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    Foto tratta da pagina Facebook "Quelli che... Reggio Calabria"

    Toro a Reggio, il Prefetto un anno fa: “Le «vacche sacre» devono essere abbattute”

    Non possiamo dire se il cosiddetto toro che ieri imperversava per le strade di Reggio Calabria fosse una “vacca sacra”. Non si ha infatti alcuna notizia di quello che potrebbe essere il proprietario dell’animale. Il vitellone era infatti sprovvisto di qualsiasi marchio o microchip che la legge prevede per l’identificazione dell’allevamento e dell’allevatore. Praticamente si trattava di un “toro clandestino”. Tutto questo ovviamente non esclude che si potesse trattare di una “vacca sacra” cioè di un bovino, per intenderci, che vaga indisturbato per i campi, le strade, le proprietà private della provincia ma che nessuno osa toccare perché quell’ animale appartiene a boss locali della ‘ndrangheta. In Calabria questo è un fenomeno malavitoso diffusissimo che prosegue indisturbato da decenni. Proprio per questo a maggio del 2015 il prefetto di Reggio Calabria Claudio Sammartino ha disposto con un’ordinanza quasi rivoluzionaria l’abbattimento di tutti i capi bovini cosiddetti “sacri”. Tanti gli episodi avvenuti in passato  durante i quali ogni tentativo di arginare il fenomeno degli animali vaganti e riportarlo nel perimetro della legalità è sempre fallito e in alcuni casi è addirittura sfociato i gravissimi fatti di sangue.

    Da un anno grazie all’ordinanza del prefetto Sammartino le «vacche sacre» devono essere catturate e abbattute «nel caso in cui dovessero creare situazioni di pericolo concreto per l’incolumità delle popolazioni e per la sicurezza della circolazione sia stradale che ferroviaria». Non una caccia indiscriminata, insomma, ma interventi mirati solo nei casi in cui il pascolo anarchico delle mucche metta repentaglio la vita e le proprietà altrui. Come il toro di ieri, infatti, questi animali «intoccabili», invadono all’improvviso le strade o i binari della ferrovia e sono spesso all’origine di gravi incidenti. C’è poi l’aspetto economico, rappresentato dai danni che le «vacche sacre» lasciano invadendo campi coltivati o giardini. Il provvedimento prefettizio incarica le forze di polizia, a partire dal Corpo Forestale, della cattura e dell’abbattimento dei bovini, mentre le carni delle bestie abbattute devono essere donate ad associazioni di volontariato e mense per indigenti.

    Marina Malara