• Home / CALABRIA / Ospedale Reggio, ecco il piano per farlo diventare il migliore della Calabria

    Ospedale Reggio, ecco il piano per farlo diventare il migliore della Calabria

    di Marina Malara – E’ chiaro a tutti che la struttura e la funzionalità dell’Azienda Ospedaliera di Reggio Calabria lascia a desiderare da decenni. Una risposta sanitaria insufficiente per i malati ma anche per gli operatori sanitari, medici e paramedici, costretti a lavorare in condizioni spesso drammatiche. La buona notizia è che finalmente c’è la concreta volontà di cambiare le cose, anzi, addirittura di ribaltarle rispetto al passato e i primi, fondamentali, concreti passi sono stati già compiuti. I primi segnali evidenti di cambiamento si possono già toccare con mano, ma tantissimo ancora c’è da fare, anche perché la rivoluzione è appena partita. Il Management dell’Azienda Bianchi Melacrino Morelli si muove a passo spedito e no perde tempo. Il direttore Generale Frank Benedetto ripete: “Se non lo cambiamo ora questo ospedale, non lo cambieremo più”. Ci siamo fatti spiegare da lui tutto il percorso progettato e avviato, ma non abbiamo trascurato di mettere il dito nella piaga delle criticità. Intanto si è ravvisata di dare una vera  e propria testa ai reparti cruciali della struttura. Prendiamo il Pronto soccorso, un reparto per funzionare aveva necessariamente bisogno del primario che mancava da quasi 10 anni dopo il pensionamento dell’ultimo. Per tutto questo tempo ci sono stati dei facente funzione ma non è l’’unico caso. L’ospedale mancava di 21 primari di ruolo, in conseguenza Benedetto si è adoperato fin da subito per fare in modo che almeno 6 di questi ruoli fossero coperti nell’immediatezza, identificando proprio le più grosse criticità dell’ospedale. Vediamo quali sono. Oltre al pronto soccorso, si è lavorato su Ostetricia e Ginecologia, situazione molto importante perché è probabile che presto tutta l’area provinciale confluisca prevalentemente su Reggio e perché c’è un progetto di riconversione di Villa Aurora che porterebbe al reparto ospedaliero gli 800 parti che prima venivano espletati da quella clinica. Per far funzionare una ginecologia ed un’ ostetricia di buon livello ci vuole la testa quindi un buon primario, che è stato individuato, tramite concorso, nel dott. Francesco Antonino  Battaglia, già Direttore F.F. presso l’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’Azienda Ospedaliera S. Filippo Neri – Roma,  che prenderà servizio questa settimana, di origini calabresi, esperto in ginecologia oncologica un’altra branca fondamentale per risolvere l’emigrazione passiva. “Gastroenterologia aveva un primario andato in pensione parecchi anni fa mentre noi avevamo urgenza di gestire tutta la problematica afferente della provincia che confluisce interamente su Reggio” spiega il Dott. Benedetto che ci parla del primario uscito vincente dal concorso, il dott. Antonino Borruto, originario di Reggio, già primario da 13 anni in Sicilia, all’ospedale di Taormina, e che ha già preso servizio. “Avevamo la necessità di organizzare due reparti fondamentali dell’Ospedale, continua il DG. La famosa cardiochirurgia se non parte adesso non partirà mai più, qui abbiamo impiegato veramente tutte le nostre energie e risorse non per fare una cardiochirurgia qualunque ma per fare “la” cardiochirurgia per eccellenza, l’unica pubblica della Calabria”. Le due cardiochirurgie catanzaresi ricordiamo che sono una a direzione universitaria, sempre pubblica ma dipendente dall’università e l’altra completamente privata ma convenzionata. “Queste due cardiochirurgie ci hanno consentito di lavorare in maniera egregia per oltre 10 anni, ma io dirigo un’azienda pubblica e voglio l’orgoglio e l’onore di far partire nella nostra città la cardiochirurgia. Questo compito me lo ha assegnato il Governatore Oliverio come primo obiettivo. Per farla serve la casa come gli arredi e ce l’abbiamo, adesso mettiamo gli abitanti della casa. Il capo famiglia – primario lo abbiamo selezionato”. Il dott. Fratto viene da una scuola prestigiosa, forse la principale italiana, della cardiochirurgia, quella del