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    In manette i fiancheggiatori esperti per le latitanze dorate dei boss della Piana

    di Marina Malara – Quando a gennaio vennero arrestati i due superlatitanti Crea e Ferraro, gli investigatori della Squadra Mobile reggina e dello Sco non si fermarono nel loro lavoro con l’obiettivo di chiudere il cerchio e di consegnare alla giustizia anche coloro che quella latitanza l’ avevano gestita, alimentata, coperta e protetta. Si trattava, insomma, di fare una vera pulizia che lasciasse un vero spazio di libertà in quei territori della Piana di Gioia Tauro. Gli investigatori ce l’hanno fatta e hanno anche deciso di chiamare  l’operazione di fermo per 14 persone proprio  “spazio di libertà” come ha sottolineato il questore Raffaele Grassi in apertura della conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli. Ad essere colpiti dai provvedimenti restrittivi soprattutto esponenti delle cosche Alvaro e Crea.
    Un risultato straordinario e insperato, ha detto il procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho alla stampa, conseguito in un territorio ostile dove si è continuamente ostacolati da una omertà diffusa e dove la gente non collabora con la Polizia a cui va un alto apprezzamento. Su 14 però sono state tratte in arresto 11 persone. Tre sono infatti riusciti a rendersi irreperibili. Ma resta il durissimo colpo inferto a questa ampia e strutturata rete di favoreggiatori per la latitanza dei boss. Una rete che già nel 2014 era riuscita a salvare Giuseppe Crea dall’arresto. “Mi sono passati di sopra” disse allora il latitante dopo il bliz fallito dei poliziotti e registrato in una intercettazione che gli investigatori riuscirono a cogliere nonostante parlassero con le ricetrasmittenti su un canale VHF. La resa delle forze dell’ordine però non era prevista ed infatti a gennaio 2016 gli uomini dello Stato non passarono sopra ma entrarono in quel bunker scavato sottoterra beccando nel sonno Crea e Giuseppe Ferraro, fruitori di una latitanza a base di ostriche che i solidali non facevano mai mancare. Anche Antonio Cilona, arrestato sempre a gennaio, era stato sostenuto dalla stessa rete che oggi è finita in manette e probabilmente molti altri soggetti, ha spiegato il sostituto Gaetano Paci, e sempre nel territorio della Piana e di Rizziconi. “Erano esperti di tecnologia, sapevano anche come respingere le intercettazioni attraverso bonifiche puntuali” ha detto ancora Paci. “Usavano un linguaggio criptico che noi abbiamo tradotto attraverso un lungo ed impegnativo lavoro, cambiavano i soggetti, la cerchia si restringeva sempre più a quelli maggiormente fidati. Siamo anche riusciti a  delineare il nuovo organigramma delle cosche Crea e Alvaro”. Le indagini sono state corroborate anche da dichiarazioni rese da vari collaboratori di Giustizia (Bruzzese, Ascone, Maviglia,  Albanese, Ianno’).

     

     

    Operazione ‘Spazio di libertà’ – I nomi e le foto dei soggetti coinvolti

    Operazione ‘Spazio di libertà’ – Individuato covo dotato di ogni comfort

    “Spazio di libertà’’ – Latitanti impartivano disposizioni tramite ricetrasmittente

    Operazione “Spazio di libertà” – Individuati sodali latitanti Crea e Ferraro