di Marina Malara – Facciamo il punto sull’Aeroporto dello Stretto e sulla situazione in cui versa la Sogas, la società che lo gestisce. Eravamo fermi alla data del 15 dicembre scorso, quando la Sogas, con il nuovo presidente, il prefetto Bagnato, ha dovuto presentare una ulteriore integrazione documentale per tentare di interrompere la procedura, già avviata da Enac, per la revoca della concessione. Sappiamo che è stata ripresentata la documentazione necessaria, ma sappiamo anche che, al momento l’Enac non ha sciolto le sue riserve. Il punto è proprio questo. Perche? Cosa manca in realtà per bloccare la procedura di revoca? Il Regolamento recante l’individuazione degli aeroporti di interesse nazionale, a norma dell’articolo 698 del codice della navigazione, stabilisce che le condizioni da rispettare per mantenere la qualifica di aeroporto o sistema aeroportuale di interesse nazionale sono: un ruolo ben definito dell’aeroporto all’interno del bacino, con una specializzazione dello scalo e una riconoscibile vocazione dello stesso, funzionale al sistema da incentivare; il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario, anche tendenziale, in un arco di tempo ragionevole e adeguati indici di solvibilità patrimoniale. Qualora le condizioni non sussistano, viene concesso ai gestori di presentare un piano industriale, corredato da un piano economico-finanziario, finalizzato alla realizzazione delle condizioni nel successivo triennio. il definitivo riconoscimento dell’aeroporto come di interesse nazionale si avrà solo a seguito della verifica positiva, da parte del Ministero e dell’ENAC, della sussistenza delle condizioni o della fondatezza dei piani. In mancanza di queste condizioni è prevista la revoca della qualifica. Purtroppo il Tito Minniti è già nella fase di avvio di questa procedura, a meno che non si forniscano all’Enac, in tempi brevi , ulteriori e concrete rassicurazioni. La condizione più importante, che al momento manca, è il versamento da parte degli enti soci della Sogas delle quote societarie annuali. Gli enti in questione sono il Comune di Reggio Calabria, la Regione Calabria e la Camera di Commercio di Reggio Calabria. Andiamo con ordine. Per quanto riguarda Palazzo San Giorgio, proprio in uno degli ultimi consigli comunali è stato approvato il ripiano dei debiti Sogas per un importo totale di circa 200.000 euro relativi alle annualità 2013 e 1014. Questo fa obiettivamente pensare che il comune reggino sia prossimo al versamento delle quote arretrate in breve tempo, almeno si spera. Stesso discorso vale per la Regione Calabria che, a novembre, ha inserito in assestamento di bilancio le quote relative alla Sogas per l’anno 2014 di cui era in arretrato. La cifra è consistente, possedendo la Regione una quota societaria di poco superiore al 14 %. Anche questi soldi dovrebbero al più presto essere versati alla Sogas per scongiurare la revoca della concessione. Il consiglio direttivo della Sogas sta lavorando per sollecitare il pagamento in tempi brevi. Infine la Camera di Commercio reggina dovrebbe versare poche centinaia di euro in virtù di una percentuale di quote possedute che rimane sotto l’1%.






