• Home / CALABRIA / Presidente Parco d’Aspromonte: “Rete dei Parchi può rilanciare economia”
    Aspromonte, lotta all'alieno che attacca castagni

    Presidente Parco d’Aspromonte: “Rete dei Parchi può rilanciare economia”

    di Marina Malara – Ripartire dalla natura di cui la nostra regione è ricca per dare slancio al turismo e all’economia ottemperando ai principi di sostenibilità e salvaguardia. L’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte può diventare uno dei motori di questa crescita, soprattutto se messo in rete assieme agli altri parchi regionali che la Calabria può vantare come nessun’altra regione in Europa. E’ questo il percorso da seguire secondo Giuseppe Bombino, presidente dell’Ente Parco dell’Aspromonte e nuovo coordinatore di Federparchi Calabria, intervistato da Strill.
    Dal suo insediamento il Parco dell’Aspromonte vive una nuova stagione e anche la percezione che la gente ha di questa istituzione è diversa.
    Cosa è cambiato presidente?
    Riguardo alle procedure amministrative è cambiato poco, nel senso che già si lavorava efficacemente. Ma mancava una matura conoscenza del ruolo che un Ente Parco deve avere. Veniva un po’ assimilato a quello che può essere un Consorzio di Bonifica o una Comunità Montana. Ma non può e non deve essere così. Invece questo ente deve interpretare ed esaltare le istanze di un territorio vasto all’interno del quale vi sono comunità e amministratori, non dimentichiamo che in questa area sono coinvolti ben 37 comuni anche solo per porzioni territoriali. Bisogna avere le idee chiare sul ruolo di un ente pubblico non locale. Le procedure che un tempo non erano codificate hanno richiesto un lavoro particolare. Le storture e le deformazioni del passato hanno creato fraintendimenti non solo nella percezione della comunità ma anche nel rapporto con le istituzioni locali, i comuni. Sentivo spesso definire l’Ente Parco come un bancomat a sportello, cioè un ente erogatore, senza una vera programmazione e pianificazione delle azioni. Si rispondeva solo ad esigenze contingenti finanziando progetti o iniziative scollegate tra loro e senza una visione integrale. Invece bisogna avere chiarezza del compito superiore che l’Ente ha. In 20 anni non si era mai fatto un bando pubblico su Gazzetta Ufficiale, pur essendo un ente dello Stato. Poi c’era da lavorare molto sulla percezione dell’Ente e sull’immaginario collettivo. Per questo abbiamo puntato sul piano culturale, non solo esaltando gli aspetti connessi alla conservazione della natura e della biodiversità, ma anche quelli riguardanti la componente umana che è inclusa nel territorio del Parco rendendo la sua gestione più complessa dal punto di vista antropico. Natura e uomo camminano insieme e si compenetrano. Gestire le rocce e gli stambecchi è un conto, ma quando bisogna includere anche l’uomo con le sue attività, le sue aspettative e i suoi interessi è tutt’altra cosa. Si è resa dunque necessaria un’opera didattica ed educativa. Ancora oggi vi sono residue riserve sull’utilità del Parco perché in passato è prevalso il messaggio che quello fosse il luogo dei divieti, l’ambito delle limitazioni, dove le cose non si potevano fare. Questo ha determinato un atteggiamento ostile da parte della comunità dei luoghi, e parlo di centinaia di migliaia di persone considerando anche solo una parte della popolazione dei territori comunali che vi sono inclusi. Questa comunità preme sul Parco anche con i suoi interessi, di qualsiasi natura. Ecco perché il messaggio dei divieti deve essere rivisto, in un contesto dove l’economia è fragilissima. Non possiamo nascondere e sottrarre questa ricchezza sostanziale ad un processo di sviluppo. Adesso infatti il messaggio deve essere diverso ed è quello che la conservazione e la tutela della natura possono rappresentare i veri fattori di sviluppo. L a comunità deve capire che può trarre un reddito proprio dalla salvaguardia di questo valore del Parco, trarre reddito da una pianta e da un bosco non perché lo si debba tagliare ma perché va vissuto nella sua straordinaria peculiarità. Un concetto innovativo che va dimostrato alle persone.
    In concreto infatti avete aperto e riqualificato la rete dei sentieri, avete fatto lavorare le maestranze del posto, avete pubblicato bandi pubblici. Cos’altro ancora per dimostrare la redditività del Parco?
    La frequentazione, in assenza di prelievo della risorsa, per entrare in contatto con la natura è l’esempio di un perfetto approccio integrato. Quella infrastruttura che noi manteniamo e tuteliamo, infatti, necessita di una opera di manutenzione che deve coinvolgere i giovani lavoratori dell’Aspromonte, stimolati a costituirsi in cooperative montane, ai quali si dà lavoro. I visitatori inoltre devono essere accompagnati dalle giovani guide che il Parco sta formando professionalmente. E non basta. Perché all’interno del territorio il turista incontra le persone dell’Aspromonte con le loro usanze, storie, tradizioni, attività antiche e ancestrali. Entrano in contatto due mondi, quello del turista escursionista e quello del pastore e dell’agricoltore che possono integrare il reddito con un’attività legata alla fruizione della natura. Proprio in queste ore è partito il progetto “La Via Lattea” attraverso il quale noi mettiamo in rete i pastori d’Aspromonte, soprattutto dell’Area Grecanica, comprandogli la mungitrice mobile, aiutandoli con sovvenzioni ad adeguare i loro processi produttivi e i loro allevamenti anche con un progetto formativo che consenta la commercializzazione dei prodotti latteo caseari. Se mettiamo insieme i due progetti, quello della rete sentieristica e quello della Via Lattea, sovrapponiamo interventi coerenti tra loro che consentono al fruitore escursionista di contribuire allo sviluppo economico locale.
    Lei è, da poche settimane, anche Coordinatore di Federparchi Calabria. E’ stato eletto, all’unanimità, dall’assemblea composta degli enti gestori delle aree protette della Calabria (Parco Nazionale dell’Aspromonte, Parco Nazionale del Pollino, Parco Nazionale della Sila, Parco Regionale delle Serre, Aree Marine Protette) e dalle associazioni ambientaliste. Uno dei suoi primi obiettivi sarà proprio quello di far conoscere il Parco e i Parchi Calabresi ai circuiti nazionali per attirare gli appassionati?
    Si deve agire su due livelli per questo. A livello regionale e nazionale. La forza della Calabria è di essere riuscita a proteggere il 25% del proprio territorio regionale attraverso l’istituzione di parchi e riserve. Quindi questo territorio si offre all’interno del Mediterraneo come la prima porta di Europa, con una biodiversità, una concentrazione di particolarità, una geografia peculiare e straordinaria e un’enogastronomia irrintracciabili in altre parti del continente. A tutto questo dobbiamo collegare un processo di sviluppo. Questi fattori si esaltano all’interno di un’area protetta e assumono un significato. Come Federparchi Calabria lavoreremo su un sistema regionale che vinca contro l’isolamento. I nostri parchi insieme creano di fatto un’Europa all’interno del Mediterraneo, in cui sono racchiusi valori che complessivamente non possono essere rinvenuti in tutto il territorio internazionale. Qui sono tutti concentrati. E con questo ci presentiamo. Sottoporrò alla Regione Calabria e al Governatore Oliverio un documento nel quale suggerisco di valorizzare, con delle politiche adeguate, queste caratteristiche esclusive del territorio calabrese. L’economia e lo sviluppo stanno assistendo ad un cambiamento dei modelli che vanno proprio nella direzione della umanità. Il fatto che noi siamo riusciti a preservare il territorio, anche per motivi di arretratezza, stavolta viene a nostro vantaggio. Per il fatto di essere rimasti indietro oggi abbiamo un’arma in più che altri non hanno, perchè l’hanno persa. Dobbiamo far conoscere il nostro sistema calabrese che ha una molteplicità di situazioni. Qui  in un breve spazio si compendia tutta la varietà della natura. Qui è tutto concentrato. Da qui si passa a livello nazionale, dopo avere  intinto quello regionale. L’azione di sistema rafforza quella del singolo. L’Aspromonte è diverso dalla Sila. Si vivono, a distanza di pochi chilometri, esperienze diverse. Questo è un valore da far conoscere.

    Presidente, si avvicina il periodo estivo e dunque anche il rischio incendi. In questo senso voi avete già sperimentato una iniziativa che ha portato grandi risultati, La replicherete?
    I dati relativi alla Campagna Antincendi boschivi 2015 hanno certificato che l’Area Protetta è risultata immune da eventi incendiari. Questo perché abbiamo messo in campo un’azione di sistema a tutela e salvaguardia del territorio montano e boschivo coinvolgendo le Associazioni di Volontariato e la Protezione Civile del nostro territorio, ma soprattutto, e per la prima volta nella storia, ci siamo giovati dell’importantissimo contributo dei coltivatori diretti: una nuova formula di partecipazione attiva di chi vive la montagna a difesa della legalità e per la conservazione della biodiversità dell’Aspromonte. Sono stati i pastori e i coltivatori i veri guardiani della montagna e ovviamente, visti i risultati, replicheremo l’iniziativa.