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    Reggio – Standing ovation per il maestro Ezio Bosso. Emozionante lezione di arte e vita

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Da anni, è considerato uno dei compositori e musicisti più influenti della sua generazione. Il suo stile e la sua continua ricerca musicale sono riconosciuti da pubblico e critica in tutto il mondo. Ezio Bosso, ieri sera, ha travolto il teatro “Cilea” portando una musica che si trasforma in colore, dando vita ad un vero e proprio concerto permettendo agli spettatori di vedere nel particolare la creazione “live” delle opere. Sul palcoscenico solo un pianoforte e uno sgabello necessari per il maestro che inizia a parlare esprimendo la propria gioia nel poter finalmente, raccontare se stesso.
    “Grazie di essere venuti. Vedo già tanti telefonini e ai miei concerti potete usarli ma se squilla, rispondo io – esordisce così il maestro – Una delle peculiarità del direttore d’orchestra é che si fa i fatti vostri e se vi arriva un messaggio, una telefonata anche della vostra amante, lo vorrò sapere quindi, spegnetelo. Stasera, vorrei condividere con voi un po’ di stanze, io sono diventato un esploratore di queste stanze che sono fondamentali nella nostra vita perchè le abbiamo inventate quando ci siamo fermati. Le stanze non sono solo un luogo, stanza vuol dire anche affermarsi, prendere coscienza di noi e io ne ho preso atto quando sono uscito fuori dalla stanza pensando di non suonare più”. Il maestro presenta il suo compagno artistico e di vita: il pianoforte diventando per tutto il concerto una cosa sola.
    “La musica mi ha insegnato che qualsiasi problema é sempre un’opportunità. Perdere é molto più fighetto che vincere – spiega Bosso – Perdere un pregiudizio, un dolore, la frustrazione delle gambe storte. Il giorno che ho perso questa paura, ho imparato a volare”. Il pubblico è letteralmente stregato da quelle parole e musica che segnano e insegnano vite alle quali il maestro augura di “perdersi in quelle stanze, importanti per la nostra esistenza”.
    Ezio, affetto da una malattia neurologica degenerativa, accarezzando quel pianoforte sembra scrivere ogni volta una nuova poesia, una canzone che impone libertà e quel senso a non fermarsi mai ma prendere coscienza e aprirsi agli altri. Il pubblico si emoziona, ha paura pure ad applaudire per non arrestare quella magia creata minuziosamente da un artista capace ad affermarsi ma anche a perdersi tra i suoni. Bosso invita gli spettatori a cercare la musica e lo fa mischiando parole dense e dirette, spesso divertenti battute, a composizioni perfette nell’esecuzione. “Ricordatevi che la musica come la vita si può fare in un modo solo: insieme – spiega il maestro – Perdere i pregiudizi, le paure, perdere il dolore, ci avvicina. Noi uomini tendiamo a dare per scontate le cose belle: la vita è fatta di dodici stanze (il suo album si intitola “The 12th room”, ndr). Nessuno può ricordare la prima stanza perché quando nasciamo non vediamo, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Quindi, si può tornare alla prima e ricominciare”.
    La magia continua con due musicisti fondamentali per il maestro: Chopin e Bach influenzati anche loro dalle stanze. “Chopin ha fatto 24 preludi ma non li faccio tutti – continua a scherzare con gli spettatori prima di alternare tre preludi dei due compositori messi insieme in quella che lui stesso chiama “una suite” – Sia Chopin che Bach scrivevano nelle stanze perché stanza vuol dire anche preghiera, canzone. Questa musica é così bella persino suonata da me: la musica é libera, è unica, é nostra”.
    Bosso trova “aberrante il concetto di distruggete per preparare qualcosa di nuovo” e quando suona “Cartoline da tanto lontano” e fa un omaggio alla poetessa Emily Dickinson che ha lasciato la sua stanza nel 1886, dice: “Le stanze ci proteggono ma anche ci imprigionano. Le sue poesie parlano di tutto, di Dio, amore, vita e chiamava queste, le mie piccole stanze nelle quali ha scelto di rifugiarsi”.
    La commozione, costante durante l’intera serata, raggiunge l’apice con “La stanza del tè”, l’espressione drammaticamente dolce di un dolore tanto amaro. Siamo alle battute finali e il maestro vuole lasciare un altro messaggio a Reggio: “La musica mi ha insegnato che il problema é un’opportunità per imparare a conoscere e conoscersi. L’augurio che faccio a tutti noi, é avere lo spazio e avere la stanza della libertà. Benvenuti nella dodicesima stanza”. La gente si alza in piedi per omaggiare un grande artista ma anche provare ad infondere lo stesso calore che per due ore, Bosso è riuscito a donare. Prima di andare via riceve dal promoter Ruggero Pegna e dall’assessore comunale Patrizia Nardi il premio “Riccio d’argento” del maestro orafo Gerardo Sacco come miglior live della rassegna “Fatti di musica 2016” e il numero uno della Show Net sommessamente dice: “Ogni parola é difficile quando la musica arriva al cielo e a voi, stasera, resta questa incredibile sensazione”.
    “Questo premio é nostro perchè i live si fanno insieme – si congeda il maestro Bosso – Ci vogliono più muscoli per muovere un sorriso che un piedi e i sorrisi muovono passi. Vi auguro di allenare e migliorare il vostro sorriso perchè chi sorride non solo migliora la vita di chi incontra ma migliora anche la sua”.
    Gli applausi segnano la fine di un grande live e, andato via quell’uomo semplice e puro, al teatro “Cilea” rimangono la sensazione, la riflessione e l’immagine di un grande interprete e compositore che regala a Reggio Calabria un’emozione difficile da scordare.
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    Ezio Bosso 2016

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    Cilea - pubblico