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    Tutti i veleni della Calabria: il dossier che traccia inquinamento e mortalità

    Non ci sono particolari sorprese nei siti rilevati dal dossier Istisan relativamente alle zone che da tempo sono indicate come altamente inquinate. Parliamo delle già note Crotone, Cerchiaria e Cassano per le quali sono state scritte pagine e pagine di rapporti e di idee per la bonifica e che rappresentano il famoso Sito di interesse nazionale (SIN). Il dossier, individua, inoltre altri 18 definiti ad alto rischio dalla Regione Calabria. Di questi,  7 ricadono nella provincia di Cosenza, 2 nella provincia di Catanzaro, 8 nella provincia di Reggio Calabria e solo un sito nella provincia di Vibo Valentia.

    Il cosentino e la valle dell’Oliva

    I 7 siti in provincia di Cosenza sono: Cariati, Cassano allo Ionio (incluso anche nel Sin), Firmo, Laino Borgo, Lungro, Scalea e Tortora. Tutti, tranne Cariati che ricade nel Sistema del Marchesato crotonese, ricadono nel Sistema del Massiccio del Pollino. E oltre a questi c’è il caso particolare della Valle dell’Oliva dove scorre l’omonimo fiume e che racchiude 9 comuni: Aiello Calabro, Amantea, Cleto, Domanico, Grimaldi, Lago, Malito, San Pietro in Amantea e Serra d’Aiello. “La contaminazione della Valle dell’Oliva – si legge nel dossier – è dovuta principalmente all’interramento illegale, in un’area che interessa i Comuni di Amantea, San Pietro di Amantea e Serra d’Aiello, di rifiuti pericolosi in località Foresta. Altri siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi sono stati successivamente individuati in un ambito territoriale più ampio lungo il corso del fiume Oliva. La vicenda è stata oggetto di numerose indagini in ambito giudiziario, ma non si dispone di una complessiva caratterizzazione del sito effettuata secondo i criteri e le procedure illustrate nel presente Rapporto”. In estrema sintesi, viene rilevata, in un’area ubicata lungo il corso del fiume Oliva in corrispondenza del confine amministrativo fra i tre comuni in esame, la presenza, nel sottosuolo, di rifiuti industriali contenenti composti organo alogenati quali diossine e policlorobifenili (PCB), diversi metalli pesanti e radionuclidi artificiali fra i quali il Cesio 137. “Un primo studio epidemiologico relativo all’area in esame, effettuato in ambito giudiziario dal Dr Giacomino Brancati, Consulente Tecnico d’Ufficio della Procura della Repubblica di Paola, con riferimento agli anni 1992-2001, ha mostrato – si legge nel dossier – eccessi di mortalità per alcuni tumori maligni e malattie cardiovascolari, nonché un eccesso di ricoveri ospedalieri per tumori della tiroide (patologia a bassa letalità che non può essere indagata con l’analisi di mortalità)”

    “Fra le malattie neoplastiche si osserva un eccesso significativo di tumori esofagei. Eccessi significativi si osservano inoltre per il Morbo di Parkinson, l’epilessia, l’infarto miocardico acuto e i disturbi circolatori dell’encefalo. Il significativo eccesso di cancro dell’esofago si osserva anche nel Comune di Amantea. Ad Amantea si osservano inoltre eccessi significativi di mortalità per T. dell’utero, epilessia e disturbi circolatori, in particolare infarto miocardico acuto e disturbi circolatori dell’encefalo. Diverso, e più sfavorevole, il quadro dei dati relativi a Serra d’Aiello. I decessi totali sono circa il doppio di quelli attesi. Si osserva un significativo eccesso di tumori del colon-retto. Altri eccessi significativi riguardano diabete mellito, Morbo di Parkinson, epilessia, malattie del sistema circolatorio, malattie ischemiche del cuore, in particolare infarto miocardico acuto, disturbi circolatori dell’encefalo, malattie dell’apparato respiratorio, malattie polmonari croniche, malattie dell’apparato digerente, insufficienza renale acuta e cronica e sintomi, segni e stati morbosi maldefiniti”.

    La Piana e Vibo

    A Rosarno la denuncia è arrivata dall’associazione “Marisa Lavorato” che ha evidenziato i numerosi casi di malattie terminali legate all’inquinamento. “Dalle analisi relative ai campionamenti di particolato aerodisperso, si è rilevato che per tutti e quattro i campioni non sono state riscontrate fibre di amianto mentre lo stato di conservazione delle lastre, di diversi fabbricati e manufatti, è risultato insufficiente».
    A Triparni, invece, lo studio dell’Arpacal è ancora in corso. qui la denuncia è arrivata dall’ex presidente della circoscrizione, Nicola Florio relativamente alle patologie neoplasiche.

    Il Catanzarese

    “Vasì” e “Bagni” sono i due siti di interesse per la provincia di Catanzaro. A Davoli il primo, a Lamezia Terme il secondo. Proprio qui l’incidenza tumorale è stata di 552 casi (escluso cute) in due anni, soprattutto è rilevato un eccesso nel genere maschile di tumori della prostata e di leucemia mieloide cronica. A Davoli, invece, l’incidenza è di 83 casi di tumore (escluso cute) in 5 anni, in linea con la media regionale tranne che per un eccesso di leucemia mieloide nei maschi. Si registrano eccessi di mortalità per tumori dell’apparato linfo-ematopoietico in entrambi i generi.

    La zona delle Serre

    A seguito della desecretazione parlamentare che ha portato alla luce il “Dossier 588/3” del Sisde è emersa l’ipotesi di un presunto traffico internazionale di scorie tossico-radioattive. Tali documenti citano i Comuni di

    Fabrizia, Mongiana e Serra San Bruno e zone, anche quella dell’Alaco, ricadenti nel Sistema Paesaggistico del vibonese dove, secondo quanto rilevato nel Dossier 588/93 desecretato un paio di anni fa dal Parlamento, sarebbero stati interrati fusti radioattivi. Nei tre paesi citati “si osserva nell’area in esame in eccesso significativo, rispetto alla popolazione della Regione Calabria, per tutte le cause di morte e per tutti i tumori. Per la patologia oncologica, l’unico eccesso statisticamente significativo riguarda il tumore gastrico”. Per questo si parla di una sovra mortalità documentata rispetto alla Regione Calabria alla quale “concorrono in modo particolare i tumori totali (e specialmente quelli gastrici), le cardiopatie, il diabete e alcune patologie neurodegenerative, respiratorie e digerenti. Si tratta di malattie ad eziologia multifattoriale che non coincidono, in linea di massima, con quelle per le quali è ipotizzabile un ruolo eziologico della residenza in prossimità di siti di smaltimento di rifiuti pericolosi»”.