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    Condanne definitive per gli aguzzini di Anna Maria Scarfò

    Sono loro gli aguzzini di Anna Maria Scarfò. Lo ha deciso la terza sezione penale della Corte di Cassazione che ha confermato le condanne emesse nell’ottobre 2013 dalla Corte d’Appello presieduta da Giovanna Campagna. Messa quindi la parola “fine” su una delle pagine più brutte della nostra regione. La Suprema Corte ha rigettato infatti tutti i ricorsi degli imputati puniti in secondo grado. Nello specifico i giudici d’Appello comminarono 5 condanne. Sette anni e otto mesi di carcere furono inflitti a Fabio Piccolo, sette anni di reclusione per Maurizio Hanoman, Antonino Cianci, Antonino Cutrupi e Giuseppe Chirico. Sono loro il branco che ha stuprato la giovane orignaria di San Martina di Taurianova, nel cuore della Piana di Gioia Tauro. oggi quindi finisce il suo incubo, iniziato tanti anni fa.

    I suoi aguzzini la picchiarono e violentarono quando aveva solo 13 anni. Il tutto nell’omertà di un paese che, come spesso capita in Calabria, si è per la maggiorparte schierato dalla parte dai carnefici piuttosto che da quella della vittima. Ma Anna Maria Scarfò è stata più forte di loro, più forte della loro violenza e sopraffazione, più forte della “vergogna”, più forte delle offese e del chiacchiericcio, più forte di quel silenzio che per anni l’ha logorata. La giovane infatti con la sua coraggiosa testimonianza è riuscita ad ottenere giustizia. Adesso nessuno potrà più dire che “si è inventata tutto” oppure che “se l’è cercata”. Sì perché anche questo Anna Maria si è dovuta sentire tirare addosso. La chiamavano “malanova”. Perché lei, secondo molti, era stata una disgrazia per la comunità.

    Dopo la sua denuncia infatti, l’opinione pubblica e i media monitorarono quei luoghi, violando così anni in cui tutto era stato messo abilmente a tacere. Anna Maria aveva solo 13 anni quando quei ragazzini, i suoi violentatori, hanno deciso di trattarla come “merce di scambio”. La vigilia di Pasqua del 1999, viene portata in campagna, vicino a un casolare dentro cui c’era qualche sedia e un tavolo. È iniziato così il suo calvario. Tenta di denunciare, ma glielo impediscono. Ricominciano gli abusi e le violenze. Minacce, segni di coltello e bruciature sul corpo, quel corpo che viene ancora violato. Solo nel 2002, Anna Maria trova il coraggio di ribellarsi. E lo trova poiché il branco voleva incorporare in quella spirale di violenza anche sua sorellina di 11 anni. Ma questo è troppo. Anna Maria denuncia tutto. Aveva provato a chiedere conforto al prete, don Antonio Scordo. Peccato che non servirà a nulla. Chiamato a testimoniare in Tribunale il prete si beccherà un processo per falsa testimonianza e la condanna del gup a 1 anno di reclusione, pena sospesa. Adesso la Cassazione mette nero su bianco: Anna Maria è stata abusata per anni e adesso il branco deve andare in galera.

    Angela Panzera