prof. Pellegrini e del Prof. Martinelli, 25 anni al Niguarda, la scuola che ha iniziato la trapiantologia cardiaca in Italia. Fratto viene da questo importante complesso che in Italia è considerato leader dal punto di vista operatorio. Ma c’è una nuova e bella notizia in più, perché quando una struttura deve partire ex novo, da zero, la difficoltà è quella della giusta organizzazione. “Avendo il dott. Fratto dietro le spalle una struttura come il Niguarda, spiega Benedetto, questa per voce del suo direttore generale con il quale ho avuto un’interlocuzione, ha dato disponibilità ad assisterci in questa attivazione della Cardiochirurgia permettendo ai nostri operatori di andare a formarsi presso la scuola del Niguarda. Adesso faremo un programma con il dott. Fratto, i nostri operatori andranno a Milano e lavoreranno lì, comandati, per fare un training formativo esclusivo in cardiochirurgia. In sostanza  noi vorremmo fare un clone del sistema organizzativo del Niguarda e importarlo qui. Abbiamo bandito da due giorni il concorso per cardiochirurghi e cardioanestesisti, passeranno circa 90 giorni tra presentazione domande, convocazione e prove concorsuali e poi avremo il personale necessario per organizzare in maniera ottimale cardiochirurgia. Ma quando partiremo avremo uno start up tipico del Niguarda, che per noi è l’azienda madre”. L’altro reparto importantissimo e fondamentale che cammina, di solito, di pari passo con la cardiochirurgia, è quello di Chirurgia Toracica. Fino ad oggi, ai Riuniti, è stata garantita ottimamente dal Dott. Costarella, ad interim assieme alla chirurgia generale. Ma la chirurgia toracica nel nostro ospedale era un grande punto di riferimento con una storia che risale al Prof. Madera. Oggi c’è invece una migrazione sanitaria passiva per la patologia polmonare operatoria altissima, intorno al 90%.” Ora vogliamo garantire ai nostri concittadini l’attività e le terapie mediche e chirurgiche ottimali in loco, dice Benedetto. Basta valige e disagi per pazienti e familiari, anche a causa dei costi esorbitanti. Cardiologia e chirurgia toracica, le dirò di più, per noi dovranno diventare dei poli attrattivi. La nostra struttura pubblica, con 41 unità operative, rappresenterà un’azienda capace di gestire qualsiasi problematica dal punto di vista sanitario. Opereremo al cuore, ai polmoni, tutti i tumori esistenti con tecnologie moderne e innovative. E’ chiaro che questo non si fa in un giorno, abbiamo messo tanta carne al fuoco e adesso dobbiamo cucinarla bene altrimenti rischiamo di creare situazioni di empasse. Ci vorrà del tempo ma avremo quello che serve per non fare andare i Calabresi fuori regione. Per l’emigrazione sanitaria noi paghiamo circa 300 milioni di euro l’anno. Considerando che il bilancio di questa azienda è di 150 milioni, ipotizzando che recuperiamo il 10% di quei 300, pensi quante persone possiamo assumere e quanti servizi possiamo dare. Riportiamo in Calabria questi 300 milioni di euro e diventiamo la Lombardia del Sud”. Per chirurgia toracica il concorso è stato espletato, il primario arriverà a breve, è il dott. Cosimo De Quaglie 25 anni di Istituto Tumori di Milano, per oltre 10 anni direttore dell’istituto di oncologia di Rio Nero Vulture in Basilicata, grandissima esperienza di chirurgia polmonare, permetterà di risolvere completamente la problematica pneumologia. Per quanto riguarda il concorso per il primario di Pneumologia, questo deve ancora essere espletato in quanto tra i commissari, due hanno rinunciato, abbiamo nominato i sostituti ma uno non ha ancora dato conferma. “Mi auguro che arrivi altrimenti dovremo fare un altro sorteggio. Abbiamo focalizzato l’attenzione su quei settori dove noi spendiamo di più in migrazione passiva”, dice il DG il quale tiene a sottolineare che  “per quanto riguarda i concorsi abbiamo chiesto alle commissioni di darci i migliori professionisti riguardo ad ogni profilo richiesto, perché stiamo lavorando per cambiare il volto di quest’azienda. Non abbiamo avuto logiche di conservativismo né tanto meno di altro genere, vogliamo il meglio possibile per la nostra sanità”.

    Leggi anche: