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    Presentata la ricerca mondiale sull’obesità. L’Ace di Reggio tra i protagonisti dello studio pubblicato da The Lancet

    di Domenico Grillone – Dopo la diffida della Regione a non usare strumenti ecografici, impartita il 4 febbraio scorso ai medici dell’ambulatorio di medicina solidale portato avanti dall’Ace (associazione calabrese di epatologia), l’attività dei volontari non si è certo fermata. Perché alle oltre trentamila prestazioni gratuite dell’anno scorso,  verso migliaia di persone in difficoltà, e che hanno dato ancor più spessore alla loro formazione etica e morale, bisogna aggiungere una frenetica attività di studio che ha portato i medici dell’Ace ad essere coprotagonisti, assieme a tanti altri colleghi di tutto il mondo, di una ricerca mondiale sull’obesità pubblicata lo scorso due aprile sulla prestigiosa rivista scientifica “The Lancet”, considerata tra le prime cinque riviste mediche internazionali.IMG-20160406-WA0002 Si tratta del più grande studio mai fatto sull’obesità con il coinvolgimento di circa 700 ricercatori (compresi quindi quelli dell’Ace) e quasi venti milioni di persone sparse per il mondo. E che ha permesso di studiare il trend di questa patologia in un ragguardevole arco di tempo: dal 1975 fino al 2014, quindi circa quarant’anni d’osservazione. E le conclusioni sono sicuramente inaspettate e per alcuni versi molto preoccupanti. “L’obesità continuerà a crescere fino al 2025 – spiega il direttore Lino Caserta – nonostante l’impegno di diversi capi di governo ad attuare delle politiche che avrebbero dovuto riportare l’obesità, per la stessa data, ai livelli precedenti al 2010. La patologia non si arresterà, quindi, ed addirittura aumenterà soprattutto quella severa, patologica. Una categoria, quest’ultima, destinata a superare il numero di un’altra categoria di persone, quelle malnutrite”. Attualmente l’obesità nel mondo prevale nelle donne per il 15 per cento e per gli uomini per l’11 per cento. Ed in Calabria? Il dato raddoppia. “Il dato è sconvolgente – continua Caserta – perché circa il 27 per cento delle persone, sia uomini che donne, sono obese, un dato comune a tutto il Sud Italia e, più in generale, con il sud del mondo. Il motivo principale è che abbiamo abbandonato la dieta mediterranea, e poi la mancanza di una adeguata cultura e la presenza di una povertà sempre più pressante che sul cibo non va per il sottile proprio perché deve fare i conti con il denaro, sempre poco per acquistare alimenti che abbiano un minimo di qualità e che non siano cibi spazzatura”. Per quanto riguarda cultura e prevenzione dell’obesità, qualcuno ricorda lo scivolone della Regione di alcuni anni addietro, quando diede il patrocinio alla campagna pubblicitaria di una famosa multinazionale che chiamò “Il calabrese” un panino che, quantomeno, non sarebbe potuto rientrare tra gli alimenti della dieta mediterranea. “Un messaggio errato rivolto agli adolescenti – sottolinea Caserta – ma soprattutto si è infangato il concetto di dieta mediterranea. Noi sul concetto di eticità, come su quello di legalità, abbiamo le idee ben chiare, per esempio rinunciando a sponsorizzazioni facili da parte di diverse aziende farmaceutiche”. Screenshot_2016-04-06-22-01-53Una seconda ricerca, quella sull’andamento del diabete dal 1980 al 2014, ed a cui hanno partecipato i medici dell’Ace, è stata pubblicata sempre su The Lancet da poche ore. “Il concetto è sempre lo stesso, la prevenzione – continua Caserta – perché senza di essa il fenomeno è destinato a crescere ed a portare sempre più problemi. E se in Calabria ì Lea (livelli essenziali d’assistenza) sono veramente deficitarii, allora c’è poco d’aggiungere. Purtroppo l’obesità determinerà nei prossimi anni la qualità di vita dei nostri ultrasessantacinquenni, una delle peggiori dei paesi Ocse. Si abbasserà probabilmente anche la durata media della vita, realizzandosi quindi qualcosa di impensabile. E l’obesità significa più malattie, più spesa per il singolo cittadini. Ed a livello mondiale si calcola che quasi il tre per cento del pil venga assorbito dalle spese direttamente connesse alla patologia. Il tutto nel nostro sistema con l’aggravarsi del problema potrà tradursi con la fine del sistema solidaristico, non saremo in grado di curare tutte quelle patologie provocate dall’obesità”. Ecco il motivo per il quale è importante fare prevenzione. “Se si investe cento nella prevenzione, entro dieci anni se ne risparmiano trecento. L’investimento può trasformarsi in risparmio. Ma se in sanità si continua a tagliare senza affrontare il fenomeno nella sua complessità alla fine il sistema crollerà”. Nel frattempo al Centro si continuano ad effettuare le visite specialistiche. Saranno i giudici adesso a sbrogliare la matassa. Nelle passate settimane si è svolta la prima udienza al tribunale civile, ed il giudice ha ritenuto di acquisire un parere da parte dell’ufficio tecnico dell’Asp. L’ufficio che avrebbe dovuto verificare il bisogno o meno dell’autorizzazione rispetto all’attività svolta dall’ambulatorio di medicina solidale ma che, secondo quanto dichiarato tempo fa dai vertici dell’Ace, non si è mai attivato. La questione si sarebbe potuta chiudere giorni addietro, ma il ritardo della notifica della data dell’udienza alla Regione ha fatto slittare la decisione dei giudici. Nel frattempo l’Ace ha intrapreso, ormai da qualche anno, una serie di iniziative solidali. Coerentemente con questi impegni nelle prossime settimane sarà avviata una campagna di informazione denominata: “SCELGO DI STARE BENE. Mangio meglio, faccio attività fisica e rispetto l’ambiente”. “A fronte di una sostanziale inerzia delle istituzioni – conclude Caserta – la nostra campagna di informazione ci porterà in tutti quei punti dove c’è molta gente, a discutere con loro, a distribuire depliant. Faremo anche una campagna pubblicitaria di prevenzione attraverso alcune radio e continueremo qui all’ambulatorio a dispensare i nostri servizi dando una risposta complessiva ad un problema, l’obesità, già complesso”.