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    Locri (Rc) – Svolto il Giubileo dei detenuti nella Casa Circondariale

    Saper perdonare le offese ricevute e saper chiedere perdono per il male commesso è il messaggio che arriva dalla giornata dedicata ai detenuti presso la Casa Circondariale di Locri, in quest’Anno Santo Straordinario della Misericordia. “Visitare i carcerati” è una delle sette opere di misericordia corporali e i detenuti di Locri non potevano essere esclusi da questo anno di grazia.

    E’ stato il vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, a volere che venisse celebrato questo Giubileo diocesano per i detenuti, al quale vi hanno partecipato praticamente tutti i reclusi e tutto il personale che opera all’interno della struttura guidata dalla Direttrice Patrizia Delfino e dal Commissario della Polizia Penitenziaria, Caterina Pacileo. Il vescovo è stato coadiuvato da numerosi sacerdoti e diaconi. I sacerdoti si sono resi disponibili per le confessioni, accogliendo così l’invito del Cappellano del carcere, don Crescenzo De Mizio.

    Monsignor Oliva ha richiamato più volte le parole che Papa Francesco ha scritto nella Bolla d’indizione del Giubileo, ricordando tra l’altro che “Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia”. Ai presenti ha spiegato che per tutti c’è una possibilità di riscatto e di redenzione; occorre avere la forza e l’umiltà di riconoscere il proprio errore e di non nasconderlo. Soltanto riconoscendo il male compiuto si può intraprendere una strada nuova, che porta ad essere in pace con sé stessi, con Dio e con gli altri. Si tratta di un percorso duro che passa anche attraverso la sofferenza della dura esperienza del carcere; pensare che Dio misericordioso ci ama e ci perdona al di là dei nostri meriti, pensare che ci vuole bene sempre e comunque, ci aiuta a guardare il mondo con occhi diversi: “Essere amati, al di là delle azioni fatte, è la cosa più bella per un uomo o una donna”.

    Questa giornata che è in continuità con l’impegno e la vicinanza della Chiesa verso la realtà carceraria, conclude di fatto un anno di attività e di iniziative cariche di significato per il Carcere di Locri. Come ricorda la direttrice Delfino, sono stati realizzati tantissimi progetti destinati ai detenuti con l’obiettivo “di favorire il recupero e la risocializzazione delle persone detenute, di restituire alla società delle persone con un mestiere, con nuove competenze, in sostanza, tentare di rigenerare uomini che hanno sbagliato”.

    Tra le iniziative ricordate va segnalato il progetto “Falegnami di fede”, grazie al quale nella falegnameria del carcere sono stati fabbricati dai detenuti trenta banchi e quattro portoni in legno destinati alla nuova chiesa della frazione Merici di Gerace. Le spese sono state a carico della diocesi, grazie ai contributi dell’8 per mille, ed hanno riguardato il pagamento del materiale, della mercede dei detenuti, comprensivi dei contributi Inps e dell’Irap.

    Altro progetto importante “I colori della legalità” (i detenuti hanno ritinteggiato le aule del Tribunale) e poi ancora, hanno ritinteggiato le celle e altri ambienti del carcere (significativa la decisione di affrescare con motivi delle fiabe e dei personaggi dei fumetti, le pareti della sala dei colloqui, rendendo l’ambiente più accogliente per i bambini che vanno a trovare i loro papà). Ai più piccoli è stato destinato anche uno spazio verde, con una piccola area attrezzata, dove possono giocare, durante i colloqui, con i genitori reclusi.

    E poi tutta una serie d’iniziative formative, tante delle quali realizzate grazie all’intervento di volontari, agli educatori e al personale della polizia penitenziaria della Casa circondariale locrese. Un capitolo a parte riguarda la scuola per gli adulti che, dall’anno scolastico appena concluso, è di competenza del Cpia “Stretto – Ionio” di Reggio Calabria, guidato dal dirigente scolastico Fortunato Surace.

    “Non potevamo chiudere meglio questo tratto di percorso -ha detto la dottoressa Delfino- è chiaro che il nostro impegno prosegue, non finisce qui; la presenza del vescovo e le sue parole, per noi operatori, sono da stimolo ad impegnarci sempre di più in una funzione come la nostra, che è importante per accompagnare il tentativo di riabilitazione di tanti detenuti”.