sarebbe in grado di eseguire un numero ben più alto di interventi all’anno.”
    E non nasconde un certo rammarico quando ci dice che “manca una cultura della donazione. In Italia non esiste il silenzio assenso e spesso ci troviamo di fronte al muro dei parenti. E’ importante invece far capire che una cosa è il coma vegetativo, un’ altra è la morte celebrale. In quest’ultimo caso non vi è alcuna possibilità di risveglio. Decidere di donare gli organi è un gesto di grande generosità che può perfino aiutarci a superare un momento di grande difficoltà quale è quello della morte di una persona cara”.
    Sul fronte della donazione di organi l’Azienda Ospedaliera di Cosenza è impegnata già da tempo. A breve entrerà nel pieno delle sue funzioni il Comitato per l’implementazione delle attività di sensibilizzazione alla donazione di organi e tessuti.
    “L’obiettivo del Comitato – ha spiegato il dr. Mario Veltri, Direttore sanitario dell’Azienda – è quello di promuovere la cultura della donazione per fronteggiare quella che nel nostro Paese sta diventando una vera e propria emergenza: la Calabria è all’ultimo posto nella graduatoria delle donazioni organi”.

    Il risultato conseguito all’Ospedale dell’Annunziata è grande e stavolta non sbaglieremmo a sentirci orgogliosi dei nostri professionisti; tuttavia sul fronte della cultura della donazione c’è ancora tanto,tantissimo da fare.  Il cammino sembra meno irto, ma è tutto in salita.

    Voi siete pronti? pronti ad allontanare la Calabria dallo spettro secolare dell’ “ultimo posto” in classifica?