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    Foto tratta da pagina Facebook "Quelli che... Reggio Calabria"

    Veterinari: “Abbattimento unica soluzione, ma vacche sacre esistono ancora”

    Sabato 21 maggio nel primo pomeriggio la città di Reggio Calabria è stata scossa da un avvenimento spiacevole che ha coinvolto il mondo animale e le Istituzioni. Ebbene le vie cittadine sono state  meta di scorribanda di un bovino adulto impaurito e di un’altrettanta impaurita ed incredula cittadinanza con una conclusione tragica della vicenda principalmente per l’animale, in quanto abbattuto dalle Forze dell’Ordine ma, anche per la coscienza di noi umani che in queste evenienze ci rendiamo conto, sempre in ritardo, di trasformare in emergenza quello che emergenza non dovrebbe essere. E’ quanto si legge in una nota diffusa dal Dott. Rocco Salvatore Racco, Presidente Ordine Provinciale Medici Veterinari.
    Intanto, in tempi in cui gli animali della specie bovina sono – per Legge –  identificati con piastrina auricolare,  bolo endoruminale e inseriti in una Banca Dati Nazionale, è inverosimile l’apparizione di un animale anonimo per le vie cittadine. Ci fa pensare che le “vacche sacre” esistono anche in città e non solo nell’Aspromonte e che, conseguentemente, i controlli di Polizia Municipale, Polizia Provinciale, Sistema Sanitario Nazionale sono a maglie tanto larghe da lasciar gironzolare anonimamente per la città un bovino e non soltanto  cani o gatti.
    A quanto sopra, in tali frangenti di considerata emergenza, affiora anche il difetto di comunicazione tra le Istituzioni; la Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani ha da anni costituito un elenco nazionale di medici veterinari formati per le operazioni di tele narcosi, da poter usufruire in quei momenti non facili cui è necessaria la cattura di animali intrattabili (domestici e/o selvatici). Guarda caso in questo elenco  – continua il Presidente – figurano tre medici veterinari reggini iscritti all’Ordine che rappresento.
    Quanto sopra avvalora la convinzione di una società e Istituzioni   (non mi riferisco solo a quelle della provincia di Reggio Calabria)  operanti a compartimenti stagni; in tempi in cui l’informatizzazione la fa da padrone, con innumerevoli programmi e banche dati,  non riescono a dialogare tra di loro  con i  conseguenti disagi che la società è costretta ad accettare giornalmente.
    Quanto poi all’abbattimento dell’animale, da tecnico ed in tali situazioni difficili, – conclude la nota diffusa –  posso affermare che per l’animale non vi  era altro destino possibile. Il primo pensiero va alla salvaguardia dell’incolumità e della salute pubblica.
    Seguitiamo a sperare in un futuro migliore.