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    Villa San Giovanni – Presentato il primo disco di Claudio Altimari e Valentina Balistreri

    Con “Aliunde” nasce il crossover tra la world music del Mediterraneo e la canzone d’autore. A inventarselo è stato Claudio Altimari, scegliendo come compagna di viaggio la voce sensuale di Valentina Balistreri, cugina della grande Rosa e da sempre impegnata nella divulgazione del suo repertorio di cantastorie. Ieri al teatro “Primo” di Villa San Giovanni è stato presentato il primo lavoro di questo inedito duo, nato dall’intuizione di Raffaele Mortelliti, come ha raccontato Francesco Villari, moderatore della serata, e poi sbocciato in questo “Bonu e malu tempu”, disco dalle atmosfere rarefatte, profumato di Calabria, ma con il passo giusto per mirare a platee ben più ampie. Nonostante una gestazione lunghissima, soprattutto per la cura certosina dedicata agli arrangiamenti, si apprezza un disco di straordinaria freschezza, fluido nella scrittura musicale, armonioso nell’ottimizzazione dei testi di Alessandro Quattrone, poeta prestato alla canzone con risultato decisamente apprezzabile.
    Apprezzamento arrivato anche dal pubblico che affollava il teatro “Primo” per salutare quello che ha tutta l’aria di essere solo l’inizio di un percorso musicale congiunto tra Claudio Altimari e Valentina Balistreri, da ieri ribattezzati  Aliunde anche dai presenti, e dal video-saluto, anch’esso quasi ecumenico, praticamente un battesimo, di Massimo Bonelli, general manager di I-Company, la casa discografica che ha investito nel progetto dei due artisti reggini.
    Altimari e Balistreri hanno raccontato a Villari la genesi di questo connubio , i dubbi e le difficoltà, le prime prove e man mano le certezze che maturavano insieme allo sviluppo delle tracce, fino alle rocambolesche vicende del primo incontro, evidentemente fatale, tra i due. E poi il lavoro sulla voce di Valentina, finalmente libera dai condizionamenti di repertorio e in grado di esprimere tonalità basse, intimiste, finora mortificate dai troppi urlati, senza però intaccare quel timbro selvaggio e sensuale che ne ha fatto una cantante di riferimento del territorio. Con “Bonu e malu tempu” degli Aliunde si apre uno scenario inedito nella musica d’autore nostrana: partiture dal respiro colto con suggestive aperture orchestrali,  arrangiamenti di raffinatezza quasi imbarazzante a convivere con il dialetto reggino e quel famoso “profumo” di terra nostra. E non sembri accostamento banale. Basta soffermarsi a pensare all’utilizzo del vernacolo finora legato alla sola matrice folk/etnica, almeno qui e senza scomodare i Tazenda del compianto Andrea Parodi, o un certo signore di Genova. Con “Bonu e malu tempu” il dialetto reggino entra di prepotenza nella canzone d’autore scardinando convinzioni assurde su una presunta mancanza di musicalità rintracciabile più facilmente in sottocellule idiomatiche dell’area ionica e grecanica, per esempio. “Voleva essere un lavoro di cui fosse chiara l’origine, perché questo è il nostro habitat, ma io non sono mai stato un cultore della musica popolare” afferma Altimari durante la presentazione “piuttosto mi ritengo un compositore di canzoni d’autore”. L’aver voluto evidenziare le radici ha però fatalmente generato il meraviglioso ibrido. E se chi scrive ha difficoltà a incasellarlo in un genere vuol dire che ne ha creato uno nuovo. Siamo convinti che non ci sia niente di più auspicabile per chi fa musica e tutto ciò è stato ampiamente percepito nel momento in cui i due “Aliunde” con il supporto di Davide Beatino, bassista di caratura internazionale tra i più talentuosi espressi dalla nostra terra, e il batterista Tonino Labate, altro esponente reggino di grande talento, sono saliti sul palco per regalare al pubblico quattro brani dal vivo. Incluso quello che contiene la frase “Bonu e malu tempu”, il titolo del disco. Una traccia venuta fuori a lavoro finito, subito dopo i funerali del compianto Mimmo Martino che con Altimari collaborava a vari progetti. “Mi trovavo in ascensore e quella melodia mi risuonava in testa e non voleva lasciarmi.” Dice Altimari. “Mi sono messo subito al pianoforte per fissarla, poi chiamai Valentina dicendole che dovevamo registrare un ultimo pezzo”. Con dedica implicita, se c’è un aldilà o qualcosa che gli somiglia.